lunedì 18 settembre 2017

Le statue e la corrente

Una volta all’anno, alla fine del monsone, gli indù del Bengala commemorano la vittoria della dea  Durga sul demone del Male. Dopo il trionfo la dea divenne per tutto il mondo Kalì la nera, la divinità trionfatrice sul male. Al termine delle grandi piogge gli otto milioni di indù di Calcutta, capitale del Bengala indiano, commemorano questi eventi mitici con “una festa di quattro giorni e quattro notti il cui splendore e fervore sono probabilmente senza eguali nel resto della terra”. È la ricorrenza del Durga Puja.
I preparativi della festa durano un anno intero e coinvolgono centinaia di artigiani e artisti impegnati nella costruzione e decorazione di incredibili statue raffiguranti la dea Durga. Non esiste limite alla precisione della manifattura, alla bellezza degli ornamenti, al lusso degli abiti con cui vengono vestite le statue.
Il primo giorno della festa le statue vengono disposte sotto tendoni chiamati pandala che ogni quartiere, famiglia o associazione ha provveduto ad erigere ed abbellire affinché siano degni di ospitare una dea.
È curioso come alle divinità venga tributato un onore così grande proprio in un luogo del pianeta, poverissimo, che più di ogni altro sembra dimenticato dagli dei stessi.
Durante i festeggiamenti i pandala e le statue vengono visitate dai fedeli che portano doni e gioielli dimostrando la propria devozione e recitando le loro preghiere.
Al termine del quarto giorno le statue vengono issate su carri illuminati, decorati con stoffe e fiori e portate in processione verso il grande fiume, il Gange.
Folle oceaniche si accalcano allora lungo le rive del fiume sacro per vedere le statue calate nelle sue acque e salutarle mentre vengono trasportate via, dalla corrente.
Sono venuto a conoscenza di questa festa grazie al magnifico libro “La città della gioia” che mi venne regalato prima di un viaggio lungo un anno. Un anno, come il tempo necessario a realizzare le statue. Il capitolo che descrive nei dettagli questo avvenimento è il mio preferito, anche se non è centrale nello svolgersi delle vicende del libro. Trovo poeticamente sublime l’idea di abbandonare alla corrente di un fiume un oggetto così faticosamente realizzato.
Ad una riflessione successiva invece ho scorto in questa tradizione un’incredibile similitudine con la vita, o almeno con la mia.
Viviamo in un’epoca in cui ogni azione deve essere finalizzata all’ottenimento di un risultato apprezzabile e misurabile. Secondo la mentalità corrente, il Durga Puja è una pratica totalmente priva di logica. In effetti lo sono anche assecondare un’inclinazione artistica, dimostrarsi generosi ed accoglienti verso gli estranei, curare la spiritualità e la pratica religiosa, educare un bambino che non è il proprio, dedicare tempo ed energie al volontariato, coltivare un amore che non ha futuro.
Credo che sia la passione che mettiamo nei gesti gratuiti che definisce chi siamo, come vogliamo vivere e quali motivazioni ci animano. L’atto di abbandonare la nostra personalissima statua alla corrente conferisce un valore ancora maggiore al tempo che abbiamo speso per costruirla, decorarla, vestirla.
Forse qualcuno raccoglierà, a valle, il frutto del nostro amore e del nostro impegno. Forse no. Non è importante.
Ora è giunto il momento di abbandonare questo testo alla corrente del fiume.
ML

domenica 3 settembre 2017

Lui è Prince


Lui è Prince, ha 3 anni e una sorella gemella che si chiama Princess.
Ogni mattina si svegliano e assieme vanno all'asilo. Giocano, corrono, ridono. Si divertono anche a disegnare: non hanno fogli e pennarelli ma usano la sabbia e le dita. Il cane con tre zampe di Prince era comunque meglio della mia casetta con il sole.
A metà mattina fanno merenda con una specie di polenta liquida zuccherata. Una volta Prince vide sua sorella piangere e le diede metà della sua misera tazza di polenta.
Princess adorava ballare. Si buttava sempre in mezzo alla pista e, anche quando la musica si fermava, continuava a scatenarsi come John Travolta in Pulp Fiction.
Prince adorava correre. Non gli piaceva giocare con gli altri bambini, lui si allontanava dalle persone e correva via. Correva e rideva. Non sapeva dove andava e tanto meno gli importava. L'importante era correre... e sorrideva perché io correvo dietro di lui, con lui. Ci siamo divertiti molto insieme.

