sabato 23 aprile 2022

Turismo Responsabile in Tanzania

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La Tanzania è uno dei paesi più grandi dell’Africa sub-sahariana, situato appena sotto il corno d’Africa. Questo stato offre la possibilità di ammirare luoghi di straordinaria bellezza, dalle coste affacciate sull’Oceano Indiano all’entroterra ricco di una biodiversità unica, fino ad arrivare ai parchi più belli di tutto il continente.


In viaggio...
Lungo il corso del nostro viaggio conosceremo la costa dove è situata la calda Dar es Salaam. Proseguendo poi nella natura selvaggia fino al parco nazionale Ruaha, godremo la meravigliosa avventura di un safari nel parco più grande dell'Africa, per poi tornare infine sulla costa dove risplende la perla dell’Oceano Indiano: la “speziata” e storica isola dalle spiagge bianche di Zanzibar.

L’esperienza sociale
Nel villaggio di Bomalang’ombe avremo occasione di visitare per alcuni giorni le iniziative realizzate dall’associazione VolontariA o.n.l.u.s., come il progetto di sostegno scolastico e i progetti di sviluppo dell’o.n.g. Cefa. La nostra permanenza nella comunità locale ci permetterà di vivere esperienze di condivisione uniche, e la possibilità di collaborare direttamente alle iniziative visitando le scuole beneficiarie e incontrando gli studenti. Vivremo la Tanzania dalla prospettiva dei tanzaniani, imparando a conoscere la loro cultura ed il loro approccio spensierato alla vita.
 

Promozione del lavoro locale

VolontariA è una organizzazione di volontariato e promuove la visita ai propri progetti in collaborazione con le agenzie viaggio gestite integralmente da personale locale. La direzione tecnica del viaggio è quindi a carico del pertner locale.

 

Programma di viaggio

1° giorno: Italia – Dar Es Salaam
Partenza in mattinata dall’Italia. Arrivo nella notte all’aeroporto di Dar es Salaam. Una volta sbrigate le pratiche per il visto, trasferimento all’ostello CEFA per la notte. L’ostello è un luogo confortevole e frequentato da ospiti provenienti da tutto il mondo.

2° giorno: Dar es Salaam – Iringa 
Trasferimento in auto verso Iringa, una piacevole cittadina situata negli altipiani centrali della Tanzania. Lungo il viaggio si attraverserà il parco del Mikumi, con la possibilità di avvistare animali selvatici direttamente lungo la strada e di attraversare la famosa valle dei baobab. Arrivo in serata ad Iringa e sistemazione presso un confortevole ostello gestito dalla chiesa anglicana.

3° giorno: Iringa-Bomalang’ombe 
Partenza dopo pranzo per Bomalang’ombe. Dopo un piacevole viaggio di due ore su terreno sterrato sistemazione nella casa dei volontari. Nel pomeriggio visita alle attività del progetto. 



4° giorno: Bomalang’ombe
Primo giorno di visita dei progetti di VolontariA. Visiteremo la scuola diMwanzala, costruita grazie all’impegno dell’associazione e dei suoi sostenitori nel corso degli anni. Nel pomeriggio visita alla scuola secondaria di Ipeta, frequentata da molti ragazzi del progetto sostegno a distanza. Rientro a Bomalang’ombe, pernottamento nella casa dei volontari.

5° giorno: Bomalang’ombe
In mattinata visita al centro sociale di Boma, dove alcune artigiane realizzano prodotti di sartoria che VolontariA vende nel corso dei suoi mercatini. Trasferimento presso la scuola di Ilamba, dove conosceremo le suore che la gestiscono e i ragazzi del sostegno a distanza. Rientro a Bomalang’ombe e pernottamento.

6° giorno: Bomalang'ombe
Ultima giornata di visita ai progetti. Pomeriggio di relax e passeggiate tra le abitazioni tradizionali (capanne) e moderne (in mattoni con il tetto in lamiera) alla scoperta delle abitudini e degli stili di vita locali.

7°-8°-9° giorno: Ruaha National Park
Dopo aver fatto colazione e preparato i bagagli trasferimento presso il Ruaha National Park, uno dei parchi più belli di tutta l’Africa. Pranzo al sacco lungo il tragitto e dopo l’ingresso nel primo pomeriggio safari pomeridiano. Tutte le visite all’interno del parco sono rigorosamente guidate e ci sarà la possibilità di vedere tutta la fauna africana. E’ previsto almeno un pranzo in un lussuoso eco-lodge perfettamente inserito nell’ambiente della savana. Cene e pernottamenti in confortevoli bandas lungo il fiume, completamente calati nell’ecosistema africano.  Sabato rientro ad Iringa e pernottamento in hotel.
Colazione in hotel e trasferimento in auto verso Dar es Salaam. Pranzo presso un ristorante tipico nei pressi del Parco Mikumi e visita dello snake park. Nel pomeriggio arrivo a Dar es Salaam e sistemazione nell’ostello del CEFA. Cena in un ristorante tipico.


10° giorno: Iringa-dar es Salaam
Trasferimento con mezzo privato a dar es Salaam. Cena e pernottamento all'ostello CEFA.
 
