venerdì 14 settembre 2018

Cantiere di Scautismo Internazionale - Madagascar 2019

VolontariA onlus e la sezione Agesci della zona di Forlì invitano gli scout di Forlì a partecipare ad un cantiere di scautismo internazionale in Madagascar. Indicativamente il periodo sarà 15-31 agosto 2019. Si tratterà di un periodo di servizio & strada insieme a gruppi scout locali e le attività in cui saremo impegnati riguarderanno educazione ed ambiente. Il termine ultimo per presentare le candidature è il 9 novembre. Verranno accettati R/S e capi di età preferibilmente inferiore a 25 anni. Verrà comunicata ai candidati in tempi relativamente brevi una data per chiarire i tempi, i costi, le modalità e l'iter formativo. Se sei interessato /a puoi segnalarlo al +393483531931 oppure scrivendo a casaneldeserto@gmail.com. Lo staff organizzativo vaglierà le domande pervenute e compilerà la lista definitiva. In collaborazione con Centro Missionario Diocesano Forlì - Bertinoro e VIM - Volontari Italiani per il Madagascar.


mercoledì 5 settembre 2018

La lentezza è equilibrio, la noia è armonia

Il grande salone rifiuta la luce già aggressiva delle otto del mattino. Jean-Claude mescola i chicchi nel piatto trasparente in cui navigano polpette di riso. Mi porge una tazza di plastica arancione colma di caffè: se la guardo dall'alto mentre la reggo tra le mani penso a un girasole. L'amministratore Jean-Claude dice di essere felice di averci al suo fianco durante questa trasferta. "Sambatra izahay koa" anche noi siamo contenti. Sono ormai la le 9:30 quando la Nissan Patrol bianca abbandona il parcheggio del seminario, direzione Ankadinondry. Una bandiera bianca e gialla ondeggia sul tetto
dell'autovettura: ne osservo i lembi visibili dal mio sedile, rapita dalla lentezza dei suoi movimenti nonostante la grande velocità che ci trasporta. "Sembra ci abbiano riservato un'accoglienza non indifferente" biascica l'amministratore tra una telefonata e l'altra. È un corridoio largo: a terra c'è un tappeto di terra rossa. Jean-Claude è vestito di nero ed indossa grandi occhiali da sole, io e Roberto lo seguiamo. Saranno state duecento, trecento, forse quattrocento persone, in piedi come alberi lungo il viale e a mani giunte come statuette da credenza. Stringo almeno cento mani: ruvide, appiccicose, di bimbo, di età, alcune morbide, lisce ma vigorose, altre quasi inermi. Le due file di persone sono come ballerini prima di una quadriglia: dopo il nostro passaggio si avvicinano, le immagino come il sipario variopinto di un teatro con il soffitto alto. Riconosco il canto che le Soeurs Marie Magnificat intonano alle 5 del mattino per le lodi; le mani che prima ho conosciuto, si abbandonano a ritmici applausi. "Tonga Soa" (Benvenuti) è scritto in blu su un drappo bianco alla fine del nostro corteo. Ankadinondry è un villaggio piccolo, in cui bastano pochi raggi di sole per conferire l'opprimente sensazione di desolazione che percepisco mentre la attraverso. Oggi è giornata di mercato: teli di soffitta sono stesi sull'erba appuntita, attraenti cesti di riso sono contenitori di mani consumate. Immagino il profumo delle spezie rosse e gialle che impreziosiscono una borsa fitta di vimini; sono come al porto di Rimini alle sette del mattino, tradita dall'odore pungente che non si limita alla bancarella del pesce essiccato. La luce tagliente mi dirotta verso grandi ciotole in acciaio; contengono una semisfera verde abete scalfita da un cucchiaio per la zuppa: penso sia la spirulina, quell'ingrediente che ogni mattina a colazione tinge di verde la porzione di riso di suor Emá. È ormai ora di nuvole rosa quando giungo in un grande campo che funge da piazza di Ankadinondry; attraverso con un salto azzardato uno specchio di acqua di fango e raggiungo un piccolo tavolino, simile a quelli in plastica che usiamo da piccoli per colorare dentro i contorni. Sul tavolo luccicano lame di forbici e le ginocchia di un uomo col mantello bianco sono scomodamente intrecciate come gomitoli. Il barbiere accarezza il suo volto segnato dalle stagioni con la maestria del professionista. La moglie mi osserva con un viso rilassato e la spallina dell'abito abbassata, intenta a nutrire il piccolo fagottino avvolto in uno strofinaccio da cucina. Passerò la notte ad Ankadinondry; prima di poggiare le guance sul cuscino ruvido di federa da divano, decido di regalarmi qualche stereotipato minuto sul balcone. I miei occhi sono ampolle che riempio gelosamente di Croce del Sud; penso a chi ha lasciato il pianeta senza poterla conoscere. Unisco i puntini luccicanti ricamati su seta nera: le stelle disposte in verticale terminano con il mio indice, collegato al petto. Domani ha inizio la mia terza settimana nel paese di Mena Fasika (sabbia rossa): due settimane per trasformare la lentezza in equilibrio, la noia in armonia. Il silenzio che mi accarezza è a forma di aria fredda. Le gemme di ombra che immagino verdi scricchiolano nostalgia.
ANNA

