domenica 10 maggio 2009

I murales di Orgosolo

Orgosolo è un paese situato nel cuore della Sardegna, e come molte altre località di questa regione è una cittadina bruttina situata in un ambiente meraviglioso. Si tratta infatti di uno sperduto centro abitato, composto da edifici di dubbio gusto, abbarbicato sulle pendici di una ripida montagna; Orgosolo è collocato nel tipico paesaggio selvaggio del Supramonte, fatto di massicci calcarei che si elevano al di sopra di una rigogliosa vegetazione.
Orgosolo è universalmente nota per i murales che tappezzano tutto il suo centro storico. Ce ne sono oltre 150, e la loro realizzazione venne inizialmente promossa nel 1975 dal professore senese Francesco del Casino per celebrare il trentesimo anniversario della Resistenza e della Liberazione. Questo genere di espressione artistica prese piede e da allora non si è mai fermata la produzione dei murales.
Quasi tutti i murales hanno temi impegnati e sono un mezzo per denunciare ingiustizie sociali, criticare la guerra, affermare i diritti degli agricoltori e dei ceti più deboli e sottolineare alcuni episodi della cronaca locale.
Come questi disegni di grande intensità espressiva ed emotiva ricoprono i muri dei brutti edifici di Orgosolo, così l'arte che essi rappresentano è stata in grado di oscurare la pessima fama che questa zona si è creata in tutto il novecento. Dal 1901 al 1950 è stato registrato in media un omicidio ogni due mesi a causa di sanguinose faide, mentre per circa un trentennio nel dopoguerra questi luoghi sono stati il rifugio per banditi dediti ai rapimenti di persone facoltose. Senza dubbio questa cittadina rappresenta un esempio di come sia possibile reagire alla violenza divenendo un'icona di valori come pace e giustizia, e di come si possa trasformare un luogo evitato da tutti in affollata meta turistica.
Ma l'aspetto in assoluto più caratteristico ed inaspettato di Orgosolo sono i suoi abitanti. Non è semplice descrivere le sensazioni che il contatto con queste persone genera, ma l'impressione immediata che se ne ricava è di trovarsi in un luogo al di fuori del tempo e dello spazio. Lungo lo stretto Corso Repubblica, la strada principale dov'è concentrato il maggior numero di murales, si assiste ad un'ininterrotta processione di motorini lanciati in folli impennate ad altissima velocità, macchine ammaccate con il finestrino abbassato dal quale sporge il braccio peloso del conducente, e di mezzi vari provvisti di marmitte sferraglianti ed assordanti. Ma la cosa incredibile è che gli stessi veicoli passano e ripassano per dozzine di volte.
Ai bordi delle strade, fuori dai bar, giovani ed anziani discorrono senza sosta in una lingua incomprensibile, urlando frasi dal contenuto misterioso ai passanti e lasciandosi sfiorare da queste giostre mortali senza battere ciglio.
Più di una volta il visitatore è portato a chiedersi: " Ma com'è possibile?". Poi però ci si ricorda che si è in Sardegna e rispondere a questa domanda diventa immediatamente superfluo.

Di seguito una breve galleria dei murales che mi hanno colpito di più non tanto per l'impatto visivo quanto piuttosto per il messaggio che trasmettono.


"Quando i primi missionari arrivarono in Africa, noi avevamo la terra e loro la Bibbia. Allora chiudemmo gli occhi e pregammo. Quando li riaprimmo noi avevamo in mano la Bibbia e loro avevano la Terra". Desmond Tutu

"Non per un palmo di lontana frontiera abbiamo gettato al vento la nostra giovinezza ma per un più alto ideale di libertà e giustizia". E.Lussu 24.05.1922


"Concimi non proiettili".


"Non c'è molto da capire in tutto questo. Mi sembra di essere più vecchia degli uomini politici, di avere più buon senso di loro. Non si può rimproverare di vivere ad una bambina di 12 anni. Sono stufa delle bombe, delle cannonate, dei morti, della fame, della paura. La mia vita è questa". Zlata Filipovic, Sarajevo 1993.


"Siamo tutti clandestini".

M.L.