mercoledì 16 novembre 2011

Modigliani e l'Art Nègre

Mi sono sempre chiesto come mai le opere di Amedeo Modigliani suscitassero in me un fascino così potente. L’esibizione “il Mistico Profano” dedicata a Modigliani tenuta nel 2010 al Museo d’Arte Moderna di Gallarate ha chiarito definitivamente questo mio quesito.
Tutto ebbe inizio nel 1897 a Bruxelles quando, all’interno dell’Esposizione Internazionale, fu dedicato ampio spazio ad alcuni reperti del museo coloniale di Tervuren appartenente a Leopoldo II. Tali reperti erano stati, per così dire, prelevati dal tirannico monarca nel corso del suo esperimento di possesso privato ed esclusivo di uno stato, il Congo belga.
La sezione africana dell’esposizione internazionale ebbe immediatamente una fortissima eco nel panorama artistico mondiale. A venirne colpito fu soprattutto il centro dei principali movimenti artistici dell’epoca, Parigi. Il primo artista documentato a manifestare il suo interesse verso l’art nègre fu Maurice de Vlaminck, nel 1905. Da questo momento in poi questa tendenza si diffuse tra tutti i principali artisti presenti all’epoca a Parigi, da Picasso a Matisse. Il Primitivismo, e cioè l’adozione di alcuni dei canoni che contraddistinguono l’are africana ed in particolare maschere e sculture lignee,  pose così le basi per due movimenti che nacquero proprio in quel periodo, il Cubismo ed il Fauvismo.
In quegli anni Modigliani stava vivendo la sua parentesi da scultore e stava lavorando a stretto contatto con lo scultore rumeno Constantin Brânçusi, il quale aveva sposato con entusiasmo i principi del Primitivismo.
L’ art nègre insegnò ai principali esponenti della storia dell’arte occidentale una straordinaria capacità di sintesi formale, la semplificazione delle figure, ed un’espressività immediata
Questa influenza è molto evidente nei lavori di Modigliani scultore, ed è innegabile che questa fase influenzò in maniera determinante il  processo di maturazione che lo portò, dal 1915 in poi, ad acquisire quel proprio e inimitabile stile che tutti sappiamo riconoscere nei suoi meravigliosi ritratti.
La riduzione dei tratti e delle caratteristiche dell’immagine conduce Modigliani a eliminare tutto ciò che di superfluo esiste in un volto selezionandone gli aspetti essenziali. L’uso numericamente moderato di colori ma la loro applicazione al massimo dell’intensità possibile conferisce un aspetto quasi “digitale” alle sue figure, esaltandone nitidezza e chiarezza espressiva. 
La mia attrazione nei confronti dei dipinti di Modigliani è se possibile ancora lievitata da quando ho scoperto che, seppur attraverso un percorso tortuoso, essi trovano ispirazione nelle culture che abitano le foreste dell’Africa Centrale.
M.L.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Non ho capito nulla

Anonimo ha detto...

Molto utile, grazie. Userò il contenuto per la mia tesina!