martedì 4 settembre 2018

Camminiamo Insieme

La rivista associativa AGESCI SCOUT Camminiamo Insieme (35.000 copie di tiratura distribuite su tutto il territorio nazionale) ha raccontato il nostro progetto 2017-2018 come esempio di comunicazione e testimonianza. È stato dato grande risalto al libro che abbiamo pubblicato e al blog che raccoglie i pensieri che i ragazzi hanno espresso nel corso dei momenti di condivisione al campo di servizio in Tanzania. Grazie di cuore alla redazione che è venuta fino a Forlì lo scorso marzo per intervistare il Clan Forlì 6 ed il Clan Castelnuovo Rangone 1 e complimenti per la qualità degli articoli e delle foto. L’Educazione è la Strada per cambiare il Mondo!
Per visualizzare la copia di Camminiamo Insieme Cliccare qui

lunedì 3 settembre 2018

La scuola di fango

Dopo un picnic tra i pulcini a casa di Naina permetto all'aria calda di asciugarmi la fronte, ma solo per qualche secondo: è già ora di ripartire. È un villaggio in cui il rosso diventa marrone e il tetto di paglia delle case sembra ritagliato e incollato su un cielo azzurro e bianco. Le nuvole sono dipinte con un pennello grande sporcato di bianco; un pennello più sottile accarezza i contorni con linee veloci. Gli abitanti sono come statue nel meriggio montaliano, illuminate dalla mistica luce di un temporale in arrivo.

I bambini non sono come quelli di Tsiro: sono nascosti dietro gonne di mamma, gli occhi non
sono imbarazzati ma impauriti. Alla mia sinistra un neonato sta cigolando a ritmo di singhiozzi da quando siamo arrivati. Siamo qui per assistere alla realizzazione dell'olio di arachidi: menaka gasy. La legna alla mia sinistra diventa fumo, presumo per cuocere le briciole che profumano di autunno dentro al grande sacco alla mia destra; io sorrido ai bambini. Quando ricevo qualche timido accenno in risposta, proseguo con giochi di battiti di mano e di nomi da ricordare: è appagante vedere l'incurvatura delle labbra sbocciare in una risata e sentirsi in parte responsabile.
Una trentina di persone vestite di colori e terra ci circonda, ma i miei occhi sono per il fuoco che profuma di cinema e colazione: come è possibile che anche qui, ora, io mi senta quasi a casa?
Mentre torniamo a Tsiro il pennello grande copre il bianco con il grigio, l'azzurro con il blu scuro: gocce preziose scivolano sulle spighe di grano dorato e quando per errore si adagiano sul mio finestrino, le seguo con lo sguardo, fino a perderle di vista.
Facciamo
tappa alla scuola fondata in onore di Maria Luperini, firmata dall'inconfondibile trama bianca e blu. È affiancata da una piccola capanna di fango e legno: "questa è la mensa" illustra Marie-Jeanne. "Prima che iniziassimo a lavorare alla scuola in Tanzania, tutta la scuola era esattamente come è la mensa qui" aggiunge Roberto. La porta della prima aula è socchiusa: la stanza è gialla come la mia camera, non ci sono banchi. Noto un armadio spalancato da cui escono cinematograficamente frammenti di carta di giornale. Naina cerca di attirare la mia attenzione verso la grande lavagna satura di scritte ed eterogenea di calligrafie. Indica qualche grande lettera al centro : "E' giusto?"
Mi avvicino: "Buongiorno Anna e Roberto". "Perfetto Naina!". È soddisfatto.
"Abbiamo una sorpresa per voi!" Dicono Marie-Jeanne e Naina, una volta al riparo dal vento nell'ormai accogliente fuoristrada.
Siamo in salotto: poster colorati di frutta e animali sono appesi alle pareti e mi suggeriscono la spensieratezza delle scuole elementari. A casa di Naina ci sono due piccole stanze e mezzo, un gatto rosso e una Fender.
Naina mi porge la chitarra, l'odore di legno, il manico liscio, le corde appuntite: è così familiare. La grande cassa alle mie spalle distorce e amplifica la musica che esce dalle mie dita: i bambini in strada si affacciano all'ingresso velato da una tenda bianca, curiosi.