11° giorno: Dar es Salaam - Zanzibar 
Trasferimento in traghetto sull’isola di Zanzibar. All’arrivo sarà presente un trasporto prenotato per il trasporto verso Nungwi, villaggio di pescatori situato sulla punta nord dell’isola. Nungwi è un tranquillo paesino nel nord dell’isola, le spiagge bianche, il mare cristallino e la barriera corallina ne fanno uno dei luoghi migliori per godersi il mare. Nel corso della giornata sarà possibile godersi una piacevole passeggiata sulla spiaggia e visitare un acquario naturale tra gli scogli utilizzato da un’associazione locale per riabilitare le tartarughe marine ferite dalle imbarcazioni. Pernottamento in bungalows sulla spiaggia.  


12° giorno: Nungwi 
Altra giornata di mare. E’ prevista in mattinata la visita, utilizzando i caratteristici “dhow”, le imbarcazioni zanzibarine, dell’Atollo di Mnemba, autentico gioiello marino in stile polinesiano. Pranzo sulla spiaggia con pesce grigliato e nel primo pomeriggio rientro in barca verso Nungwi. Pernottamento in bungalows sulla spiaggia.
 
13° giorno: Nungwi 
Altra giornata di mare. E’ prevista in mattinata la visita, utilizzando i caratteristici “dhow”, le imbarcazioni zanzibarine, dell’Atollo di Mnemba, autentico gioiello marino in stile polinesiano. Pranzo sulla spiaggia con pesce grigliato e nel primo pomeriggio rientro in barca verso Nungwi. Pernottamento in bungalows sulla spiaggia.

14° giorno: Nungwi e Dar es Salaam
Dopo una mattinata di relax sulla spiaggia trasferimento a Stone Town per il traghetto di ritorno verso Dar. Pernottamento presso l’ostello del CEFA.

15° giorno: Dar es salaam – aeroporto 
Giornata interamente dedicata all’acquisto dei souvenir e visita nel pomeriggio ai due principali centri dell’artigianato della capitale, e cioè il mercatino di Mwenge e la cooperativa di produzione dei Tingatinga, i caratteristici quadri tanzaniani. Trasferimento dopo cena in aeroporto e attesa del volo di ritorno.

16° giorno: Dar es Salaam - Italia 
Arrivo nel pomeriggio all’aeroporto di Malpensa.

Il programma di viaggio è indicativo ed è personalizzabile

Per info: 
responsible.tz@gmail.com 
associazionevolontaria@gmail.com
 
VolontariA è un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale che promuove e sostiene progetti in ambito educativo, agricolo, ambientale in Tanzania, in Kenya e in Madagascar, mediante una collaborazione diretta con organizzazioni e gruppi locali.

martedì 19 aprile 2022

Turismo Responsabile in Madagascar

Il Madagascar è la quarta isola più grande del mondo. Si trova al largo della costa orientale dell’Africa, da cui si è staccato circa 140 milioni di anni fa. Questo isolamento ha creato le condizioni perché la natura seguisse un percorso evolutivo completamente unico e diverso da ogni luogo sul pianeta. Questo viaggio è innanzitutto l’occasione per scoprire le meraviglie nascoste nelle foreste e nelle acque del Madagascar, ma anche un’esperienza di incontro e scambio culturale con una delle popolazioni più variopinte di tutto il mondo.

 

In viaggio

Lungo il viaggio incontreremo le popolazioni degli altipiani occidentali del Madagascar e ci faremo conquistare dalle loro danze, dai loro canti. Il viaggio proseguirà poi alla scoperta delle foreste primarie centro-orientali, della riserva Peyreiras e soprattutto della foresta pluviale di Andasibe. L’esplorazione proseguirà poi verso la costa alla conquista dell’Ile St.Marie, dove potremo avvistare le maestose balene megattere e assistere alle loro spettacolari esibizioni fuori dall’acqua.

L’esperienza sociale

I villaggi intorno alla città di Tsiroanomandidy sono il teatro del progetto “La Scuola di Paolo”, un progetto educativo promosso da VolontariA onlus e dai suoi partner. L’incontro con i gruppi e le popolazioni locali sono la gemma più preziosa di questo viaggio: la gioia e l’accoglienza di questa gente saprà conquistare tutti e non si potrà fare altro che rimanere per sempre legati a questa terra. 

Promozione del lavoro locale

VolontariA è una organizzazione di volontariato e promuove la visita ai propri progetti in collaborazione con le agenzie viaggio gestite integralmente da personale locale. La direzione tecnica del viaggio è quindi a carico del pertner locale.

Programma di viaggio “classico”

Giorno 1

Partenza dall’Italia. Visto in aeroporto e trasferimento in hotel.

Giorno 2

Trasferimento a Tsiroanomandidy (Tsiro per gli amici) con un veicolo privato. Per il pranzo sosta presso il geyser di Analavory. Arrivo dopo circa 3 ore di viaggio. Sistemazione presso l’alloggio messo a disposizione dalla diocesi e pomeriggio libero.