Pensavo di andare in Africa per dare una mano e invece l'Africa ha dato una mano a me.

Asante, Prince

ROBERTO N.

sabato 19 agosto 2017

Il giorno prima della festa

La giornata era iniziata bene. Il sole era luminoso, l’alba nitida, l’aria tersa. Il cielo però non faceva sul serio. Era solo un clima di incoraggiamento perché iniziassimo col piede giusto. Il tempo della colazione e tutto era diventato nuvole, freddo e umido.
Il clima degli altipiani della Tanzania è questo. Non c’è accanimento contro l’uomo; semplicemente la natura ha deciso che sia così.
La strada per la scuola è affollata di bambini che stringono mazzi di rami di mimosa. Altrove

giovedì 17 agosto 2017

Un vecchio paio di scarponi

Quando Mauro mi chiese dove poter gettare il suo vecchio paio di scarponi non esitai nemmeno un istante a rispondere: “Per Gaudenzio - il guardiano che sorvegliava la casa dei volontari durante la notte – saranno un regalo magnifico!”.
Mauro e la sua famiglia erano venuti in Tanzania a trovarmi per una vacanza. Era il mio datore di lavoro prima che decidessi di partire ma soprattutto era mia amico. Ed è mio amico ancora oggi, dopo tanti anni. Nel corso dei giorni trascorsi insieme, in questo sperduto villaggio sugli altipiani, i

mercoledì 16 agosto 2017

Asante

L’estate si preannunciava emotivamente molto intensa per una serie di avvenimenti che si sarebbero verificati prima e dopo questo viaggio. Avvenimenti importanti, fondamentali.
Vi confesso che nel preventivo delle emozioni che avevo immaginato voi non c’eravate. Invece sono rimasto completamente spiazzato nell’accorgermi che, mentre voi eravate concentrati a scoprire l’Africa, io ero impegnato a scoprire voi. E’ stata un’attività inattesa ma entusiasmante. Un’ulteriore fonte di emozioni che, aggiunta alle precedenti ed alle future, ha largamente superato la mia capacità di sopportazione. Di questo voglio però ringraziarvi.
Vi voglio anche ringraziare per la disponibilità ad affrontare con entusiasmo le fatiche che non sono

Ognuno ha la sua Africa

Quando siamo partiti, ormai 15 giorni fa, non sapevamo che cosa aspettarci da questa avventura. Ora, ormai sulla strada del ritorno, sappiamo che, se non vedi, non tocchi da vicino e non senti i profumi e gli odori dell’Africa, l’Africa non la puoi nemmeno immaginare. Ripercorrendo la strada all’indietro provo a ricordare tutte le immagini che dal primo giorno hanno affollato la mia mente per poi rimanere nel mio cuore: la città di Dar già viva alle 5 del mattino, più tardi le persone che aspettano sul ciglio delle strade per vendere qualsiasi cosa, i Masai in quasi tutti gli agglomerati incontrati lungo il nostro viaggio che pascolano i loro animali. Qua si vive soprattutto fuori, per la strada: i bambini ad ore improbabili tornano a casa soli, come a Boma, con tronchi e rami sulla testa

lunedì 14 agosto 2017

A Dar

Comunichiamo che dopo un viaggio interminabile e faticosissimo siamo finalmente tornati a Dar es Salaam. Domani ci rilasseremo al mare e in serata ci trasferiremo in aeroporto per il volo di ritorno. Domani pubblicheremo inoltre gli ultimi post!

"Un giorno tutto questo sarà tuo"

“Are you scared?” “ Yes.”