Dopo un picnic tra i pulcini a casa di Naina permetto all'aria calda di asciugarmi la fronte, ma solo per qualche secondo: è già ora di ripartire. È un villaggio in cui il rosso diventa marrone e il tetto di paglia delle case sembra ritagliato e incollato su un cielo azzurro e bianco. Le nuvole sono dipinte con un pennello grande sporcato di bianco; un pennello più sottile accarezza i contorni con linee veloci. Gli abitanti sono come statue nel meriggio montaliano, illuminate dalla mistica luce di un temporale in arrivo.
I bambini non sono come quelli di Tsiro: sono nascosti dietro gonne di mamma, gli occhi non sono imbarazzati ma impauriti. Alla mia sinistra un neonato sta cigolando a ritmo di singhiozzi da quando siamo arrivati. Siamo qui per assistere alla realizzazione dell'olio di arachidi: menaka gasy. La legna alla mia sinistra diventa fumo, presumo per cuocere le briciole che profumano di autunno dentro al grande sacco alla mia destra; io sorrido ai bambini. Quando ricevo qualche timido accenno in risposta, proseguo con giochi di battiti di mano e di nomi da ricordare: è appagante vedere l'incurvatura delle labbra sbocciare in una risata e sentirsi in parte responsabile.
Una trentina di persone vestite di colori e terra ci circonda, ma i miei occhi sono per il fuoco che profuma di cinema e colazione: come è possibile che anche qui, ora, io mi senta quasi a casa?
Mentre torniamo a Tsiro il pennello grande copre il bianco con il grigio, l'azzurro con il blu scuro: gocce preziose scivolano sulle spighe di grano dorato e quando per errore si adagiano sul mio finestrino, le seguo con lo sguardo, fino a perderle di vista.
Facciamo
tappa alla scuola fondata in onore di Maria Luperini, firmata dall'inconfondibile trama bianca e blu. È affiancata da una piccola capanna di fango e legno: "questa è la mensa" illustra Marie-Jeanne. "Prima che iniziassimo a lavorare alla scuola in Tanzania, tutta la scuola era esattamente come è la mensa qui" aggiunge Roberto. La porta della prima aula è socchiusa: la stanza è gialla come la mia camera, non ci sono banchi. Noto un armadio spalancato da cui escono cinematograficamente frammenti di carta di giornale. Naina cerca di attirare la mia attenzione verso la grande lavagna satura di scritte ed eterogenea di calligrafie. Indica qualche grande lettera al centro : "E' giusto?"
Mi avvicino: "Buongiorno Anna e Roberto". "Perfetto Naina!". È soddisfatto.
"Abbiamo una sorpresa per voi!" Dicono Marie-Jeanne e Naina, una volta al riparo dal vento nell'ormai accogliente fuoristrada.
Siamo in salotto: poster colorati di frutta e animali sono appesi alle pareti e mi suggeriscono la spensieratezza delle scuole elementari. A casa di Naina ci sono due piccole stanze e mezzo, un gatto rosso e una Fender.
Naina mi porge la chitarra, l'odore di legno, il manico liscio, le corde appuntite: è così familiare. La grande cassa alle mie spalle distorce e amplifica la musica che esce dalle mie dita: i bambini in strada si affacciano all'ingresso velato da una tenda bianca, curiosi.

sabato 1 settembre 2018

Un Distillato di Sorrisi

Mi piace seguire i ritmi della natura. Il risveglio che segue il sole, odore di tappeti e polvere e cosce stirate da gambe incrociate, mani sulle ginocchia. Gli occhi sono chiusi per permettere ai pensieri di uscire dalle sottili fessure delle ciglia: li lascio liberi di osservare dall'alto, per permettermi di iniziare la giornata con più consapevolezza di ciò che ho attorno. Dopo la partita di basket delle otto del mattino, si balla sulle note di "Avec Toi", a piedi nudi sulla terra rossa. La musica è disturbata dal clacson del fuoristrada di Naina. La sabbia rimane sola, in compagnia di impronte di piedi diversi, uniti nella stessa danza: sigillo di un momento che si sbriciola, diventando un pensiero.
Sobbalzo e rimbalzo, il che rende più difficile cantare Avec Toi per animare il viaggio di andata. Le ruote imponenti dominano la strada ondulata e appuntita sotto la vigile guida di Naina, che sorride al volante quando parlo malgascio.
Dal finestrino osservo susseguirsi senza sosta fotografie di paesaggi di luna che sorge. Arriviamo a Besaika: mentre Naina abbassa il finestrino per salutare qualche conoscente a pochi metri da lui, io

venerdì 31 agosto 2018

L'Anatra e la Maglietta arancione

Oggi è stata una giornata doppiamente assurda.

Questa mattina siamo andati nello stesso spiazzo dove giovedì c'è il mercato degli zebù. Migliaia di persone cantavano e ballavano in attesa che arrivasse Andry Rajoelina, candidato alle elezioni presidenziali, con il suo elicottero.