Giorno
3

Visita al progetto “La Scuola di Paolo” presso il villaggio rurale di Miandrarivo. Spiegazione della nascita e sviluppo di questo progetto e momenti di gioco e di festa insieme ai bambini della scuola. Pranzo presso la casa delle suore che gestiscono la struttura. Nel pomeriggio visita dell’acquedotto costruito nel villaggio e spiegazione della gestione comunitaria di questa risorsa. In serata rientro a Tsiroanomandidy.

Giorno 4

Trasferimento verso il villaggio di Maritampona. Visita al villaggio di Maritampona e del progetto ancora una volta incentrato sulla costruzione di una scuola (“Scuola Maria Gemma”) e sulla realizzazione di 40 pozzi tradizionali scavati a mano. Rientro a Tsiro, pranzo e pomeriggio libero.

Giorno 5

Giornata che verrà trascorsa a Tsiroanomandidy. Visita di alcune realtà solidali come la Scuola
Arcanciel per bambini diversamente abili
e il progetto “Vahatra”, progetto diocesano di sviluppo rurale. Incontro con l’animatore e di alcune associazioni locali nate grazie al progetto. Visita del laboratorio artigianale per la lavorazione del Vetiver e possibilità di acquistare oggetti artigianali in vetiver. Visita al mercato e della cittadina in generale. Pranzo in ristorantino tipico. Pomeriggio libero.

Giorno 6

Trasferimento Tsiroanomandidy-Andasibe (circa 6 ore di viaggio). Al mattino partenza con veicolo privato da Tsiro. Sosta al “MadagascarExotique”- Riserva Peyreras con la possibilità di vedere camaleonti, anfibi e farfalle autoctoni. Arrivo ad Andasibe nel tardo pomeriggio. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.

Giorno 7

Mattinata interamente dedicata alla visita e al trekking all’interno del parco nazionale di Andasibe-Mantadia. Nel pomeriggio visita della riserva privata di Vakona, dove sarà possibile stabilire un contatto ravvicinato con diverse specie di lemuri.

Giorno 8

In mattinata partenza per Tamatave ed arrivo nel pomeriggio. Sistemazione in confortevoli bungalows vicino al mare.

Giorno 9

Partenza di buon mattino in minibus per Soanierana Ivongo, quindi imbarco sul battello per Ambodifotatra, il capoluogo di Ile Saint Marie. Giunti sull’Ile St Marie, pranzo e trasferimento immediato in auto e poi in piroga verso il paradiso tropicale dell’Ile Aux Nattes. Sistemazione presso favolosi bungalows posti lungo la bianca spiaggia corallina. Pomeriggio libero a disposizione. Cena e pernottamento.

Giorno 10

Giornata a disposizione per godere delle bellezze di Ile Saint Marie e Ile Aux Nattes e rilassarsi sulle bianche spiagge coralline.

Giorno 11

Altra giornata dedicata al relax sulla spiaggia e all’esplorazione libera di questi fantastici luoghi.

Giorno 12

In mattinata trasferimento in piroga presso un altro hotel situato su Ile St. Marie, sistemazione dei bagagli e partenza per l’escursione in barca per avvistamento delle balene (megattere per la precisione) organizzata in collaborazione all’associazione ecologista Cetamada, che promuove lo studio e la salvaguardia di questi splendidi animali in tutto il Madagascar. Al rientro pranzo e pomeriggio di relax.

Giorno 13

Partenza di buon mattino in battello per Soanierana Ivongo e quindi in bus per Tamatave. Pomeriggio a disposizione. Cena e pernottamento.

Giorno 14

Rientro a Tanà utilizzando un mezzo privato. Arrivo dopo circa 7 ore di viaggio. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.

Giorno 15

Giornata dedicata alla visita della città e dei mercatini di artigianato tipico. Partenza nel pomeriggio in aereo per il rientro in Italia.

Giorno 16

Arrivo in Italia.

 

Il programma di viaggio è indicativo ed è personalizzabile

Per info: 

responsable.md@hotmail.com 

associazionevolontaria@gmail.com


giovedì 31 marzo 2022

Viaggio in Tanzania (13-24 maggio 2022)

 

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Venerdì 13 maggio

Partenza da Bologna alle 6.00. Arrivo a Dar es Salaam alle 22.00.

Trasferimento in hotel e pernottamento

Sabato 14 maggio

Trasferimento con mezzo privato verso Iringa, una piacevole cittadina situata negli altipiani centrali della Tanzania. Lungo il viaggio si attraverserà il parco di Mikumi, con la possibilità di avvistare animali selvatici direttamente lungo la strada e di attraversare la famosa valle dei baobab. Arrivo in serata ad Iringa e sistemazione presso un confortevole ostello.

Domenica 15 maggio

Trasferimento presso il villaggio di Bomalang’ombe. Trattandosi di giorno festivo, sarà possibile prendere parte alla tradizionale messa del villaggio, una occasione di condivisione di un momento della vita della comunità locale, allegro e colorato come in Europa non siamo abituati. Pomeriggio di riposo. Pernottamento presso la casa dei volontari.