Così rispose, con un velo di timidezza sul volto, il ranger kalashnikov che ieri sera vegliava sul nostro fuoco, dopo che leoni, ippopotami e iene avevano unito le loro voci in un coro africano questa volta per noi nuovo. Gli chiedemmo allora se fosse un buon tiratore e lui, sorridendo, ci disse che lo sarebbe stato solo se la nostra vita fosse stata realmente in pericolo, o non avrebbe mai sparato.
Mi è sembrato un semplice dialogo sul momento, ma le sue parole continuano a ripetersi nella mia mente per qualche motivo…
Ore 5.45, questa mattina ci alziamo prima noi del sole, ma le mie gambe sono leggere e invece di sentire un languorino nella pancia, questa volta ad avere fame è ciò che ieri pomeriggio ha avuto il

domenica 13 agosto 2017

Non più protagonisti ma spettatori

(post del 12/08/17)

Goooooooood morning Tanzania! Oggi è il 12 Agosto ed è un nuovo giorno qui in Africa! Verso le 6 del mattino, appena uscito dall’ alloggio, ho notato subito che il tempo non era dalla nostra parte: nuvoloni, brina e una lieve pioggerellina. Come si suol dire “il buon giorno si vede dal mattino”, ma qua non sai mai cosa il futuro ti possa riservare. Purtroppo è giunto il momento di salutare la nostra piccola città, la nostra seconda casa. Bomalag’ombe ci ha lasciato tante emozioni, esperienze, insegnamenti forse troppi…, è come se la nostra anima fosse divisa in due parti: una disposta ad andarsene, l’altra a rimanere. Da oggi fino alla fine della nostra avventura avremo l occasione di studiare e osservare la seconda faccia dell’ africa. Dopo un viaggio di circa due orette, costituite da continui scossoni a causa della strada sterrata, siamo arrivati a Iringa. Il tempo cominciò a cambiare, qualche spiraglio di sole provava a spuntare attraverso gli ammassi di nuvole. Fino all’ora di pranzo ci siamo dedicati ai mercatini tradizionali masai: un piccolo stradello costituito da una decina di

venerdì 11 agosto 2017

L'ingegnere perde la logica

La sveglia suona presto accompagnata dallo scroscio di una pioggia del tutto tipica della stagione umida, peccato che siamo nella stagione secca. Dobbiamo andare a visitare la diga e la centrale idroelettrica a piedi, un po’ di strada finalmente. Il tempo ovviamente non è dei migliori ma con un buon the caldo e qualche fetta di pane per pranzo partiamo. Questa terra ti sorprende, è verde, piena di campi coltivati, di fiori e piante bellissimi, di ragni giganti e rane mignon, camminiamo in mezzo al granoturco alto più o meno un Lollo e mezzo, attraversiamo acquitrini e arriviamo prima alla diga e poi alla centrale. Due bocconi, qualche spiegazione, un po’ di domande ed è già tempo di

La strada si apre, passo dopo passo

Servizio: fatto

Comunità: fatto

Fede: fatto

Quindi tutto a posto ?.... ah no, manca la Strada e poi siamo a posto… Ecco quindi che oggi il Capo Akela (alias Michele) ha organizzato per il suo Branco l’escursione alla diga di Boma. Si tratta di una classica escursione di un giorno; i villici del luogo scommettono che il lupo “bianco” non riuscirà mai a fare una simile impresa, ma Akela sa il fatto suo, conosce bene tutte le piste e sa come guidare il suo branco.  Tutto comunque sembra remare contro; la giornata si apre alle 7.30 sotto una pioggia battente e ormai tutti i villici locali danno per spacciato il branco di lupi bianchi; qualche cucciolo sta già pensando come poter affrontare una giornata lunga e piovosa nella tana che lo accoglie già da

giovedì 10 agosto 2017

La grande inaugurazione

Da dove iniziare? E’ da giorni che penso a cosa scrivere ma ancora oggi non so davvero da dove incominciare.  Sento che questo viaggio mi ha cambiata. A parole non so davvero cosa dire…. troppe emozioni, troppi pensieri, ma soprattutto tanta vitalità. Vitalità che per noi europei non è così scontata avere, soprattutto se ci trovassimo nelle circostanze in cui vivono queste persone
E’ un’esperienza che se non la si vive non si può comprendere a pieno. Quindi mi sento davvero