Motivo principale per cui io, Anna e Marie Jeanne ci trovassimo lì era ottenere una di quelle fantastiche magliette arancioni con il faccione di Rajoelina, che tanto si portano qui a Tsiro. Il capo della security, in cambio delle magliette, ci ha dato l'incarico di fotografi autorizzati dell'evento: avevamo libero accesso ovunque, incluso il palco.
Così io e Anna siamo stati al fianco di Rajoelina mentre lui faceva il suo energico discorso di propaganda. Avevamo gli occhi di tre mila persone addosso, comprese le telecamere: sintonizzatevi su TV Plus se volete vedere due vazaha ai piedi del futuro presidente del Madagascar.
Oggi pomeriggio sono diventato un uomo adulto: ho ucciso un essere vivente. Non so perché, forse per curiosità, mi sono proposto per sgozzare l'anatra che questa sera mangeremo a cena.

giovedì 30 agosto 2018

Una Coperta di Capelli Nuovi


Sono le 14. Sono comodamente seduta su un grande sasso liscio e piatto nel giardino delle Petit Soeurs Marie Magnificat. Il sole, inizialmente piacevole, è ridondante. Sono immersa nello stato d'animo dell'attesa, suggerito dai frequenti cambi di posizione a cui involontariamente sottopongo il mio corpo. Sembra la mattina di Natale quando, finalmente, intravedo otto piccoli occhietti dalla fessura del grande cancello socchiuso! Eccoli. Sono Mariná, Hasina, Claudie e un bambino che ho deciso di chiamare Martin come risultato dell'assemblaggio dei suoni che percepisco quando sussurra a testa bassa il suo nome. Mariná, Claudie e Martin sono qui solo come accompagnatori: Suor Marie-Jeanne ha convocato solo Hasina. Ha i piedi nudi ma puliti, una gonna di tessuto

martedì 28 agosto 2018

Un bicchiere di latte

Intingo ritmicamente le gallette all'interno dell'acqua calda nella mia tazza bianca, senza manico. Ascolto il suono di questa lingua, incarnato dalle voci corpose di Suor Marie-Jeanne e Suor Benedicte. Una successione di vocali strascicate e consonanti gutturali che si annodano l'una con l'altra e mi trasportano in una dimensione ancestrale. Anche il più banale dei discorsi appare solenne quando non posso comprenderlo. Colgo alcune parole come "rahampitso" che significa domani, qualche numero che probabilmente indica un orario, un paio di nomi di suora. Suor Ernestine termina il suo monologo in

domenica 26 agosto 2018

Una Preghiera di Anime e Corpi

È domenica.
Mi sveglio intontita dopo aver dormito per 10 ore e mezza. È il suono della sveglia del mio cellulare ad interrompere il mio sonno, riportandomi alle mattine invernali fatte di scuola e routine. Ho deciso di indossare la maglia di cotone color panna che termina con un ricamo, perché è domenica. Oggi andremo a messa, tutti insieme con suore e novizie. Come prepararsi per quattro ore di messa in una lingua sconosciuta?
Immagino ore fatte di testa ovattata e aria viziata; al contrario, è stata una mattinata di seta bianca e drappi rossi. La tenda sembra un centrino e oscilla come una pesante bandiera mossa dal venticello che, alle nove del mattino, ancora anima il cielo malgascio. La danza della tenda copre e scopre la

venerdì 24 agosto 2018

Ora sanno chi siamo

Arriviamo al centro di accoglienza di Santa Marta in cui un'atmosfera da savana incornicia il passo strascicato di un uomo sui quaranta con un cappello viola. Sta attraversando un vecchio campo da basket per raggiungere il cancello a cui sono aggrappata con la mano destra. È bastata qualche parola a noi incomprensibile uscita dalla bocca di Suor Marie-Jeanne per essere invitati ad entrare. Otto donne vivono in otto case: una casa è una stanza fatta di pietra e stoffa. Sono sole, con un figlio da crescere, gli studi da finire e un lavoro da imparare. Vivono gratuitamente nel centro di Santa Marta grazie ai soldi della diocesi. Ho conosciuto Larissa, la ragazza della penultima casa con la tenda di fiorellini
celesti shabby chic, ma ciò che è davvero chic è la compostezza di Larissa. Il suo viso disteso trasporta un sorriso di convenzione mentre si allontana dall'uscio per presentarci sua figlia Graziá, con il vestito bianco e giallo e un braccialetto di fettuccia e bottone. Graziá è seduta in braccio ad una bimba più grande appoggiata ad una colonna. Quando allungo verso di lei il mio indice bianco che termina con l'unghia rossa di sabbia, vengo sfiorata dal dorso della sua manina piccola. Tornando verso il campo da basket vedo la