Lunedì 16 maggio

Primo giorno di visita dei progetti di VolontariA. Visiteremo la scuola diMwanzala, costruita grazie all’impegno dell’associazione e dei suoi sostenitori nel corso degli anni. Nel pomeriggio visita alla scuola secondaria di Ipeta, frequentata da molti ragazzi del progetto sostegno a distanza.

Rientro a Bomalang’ombe, pernottamento nella casa dei volontari.

Martedì 17 maggio

In mattinata visita al centro sociale di Boma, dove alcune artigiane realizzano prodotti di sartoria che VolontariA vende nel corso dei suoi mercatini. Trasferimento presso la scuola di Ilamba, dove conosceremo le suore che la gestiscono e i ragazzi del sostegno a distanza. Rientro a Bomalang’ombe e pernottamento.

Mercoledì 18 maggio

Trasferimento ad Iringa e visita al pittoresco mercato cittadino. Dopo pranzo è prevista la visita al suggestivo sito archeologico di Isimila, a pochi chilometri di distanza da Iringa. Gli enormi pinnacoli di roccia rossa e i siti del ritrovamento dei manufatti preistorici sono le due attrazioni principali di questo luogo. Trasferimento in hotel.

Giovedì-Sabato 19-21 maggio

Dopo aver fatto colazione e preparato i bagagli trasferimento presso il Ruaha National Park, uno dei parchi più belli di tutta l’Africa. Pranzo al sacco lungo il tragitto e dopo l’ingresso nel primo pomeriggio safari pomeridiano. Tutte le visite all’interno del parco sono rigorosamente guidate e ci sarà la possibilità di vedere tutta la fauna africana. E’ previsto almeno un pranzo in un lussuoso eco-lodge perfettamente inserito nell’ambiente della savana. Cene e pernottamenti in confortevoli bandas lungo il fiume, completamente calati nell’ecosistema africano.  Sabato rientro ad Iringa e pernottamento in hotel.

Domenica 22 maggio

Trasferimento con mezzo privato Iringa – Dar es Salaam che occuperà l’intera giornata.

Lunedì 23 maggio

Dopo la colazione servita in ostello, avendo tutta la giornata a disposizione, sarà possibile ancora una volta recarsi a visitare la meravigliosa Isola corallina di Mbudya e rilassarsi sulle sue spiagge bianche mangiando il pesce appena pescato dai pescatori. Rientro nel pomeriggio e dopo cena trasferimento in aeroporto. Partenza con volo delle 23.00.

Martedi 24 maggio

Arrivo a Bologna alle 13.10


Organizzazione tecnica del viaggio ad opera di Africa Miles Safari

Per info: responsible.tz@gmail.com

lunedì 13 luglio 2020

Life is a Circle

Quando ero al liceo la professoressa di italiano ci mostrò un film che mi colpì molto, tanto da diventare poi uno dei miei film preferiti. Il film, prodotto e in gran parte girato in Macedonia, si intitola "Prima della Pioggia" e vinse il leone d'oro a Venezia nel 1994. Gli eventi che compongono il film sono suddivisi in tre capitoli che si svolgono tra Londra ed i Balcani. Il film ha toni drammatici e racconta vicende legate al conflitto etnico che ha incendiato la ex-Jugoslavia negli anni novanta. Ciò che colpisce lo spettatore attento è che all'interno di ogni episodio sono contenuti dettagli o avvenimenti che precedono e allo stesso tempo succedono gli altri episodi. In questo modo è impossibile costruire una successione lineare degli eventi. Il regista inserisce ad un certo punto del film un "aiuto" rivolto allo spettatore disorientato. È un graffito su un muro che riporta questa scritta: "life is a circle". In effetti i tre episodi sono legati fra loro secondo uno schema circolare e non lineare. Ogni episodio è successivo e precedente agli altri.
Penso spesso a quel film. Alle tragiche vicende raccontate, che in qualche modo ho vissuto durante il servizio in Kosovo, ma soprattutto al messaggio subliminale del regista: "life is a circle".
Tante volte nella vita mi è capitato di ritrovarmi in situazioni già vissute, interpretando un ruolo diverso. Di incontrare persone per le quali si è stati solo comparse nel passato, e di ritrovarsi improvvisamente protagonista della loro vita. Di abbandonare un luogo perché vissuto come opprimente, e poi sceglierlo per affondare le proprie radici.
Porto al collo da qualche anno la sezione di una conchiglia. Il disegno che porta mi ha sempre affascinato. Sembra una spirale, oppure un cerchio che si sviluppa dentro se stesso, all'infinito.
Qualcuno mi ha chiesto cosa significasse e perché fosse importante per me. Ora l'ho capito: "life is a circle".
M. L.