L'Africa nel cuore

(Post di ieri 09/08/17)

Suona la sveglia!! Sono le 7.30 del mattino; ora delle consuete lodi e ciò mi spinge a rimanere fagocitato nel mio caldo sacco a pelo. A malincuore scendo dal letto, mi vesto, pronto per una nuova giornata d’avventura qua a Bomalang’ombe, si preannuncia una giornata molto piena. Dopo una lauta colazione un gruppo di noi parte, per l’ultima volta, in direzione della scuola Mwanzala per gli ultimi ritocchi prima dell’inaugurazione di domani. Il resto del Clan Gabbiano Jonathan è diretto verso l’asilo, dove aiuteranno le maestre ad intrattenere i più di 80 bambini moccolosi del villaggio. Arrivati alla scuola i bambini sono già tutti ammassati e pronti per accoglierci, agitando le loro manine e con un sorriso che ti scalda il cuore, per giunta in questa

mercoledì 9 agosto 2017

Una casa buia

Finita!!! Oggi abbiamo ufficialmente finito di dipingere la scuola. Oggi pero sono andato a fare attività all’asilo con quei bambini malaticci e un poco schizofrenici. Dopo qualche momento di standby abbiamo iniziato a sgolarci con qualche ban e con alcune filastrocche loro. Poi con la danza del serpente siamo arrivati sino al campetto da calcio dove abbiamo giocato a calcio. Ho fatto amicizia con Junior un piccolo bimbo con il quale ho giocato ad acchiapparello tutto il tempo e Maicol un altro bimbo il quale geloso stava quasi per iniziare una street- fighter. Dopo pranzo io e

martedì 8 agosto 2017

All'asilo

Ciao a tutti! Questa mattina, 08/08/2017, alle 7.30 è iniziata un’altra giornata a Bomalang’ombe con il nostro breve momento di preghiera e una bella colazione. Ieri sera ci hanno annunciato che oggi alcuni di noi sarebbero andati alla scuola materna a fare un po’ di animazione ed io ho subito alzato la mano: adoro i bambini e non aspettavo altro! Così alle 8.30 io, Gaia, Giorgio, Nappo, Chiara e Jack abbiamo preparato qualche gioco, canzone, cartelloni e colori da portare ai bambini; ci ha subito accolti Mariana, la maestra, con il solito KARIBU, ovvero ‘benvenuti’ nella loro lingua. Ad un certo punto Mariana mi ha portata da una parte, si è tirata su la maglietta e mi ha mostrato il seno: ne aveva solo uno; si è operata poco tempo fa e mi ha detto, o meglio mi ha fatto capire scrivendo sulla sabbia, che dal 14 al 16 andrà fare un controllo all’ospedale a Dar Es Salam. Mi ha colpito la sua vitalità e la sua tranquillità nel mostrarmi la sua malattia, ma nonostante questa e la sua vita passata

Soddisfatto e fiero

Salve a tutti, qua a Boma sono le 17:06 del pomeriggio, e a parlare è uno dei due gemelli, chi vi chiederete voi, vi basti sapere che è quello più bello ed intelligente dei due , perciò fate due più due e capirete di sicuro chi sono! Dunque inizio subito a descrivervi la giornata di oggi.
Quest’oggi sveglia alle ore 7:30 per il clan gabbiano Jonathan, seguita dalle lodi, e un’abbondante colazione a base delle nostre solite marmellate ai frutti tropicali, pane tostato e tè. Dopodiché ci siamo diretti, rigorosamente in jeep, guidata dal mitico e troppo spericolato autista Serafino verso la scuola, dove stiamo per ultimare i lavori. Ultime rollate di bianco per ambedue gli edifici, e quasi terminate le ultime pennellate di blu nelle parti inferiori alle pareti. Devo ammettere che guardando