martedì 16 giugno 2020

Lo Spirito dell'Albero

Un tempo l’uomo comunicava con gli alberi e da quel dialogo tutta la vita sulla Terra traeva beneficio.
La tradizione mistica ebraica della Cabala rappresenta il ponte tra il paradiso e la Terra con un albero rovesciato. Tra le festività ebraiche esiste il Capodanno degli alberi. Uno dei fondamenti dello Stato di Israele è il piantare alberi.
Gli antichi testi indù (Upanishad) spingono alla venerazione del baniano (Ficus bengalensis) che, con le radici in cielo e la chioma sulla terra, è la manifestazione di Brahma nell’universo.
Al centro della religione zoroastriana ci sono due alberi: l’albero della vita, i cui frutti donano la vita eterna a chi se ne cibi, e l’albero taumaturgico, che dona guarigione e benessere.
Gli antichi egizi credevano che un grande sicomoro mettesse in contatto i mondi della vita e della morte, e che un grande albero formasse un arco sopra la Terra contenendo tutto il cielo.
Nella mitologia scandinava, il frassino Yggdrasil affonda le proprie radici sottoterra e i suoi rami sostengono la casa degli dei.
Gli antichi greci dedicavano l’alloro, l’ulivo, il mirto, l’edera ad Apollo, il cipresso ad Ade, la quercia a Zeus. Nella tradizione greca il ramo di ulivo è associato alla pace, la corona di alloro alla vittoria sportiva. L’accademia di Platone era situata in un bosco dedicato ad Atena, la dea della saggezza.
I romani associavano il mirto a Venere e Nettuno.
Le tribù germaniche veneravano la quercia e l’abete rosso.
Le tradizioni celtiche precristiane onoravano le foreste sacre.
La civiltà maya venerava il ceiba, chiamato yaxché, che consideravano l’albero della vita e il sostegno del cielo.

Gli shintoisti credono che la cura dei bonsai generi una disposizione d’animo religiosa.
Gli shona dello Zimbabwe ritengono che gli spiriti ancestrali vivano nel prugno mobola.
Gli yoruba dell’Africa occidentale attribuiscono all’iroko, al cotone, al sandalo ed al baobab la dimora di altrettante divinità.
Tra i kikuyu del Kenya, il passaggio allo stato di anziano, di custode della saggezza e protettore dello stile di vita della comunità, viene sancito in un rito attraverso la consegna di un ramo dell’albero di mugumu.
I tuareg dell’Africa settentrionale credono che la Maerua crassifolia sia la dimora degli spiriti.
Nel Corano gli alberi sono citati come un dono di Dio, così come tutta la Natura è espressione di Allah.
Il vecchio ed il nuovo testamento sono pieni di riferimenti agli alberi: un rametto di ulivo portato da una colomba è il simbolo della pace tra Dio e Noè. Giosuè onorava Jahvè sotto una quercia, Abramo piantò le tende all’interno di un bosco sacro a Sichem, Ebron e Bersabea per essere più vicino a Dio. Il profeta Ezechiele immagina Dio come una pianta che produce acqua dalle sue radici, Geremia ed Osea paragonano Israele ad un albero. Le foglie di palma vengono stese sul cammino di Gesù quando entra a Gerusalemme. Il cipresso, il mirto e l’ulivo simboleggiano alcuni aspetti della Vergine Maria. Gesù si ritira a pregare, la notte prima dell’arresto, tra gli ulivi del Getsemani. Nella Bibbia sono citate ben 21 specie di alberi.
Difficile comunicare con qualcuno che non si conosce: nella lingua degli indios waiwai dell’Amazzonia la parola “albero” non esiste perché essi chiamano ogni albero con il suo nome.
Le colonne dei templi greci, egiziani, romani e delle chiese cristiane, rappresentano i fusti degli alberi, e lo spazio all’interno del colonnato una fresca radura nella foresta.
I buddisti credono che Buddha sia nato sotto un sal (Shorea robusta), abbia sperimentato la prima volta lo stato di meditazione profonda sotto una melarosa, abbia ricevuto l’illuminazione sotto un baniano.
Questa convergenza tra così tante religioni e culture nell’attribuire un valore mistico agli alberi dimostra quanto sia innato e radicato il legame tra lo spirito dell’uomo e quello dell’albero. Inconsapevolmente l’uomo sa che dalla salute degli alberi e della natura dipende la propria. L’uomo moderno semplicemente ha dimenticato questo legame. Scrive Sebastiao Salgado “a forza di allontanarci dalla natura per via dell’urbanizzazione siamo diventati animali molto complicati e diventando estranei al pianeta, diventiamo estranei a noi stessi”. Quello che l’uomo dovrebbe fare per salvare sé stesso è ripristinare la connessione perduta. Poi il resto arriverà da sé, naturalmente.
Ho tratto alcune parti del testo dal libro “La Religione della Terra”, scritto dal premio nobel per la pace Wangari Maathai. La foto è stata scattata da Araquem Alcantara e ritrae un albero di Ceiba nell’Amazzonia brasiliana.

ML

Umiltà e Responsabilità

La nostra specie dovrebbe usare maggiore umiltà e prudenza nel trattare le malattie. Verbi come “vinceremo” o “sconfiggeremo” sono del tutto fuori luogo. Nel corso della storia infatti siamo stati capaci di debellare solo due malattie, il vaiolo e la peste bovina. Tutte le altre, incluse quelle per le quali esistono vaccini, sono ancora in giro per il mondo.
I governi dovrebbero imparare a comportarsi in maniera coordinata e condivisa. E’ ormai sotto gli occhi di tutti che siamo sulla stessa barca, e che ciò che accade là ha degli effetti anche qua, e viceversa. A chi di noi fosse tentato di rivolgere la propria rabbia repressa nei confronti della Cina (la quale non è certamente immune da colpe), racconto poi un piccolo aneddoto legato alla peste bovina che vede proprio noi italiani protagonisti del disastro.
Il virus della peste bovina venne introdotto nel 1887 in Africa da coloni italiani, i quali importarono animali infetti in Eritrea. Fu come gettare un cerino acceso in un pagliaio. La malattia si diffuse in Africa orientale e australe, provocando nel 1890 un’epidemia devastante tra gli animali domestici e selvatici. Il virus sterminò più di 5,2 milioni di bovini a sud del Zambesi. Fece strage tra pecore e capre, e decimò le popolazioni selvatiche di bufali, giraffe e gnu. La carestia che ne seguì causò la morte di un terzo della popolazione umana in Etiopia e di due terzi dei Maasai in Tanzania.
Per quegli eventi nessuno prese mai in considerazione alcun risarcimento né scuse, quindi tranquilli, siamo a posto così.

ML

Una Storia con una Morale

Quando iniziò la conquista del West, a metà del XVIII secolo, circa trenta milioni di bisonti pascolavano nelle praterie dell'ovest. Le mandrie di bisonti divennero facili prede dei coloni e dei cacciatori bianchi, che asportavano le pellicce destinandole ai mercati dell'est. Le carcasse venivano lasciate a decomporsi al suolo e all'appetito degli animali spazzini. Con l'avvento della ferrovia la caccia al bisonte divenne un'attrazione turistica, tanto che i passeggeri potevano colpire gli animali sparando dal treno. Lo sterminio proseguì ed accelero' grazie all'esercito, che si impegnò nella mattanza di bisonti allo scopo di fiaccare la resistenza indiana, privando i nativi della loro prima risorsa alimentare. "Un bufalo morto è un indiano in meno" solevano ripetere gli ufficiali. È accertato che nel solo biennio 1872-1873 ne vennero uccisi tre milioni. Alla fine del XIX secolo non restavano che poche centinaia di bisonti in libertà.
Ironia della sorte, nel 2016 il bisonte è stato elevato a simbolo della nazione a stelle e strisce.
Nella foto, scattata nel 1870, una pila di teschi di bisonte, pronti ad essere trattati per la trasformazione in colla e fertilizzante.
Se questa storia vi ha fatto inorridire, avete pensato che non avreste mai partecipato ad un tale massacro e che magari avreste fatto di tutto per fermarlo, vi informo che oggi stiamo ripetendo le stesse azioni. Su scala globale però e nei confronti di un numero drammaticamente superiore di specie animali e popoli indigeni. Chi sono i mostri peggiori, gli americani del XIX secolo oppure noi? È molto facile giudicare la storia. È molto più difficile cambiarla in corsa.
ML



venerdì 6 settembre 2019

Andavamamba, nella bocca del coccodrillo


“Chi entra deve sapere che potrebbe non uscirne vivo, per questo si chiama Andavamamba – nella bocca del coccodrillo”. Queste sono le parole rassicuranti che Don Luciano pronuncia lungo la strada che collega la sua missione al malfamato quartiere di Andavamamba.
Don Luciano Mariani è un missionario Orionino che vive ad Antananarivo da tanti anni, quindici per l’esattezza. Dalla “bocca del coccodrillo” provengono tanti bambini e ragazzi che frequentano le scuole della missione, e molti adulti si recano alla chiesa la domenica per seguire la messa. La chiesa è semplice ma enorme, e durante la funzione arriva a contenere più di tremila persone.
Per un bianco, o “vazaha” come dicono da queste parti, entrare ad Andavamamba sarebbe impossibile. Don Luciano è conosciuto e rispettato, e la sua presenza è il salvacondotto che apre le fauci del coccodrillo senza venire masticati.
Questo quartiere di sviluppa oltre una delle strade più trafficate della capitale, piene di negozi per turisti, ville e centri commerciali. E’ la perfetti sintesi del nostro mondo: oltre il limite netto che circoscrive la ricchezza, c’è la miseria e la povertà assoluta. O stai di qua, o stai di là.
Ci sono termini molto eloquenti per definire questo quartiere della capitale malgascia: bidonville, slum, favela, baraccopoli.
La particolarità di Andavamamba è che le baracche sono distribuite su un terreno acquitrinoso. L’acqua è putrida, vi galleggiano spazzatura e carcasse di animali. È facile intuire che nella stessa acqua finiscano le deiezioni dei suoi abitanti. In mezzo alla palude si elevano isolotti, e su queste porzioni di terra asciutta le baracche si ammassano le une sulle altre, collegate da un dedalo di vicoli strettissimi che consentono a malapena il passaggio ad una persona per volta. La palude è attraversata da un labirinto di passerelle traballanti, sconnesse, pericolanti. Noi bianchi le percorriamo con un misto di vertigini ed orrore, al pensiero di finire in quelle acque putride, mentre gli abitanti le superano saltellando con agilità, trasportando in molti casi sulle spalle e sulla testa carichi voluminosi e pesanti.
Ci sono bambini ovunque e moltissimi, ci dice Don Luciano, non frequentano nessuna scuola. Chissà
quanti non sono stati nemmeno registrati all’anagrafe e quindi, per lo Stato, non esistono. Trascorrono le giornate giocando tra i rifiuti, percorrendo le insicure passerelle pronte ad inghiottirli.
Al passaggio dei cicloni, sempre più drammatico negli anni recenti, Andavamamba viene allagata, le baracche distrutte, gli abitanti annegano e scoppiano epidemie.