lunedì 7 agosto 2017

Un detergente al Cherosene

Buongiorno a tutti! Qua sono le 6:15 e siamo in Tanzania. Finalmente stamattina ci siamo svegliati con il bel tempo, dopo i precedenti giorni di pioggia e nebbia, e questo mi ha dato ancora più carica per iniziare una nuova giornata piena di tante altre emozioni! Oggi come al solito ci siamo recati in chiesa (sembravamo degli zombie!!!) per fare le lodi mattutine. Verso le 7 siamo andati a fare

Più viva di prima

Ciao a tutti, ma soprattutto CIAO MAMMA: sto bene, sono viva, forse più viva di prima. Eh già, siamo solo al sesto giorno qua in Tanzania e dentro di me sento che qualcosa è cambiato. Non so bene cosa e non so nemmeno come spiegarlo. E questo è un GROSSO problema, perché spero poi di riuscire a condividere con voi ciò che sto provando in questi giorni.
Stamattina ci siamo svegliati presto come i giorni scorsi per partecipare alle loro lodi, per poi fare una lauta colazione nella solita “dining room” in prospettiva di una lunga mattinata di lavoro alla loro scuola. Sono proprio esausta, non mi sono fermata un secondo, non ho voluto dare mai il cambio a nessuno. In questo momento penso di essermi comportata da egoista. Beh, la maggior

domenica 6 agosto 2017

Le perdiamo tutte!

Bomalang’ombe, 6 Agosto 2017.
Giornata che si preannuncia più leggera delle altre, non abbiamo molto da fare. Il programma è semplice: sveglia, messa, pranzo e organizzazione della pizzata serale.
È domenica, quindi si va a messa: tre orette comode comode in mezzo a “bambini smoccolosi” [cit.] che tossiscono ogni tre secondi. Siamo stretti come sardine, seduti su panchine gremite di persone e capiamo un quarto di quello che dice il prete locale. Si inizia con una processione un po’ strana: due file capitanate dai ragazzi che devono fare le prima comunione, seguiti poi da due personaggi identificati come “carismatici” (Don Roberto docet) vestiti col tricolore italiano (casualità…?), il coro ufficiale e venti bianchi sgumbiati e un po’ imbarazzati in simil-divisa scout. Ci sediamo e inizia la

La chitarrina scordata

È pomeriggio. Sono seduto sul muretto del porticato della struttura del Cefa, dove mangiamo e dormiamo. C’è vento, ma finalmente oggi splende il sole. Da qui posso vedere gran parte delle case rosse del villaggio. Sento la musica che proviene dalla strada principale. È domenica: non si lavora, è festa! Anche i lavori alla scuola per oggi sono fermi. Stamattina abbiamo partecipato alla Messa, non la semplice celebrazione alla quale siamo abituati, ma una festa in cui i veri padroni sono i canti di lode a quattro voci, con tanto di balli e battiti di mani. Ascoltandoli noi non possiamo che aprire la bocca sbalorditi e provare a fare la nostra parte

sabato 5 agosto 2017

Una grande partita!

Ciao a tutti, sono Hakim (per chi non mi conosce sono quello di colore in mezzo ai Wazungu, i bianchi nella lingua locale). Io sono originario del Burkina Faso, sono arrivato in Italia all’età di sei anni e non sono più tornato al mio paese per quattordici anni. Già dal primo giorno, dopo l’atterraggio, sentivo qualcosa di strano crescere in me, qualcosa di famigliare: l’aria che respiravo, l’atmosfera, le persone, gli odori….
Il giorno dopo iniziai a capire che quella cosa “strana” che sentivo era il mio “sentirmi a casa”, come se facessi parte di questa realtà, anche se è molto diversa da quella in cui vivo attualmente; non è