È un luogo sconvolgente.

Andavamamba sembra essere uscita dalle pagine de “La città della gioia”. Nel pomeriggio passato nel quartiere siamo riusciti a intraprendere il percorso emotivo e spirituale che il protagonista del libro vive nello slum di Calcutta (che mi dicono essere molto migliorato rispetto ai tempi in cui fu scritto il libro). Le prime sensazioni sono state disgusto e repulsione. Gli odori, la sporcizia, le condizioni disumane di vita, colpiscono la mente con la forza di un maglio e gettano in uno stato di 
incredulità e disperazione. Poi, minuto dopo minuto, emergono le persone. È possibile scorgere gli sguardi puri, i sorrisi e – incredibili a dirsi – sprazzi di gioia. Come è possibile che ci sia felicità in un luogo come questo, in cui manca tutto e la povertà ha un aspetto così crudo e violento? Poi, trovandosi in mezzo a bambini sghignazzanti e persone accoglienti, si affaccia il pensiero che luoghi come questo trasudino di umanità e di verità, valori che la nostra società soffoca nel lusso e nel cemento perché tutto ciò che non è bello e di tendenza va nascosto.
Va tenuta lontana la tentazione di idealizzare luoghi che gridano vendetta contro la nostra società opulenta, ma il sorriso del povero è un tarlo capace di scavarti dentro e di metterti piano piano a nudo, dall’interno. 
Non si possono scordare gli abitanti di Andavamamba.

Queste le parole di Sofia, pronunciate al ritorno:




 Grazie a Giacomo A. per le foto.

domenica 11 agosto 2019

Il dottore degli sbarchi

“Libertà non è avere la possibilità di esprimere un concetto, ma essere messi nelle condizioni di costruire il proprio pensiero, senza doverlo prendere in prestito da qualcuno”.
Questo è esattamente ciò che è successo nella settimana trascorsa a Reggio Calabria. Abbiamo incontrato volontari impegnati nell’accoglienza, mediatori culturali, senzatetto, il medico degli sbarchi
La verità non si trova sui giornali, sui social o alla televisione. La verità è quella che siamo andati a cercare percorrendo 1.000 km in treno, che abbiamo visto con i nostri occhi e ascoltato con le nostre orecchie.
Abbiamo capito che sul fenomeno migratorio speculano e guadagnano i trafficanti di essere umani, gli schiavisti, i mercanti di organi, le polizie di frontiera, la guardia costiera libica e gli scafisti.
Abbiamo inteso che a questa rete criminale non interessa minimamente se i porti sono chiusi o aperti, perché il loro compito si conclude a 12 miglia nautiche dalle coste libiche, in acque internazionali. A loro interessa solo che i soldi dei migranti continuino a fluire nelle loro tasche.
Cosa accade oggi in quella zona di mare maledetta, nessuno lo sa.
Abbiamo osservato con i nostri occhi mutilazioni e ferite raccapriccianti e irriferibili, segni di torture subite nei paesi di origine, lungo il tragitto, nei campi di concentramento libici.
Abbiamo scoperto che nel 2019 a Sabrata, in Libia, esiste un mercato degli schiavi.
Abbiamo seguito un cammino lungo 4.000 km attraverso il Sahara disseminato di cadaveri e fosse comuni.
Abbiamo imparato che anni fa i migranti arrivavano su grandi barconi, mentre oggi arrivano sulle nostre spiagge su piccoli battelli. “Sbarchi anomali” li chiamano. Sono i più pericolosi. Oggi si muore annegati a 50 metri dalla spiaggia.
Abbiamo compreso che la povertà di queste persone e quella degli italiani non possono essere messe sullo stesso piano. In Italia nessuno viene evirato perché sorpreso a baciare in pubblico la propria fidanzata, nessun genitore deve decidere a quali figli dare da mangiare, nessun adolescente viene indotto ad attraversare il deserto e il mare per cercare le risorse che gli permettano di mantenere la propria famiglia.
Ci è stato riferito che gli eritrei li riconosci subito all’arrivo: sono quelli che pesano 35 kg. Parlano il tigrino, una lingua che nessun altro conosce, e ciò li emargina dagli altri migranti. Sono i più poveri e quindi quelli che possono pagare meno. Per questo vengono stipati nelle stive delle navi. Sono i primi ad annegare quando l’imbarcazione si capovolge e quelli che arrivano sono ustionati in tutto il corpo dagli schizzi dei motori e dalla miscela di acqua salata e gasolio.
Abbiamo capito perché ai migranti, prima di salire sulle barche, vengono tolte le scarpe. In questo modo si risparmia peso, si possono imbarcare più persone e guadagnare più soldi.
Abbiamo capito che i corridoi umanitari sono uno strumento importante che andrebbe potenziato perchè numericamente rappresentano
una goccia nell’oceano del bisogno di chi fugge dalla violenza e dalla fame.
Abbiamo ascoltato con vergogna che anche in Italia c’è chi si approfitta dei migranti per guadagnare ai danni dello stato e dei cittadini italiani.
Abbiamo incontrato persone straordinarie che si prendono cure di tanti italiani poveri e senzatetto, e con la stessa umanità salvano ed accolgono tanti poveri di altri paesi. Queste persone dedicano la loro vita a chi si trova nel bisogno e non guardano al passaporto per prestare la loro opera. Si tratta di gente del sud, che spesso si prodiga nella totale gratuità, incurante dei pregiudizi che il ricco nord trasuda anche nei suoi confronti.
Ora sappiamo che la verità, una volta conquistata, va difesa mettendoci la faccia e scegliendo pubblicamente da che parte stare.
“Una cosa è certa. Questi fatti tra trent’anni finiranno nei libri di storia e i tuoi figli, venendone a conoscenza, ti chiederanno: -Tu c’eri. Che cosa hai fatto?-”.
Abbiamo scoperto che la marina italiana è un corpo militare di cui tutti dovremmo andare fieri per la sua efficienza, professionalità e soprattutto per la sua umanità.
della Calabria, migranti e profughi. Infine abbiamo costruito il nostro pensiero.
(Le frasi virgolettate sono state pronunciate dal dott. Enzo Romeo, uno dei 15 medici italiani autorizzati a condurre le operazioni sanitarie durante le fasi di sbarco. Uno che ha partecipato a 210 sbarchi e visitato, soccorso, curato e parlato con 108.000 profughi e migranti. Un’altra persona della quale noi italiani dovremmo andare fieri).