venerdì 4 agosto 2017

L'Essenziale

Finalmente siamo arrivati a Bomalang’ombe! Il viaggio è stato lungo ma grazie alle ore di sonno e alle risate fatte durante il tragitto, il tempo è passato velocemente! L’accoglienza non poteva essere migliore! Ci hanno proprio fatto sentire a casa. Sulle 22.30,dopo la preghiera, ci siamo andati a riposare. Durante la notte, nonostante la stanchezza, non ho praticamente chiuso occhio a causa del forte rumore della pioggia che cadeva a dirotto e delle mille aspettative del domani. La mattina seguente ci siamo svegliati alle 7.30. Ero a dir poco distrutta ma curiosa e pronta per affrontare una nuova giornata ricca di altrettante emozioni. Dopo colazione ci siamo preparati e siamo andati al C

giovedì 3 agosto 2017

Finalmente a Boma

La nostra giornata è cominciata stamattina alle 7:30 con la colazione nell’ostello di Iringa . Dopo la colazione siamo partiti alla volta del mercato locale dove abbiamo potuto osservare le varie usanze del posto e i vari cibi .
Dopo il mercato , ci siamo diretti verso la parte bassa di Iringa dove abbiamo incontrato gli scout della città , e abbiamo anche avuto l’opportunità di giocare a pallone con loro ,facendo una vera e propria partita di calcio (ovviamente persa!). Conoscendo anche dei bambini più piccoli e i loro genitori . Da  subito ho notato che ci hanno accolti come se fossimo degli abitanti della stessa città,

mercoledì 2 agosto 2017

Rotolando verso sud

Siamo atterrati alle 2:14 all’aeroporto di Dar Es Salaam ma per questioni logistiche e burocratiche siamo riusciti a mettere piede nell’ostello solamente alle 5:30. Alle 8 saremmo dovuti partire e quindi mettere la sveglia alle 7.30.
Alle 6 decido di farmi una doccia, è ancora buio. Giusto il tempo di uscire dalla doccia e mi accorgo che è già mattina. Mi sono perso l’alba…
Gli altri si sono accontentati della sola ora di sonno, dormono. Io invece ho deciso di fare il dritto e sono rimasto fuori nella terrazza a guardare l’Africa: molte persone già lavorano per strada e molti bambini stanno andando a scuola. Due ragazze stanno correndo, hanno i capelli cortissimi e sono in divisa. Camicia bianca, cravatta nera, gonna nera. Passano altre tre ragazze, di cui due con il velo.
Dar Es Salaam mi piace, sembra essere una città che vive: tanti corvi neri, vecchie macchine, lamiere, case colorate, piccoli animali per strada. Sembra di essere a Cuba.

I nostri contatti

Ecco i numeri di telefono locali ai quali potete contattarci:

+255782343412 (Michele)
+255 752 927714 (Carmelo)
+255 753 128682 (Federica)
+255 682 149260 (Don Roberto)

martedì 1 agosto 2017

Pronti... Partenza... Via!

Contrariamente ad ogni aspettativa abbiamo felicemente sbrigato le pratiche al check in e ora stiamo riacquistando il contatto con la realtà grazie a dosi massicce di caffè…
Con queste parole si apre la nostra avventura in Tanzania. Siamo un ”piccolo” gruppo di 25 persone. Siamo belli, simpatici e motivati e utilizzeremo questo blog per tenere informato chi è rimasto a casa delle nostre vicissitudini.
Ogni giorno uno di noi scriverà un breve post e pubblicheremo una o più foto simbolo della giornata.

Buona Strada a tutti!


I VIP li mettono in Business Class

venerdì 5 maggio 2017

Maschere Africane

La tradizione di produrre e indossare maschere era un tempo molto radicata presso numerosi gruppi etnici dell'Africa occidentale e centrale (i popoli più propriamente Bantu).
Nell'immaginario occidentale le maschere sono sculture di legno. In realtà più spesso erano completate da fibre vegetali, conchiglie, tessuti. Nella maggioranza dei casi facevano parte di costumi completi che venivano indossati dagli stregoni o dai capi spirituali delle varie tribù nel corso delle cerimonie.
Le maschere rappresentavano gli spiriti o forze della natura e chi le indossava diveniva mediatore tra il mondo degli uomini e quello degli dei e degli spiriti.
Le cerimonie e gli spettacoli in cui venivano utilizzate avevano uno scopo educativo, di intrattenimento, di controllo sociale ed economico, punitivo e di esercizio del potere.
Esse rappresentavano oggetti sacri che venivano custoditi all'interno di luoghi protetti e la loro visione al di fuori della cerimonia era proibita ai non iniziati.
Purtroppo questa tradizione nel corso dei decenni è stata inquinata dal loro utilizzo a fini commerciali e turistici. Gli artigiani hanno cominciato a intagliare modelli di maschere che non hanno alcuna attinenza con i modelli originali con l'obbiettivo di incontrare il gusto dei turisti.
Di seguito riporto una carrellata degli stili più riconoscibili e riconducibili ad un preciso gruppo etnico. Quasi sempre il gruppo etnico non è limitato all'interno dei confini geografici di una nazione, essendo presente in due o più nazioni limitrofe.

Bambara (Mali)


Chokwe (Angola, R.D. del Congo, Zambia)


Dan (Liberia, Costa d'Avorio)


Fang (Camerun)


Igbo (Nigeria)


Luba o Baluba (R.D. del Congo)


Makonde (Mozambico, Tanzania)


Mende (Sierra Leone)


Mossi (Burkina Faso)


Punu o Bapunu (Gabon)


Senufo (Mali, Costa d'Avorio, Burkina Faso)


Songye (R.D. del Congo)


Yaoure (Costa d'Avorio)


Dogon (Mali)

Distribuzione continentale della tradizione di produrre maschere








domenica 29 gennaio 2017

Cittadini del Mondo

Così come per gli antichi, che mossi dalla curiosità hanno viaggiato spingendo la conoscenza oltre i confini della propria terra, così noi, spinti a lasciare ogni comodità e in una buona sfida con noi stessi, ci metti amo in movimento verso il nuovo, in un’avventura in cui la Conoscenza è la rotta da seguire. E la conoscenza inevitabilmente, svolgendo il suo ruolo, ha permesso:
_ Incontri con persone che vivono sotto altre latitudini, genti di un altro colore, di un altro odore, impolverati, sdentati, a piedi scalzi con vestiti abbinati ai più diversi colori, in cui scoprire la dimensione vera dell’altro, che non sarà più estraneo.
_ Condivisione con persone che vivono di quella povertà che è la sopravvivenza, in cui capire forse un po’ di più l’opulenza della nostra vita e lo spreco delle nostre tavole.
_ Relazioni umane fatta di gesti, essenziali, nella quale gli occhi ed il sorriso dicono più di tante parole, in cui dimenticare le simpatie, le antipatie, le gelosie e le invidie.
_ Di attraversare Luoghi mozzafiato, dall’oceano alla foresta pluviale, sulle lunghe polverose strade spesso sconnesse, di spazi infiniti, in cui il viaggio si colora di piogge e arcobaleni improvvisi.
_ Incontrare Bambini, tanti bambini, dove spesso i piccoli si occupano dei più piccoli, e scoprire che la scuola è un lusso.  
In questo lusso che loro non possono permettersi c’è il senso del viaggio: conoscere per contribuire a migliorare le situazioni. Nell’educazione si forma l’identità consapevole della persona. Chi conosce può migliorare sé, gli altri ed il proprio paese.  Se il viaggio non lascia indifferenti, insensibili, diventa Dono in uno scambio delle “ricchezze” di ciascuno.
Il viaggio metafora della vita costruisce il Senso del nostro andare.

Essere cittadini del mondo significa diventare uomini e donne responsabili, significa cercare di abitare la terra con giustizia ed equità in cui gli unici steccati usati sono quelli per non disperdere gli zebù!!!

TUGNA (Capo Scout Gruppo Forlì8)