sabato 6 aprile 2019

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Albero


Il 4 aprile 2019 è stata proclamata al Parlamento francese la Dichiarazione dei diritti dell’albero. Un documento storico presentato dagli attivisti dell’Associazione ambientalista A.R.B.R.E.S., che si augurano diventi universale e apra la strada a una nuova legislazione in grado di riconoscere l’albero come essere vivente a sé stante.
Questo il testo tradotto in italiano:


Articolo 1
L'albero è un essere vivente fisso che, in proporzioni comparabili, occupa due ambienti distinti, l'atmosfera e il suolo. Nel terreno si sviluppano le radici, che catturano acqua e minerali. Nell'atmosfera cresce la chioma, che cattura l'anidride carbonica e l'energia solare. A causa di questa condizione, l'albero gioca un ruolo fondamentale nell'equilibrio ecologico del pianeta.

Articolo 2
L'albero, essendo sensibile ai cambiamenti del suo ambiente, deve essere rispettato in quanto tale, non può essere ridotto a un semplice oggetto. Ha diritto allo spazio aereo e allo spazio sotterraneo di cui ha bisogno per raggiungere la sua piena crescita e raggiungere la sua dimensione adulta. In queste condizioni l'albero ha diritto al rispetto della sua integrità fisica, aerea (rami, tronco, fogliame) e sotterraneo (rete di radici). L'alterazione di questi organi lo indebolisce seriamente, così come l'uso di pesticidi e altre sostanze tossiche.

Articolo 3
L'albero è un organismo vivente la cui longevità media supera di gran lunga quella dell'essere umano. Deve essere rispettato per tutta la vita, con il diritto di svilupparsi e riprodursi liberamente, dalla nascita alla morte naturale, sia che sia un albero delle città o della campagna. L'albero deve essere considerato come soggetto di legge, comprese le regole che regolano la proprietà umana.

Articolo 4
Alcuni alberi, considerati degni di nota dagli uomini per la loro età, aspetto o storia, meritano ulteriore attenzione. Diventando un patrimonio bio-culturale comune, hanno accesso a uno status più elevato che impegna gli esseri umani a proteggerli come "monumenti naturali". Possono essere registrati in una zona di conservazione del patrimonio paesaggistico, beneficiando così di una maggiore protezione e miglioramento per ragioni estetiche, storiche o culturali.

Articolo 5
Per soddisfare i bisogni degli uomini, alcuni alberi vengono piantati e quindi sfruttati, per sfuggire necessariamente ai criteri sopra menzionati. Il modo in cui vengono raccolte le foreste o gli alberi rurali, tuttavia, deve tenere conto del ciclo di vita degli alberi, delle capacità di rinnovamento naturale, degli equilibri ecologici e della biodiversità.


Lo scopo di questo testo è quello di cambiare il modo in cui
le persone guardano e si comportano, per renderle consapevoli del ruolo
cruciale degli alberi nella vita di tutti i giorni e per il futuro, aprendo la
strada a un rapido cambiamento legislativo a livello nazionale.