Between 1909 and 1913, the Institute of Geology
and Paleontology and the museum of the Berlin University led the german
Tendaguru expedition. Thousands of skeletal remains from dinosaurs were
recovered from the layers of the Jurassic perioda at Tendaguru Hill, in southern
coast of Tanzania. The spectacular high point of the field-work was
the discovery of the giant Brachiosaurus skeleton, one of the biggest land
animals the world has ever known and the tallest dinosaur skeleton ever
discovered. Dinosaur bones were recovered at more than 100 excavations sites at
Tendaguru. The expedition’s great succes would have been impossible without the
efforts of the nearly 500 local excavation assistants. Carriers
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martedì 12 gennaio 2016
Tanzanian Dinosaurs of Tendaguru
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giovedì 12 marzo 2015
Ambohimanga
Il re Andrianampoinimerina eresse il proprio palazzo
reale sulla sommità di questa collina, scegliendo uno stile architettonico che
ricorda le abitazioni tradizionali malgasce. Nel corso dei decenni sono state realizzate
altre due strutture in legno in stile europeo che venivano utilizzate dalle
regine Ranavalona I e II. La
lunedì 29 dicembre 2014
Il Bioparco di Roma
Il Bioparco è il giardino
zoologico della capitale. Situato all’interno di Villa Borghese è ampio ben 17
ettari e ospita oltre 220 diverse specie di animali. Il Bioparco raccoglie in sé
tutte le caratteristiche positive di cambiamento rispetto all’antica maniera di
detenere in cattività le specie animali selvatiche. Mentre un tempo gli zoo
esistevano solo per esibire al pubblico
animali esotici sottraendoli dai loro
ambienti naturali, i giardini zoologici moderni perseguono obbiettivi radicalmente
diversi e decisamente più rispettosi della salvaguardia della natura.
Innanzitutto sono presenti nel
Bioparco solo animali nati in cattività (e quindi difficilmente riadattabili alla vita selvatica) o animali sottratti al commercio illegale di specie selvatiche. La
battaglia di pseudo-ambientalisti che propugnano la chiusura degli zoo (o dei
grandi acquari) per liberare gli animali in natura è assolutamente
domenica 15 giugno 2014
Amsterdam, Tropenmuseum
Il
Tropenmuseum o Museo dei Tropici di Amsterdam è un museo etnografico collocato
in uno splendido edificio storico situato in una meravigliosa zona verde di
Amsterdam. Il piano inferiore del museo è dedicato alle mostre temporanee,
caratterizzate da tecnica espositiva moderna e interattiva. In questo piano è
presente anche un’area didattica interamente dedicata ai bambini. I piani
superiori invece rappresentano l’esposizione permanente, suddivisa per aree
geografiche. La parte più interessante e dettagliata del Tropenmuseum custodisce
una ricchissima collezione di reperti etnologici raccolti nel corso delle spedizioni
in Papua Nuova Guinea dall'antropologo Pauk Wirz e acquistate dal Museo nel
1911. Sono esposti costumi per cerimoniali, antiche asce, utensili, tamburi e
strumenti musicali, vasi decorati, contenitori per alimenti, canoe da guerra e persino
maschere per riti funerari costruite assemblando parti di crani. Impressionante
la collezione di Korwars (antichesabato 4 gennaio 2014
Il Museo di Paleontologia di Bologna
martedì 29 novembre 2011
Il Museo Archeologico di Sarsina (2)
Uno dei pezzi forti del Museo di Sarsina è il "Trionfo di Dioniso", un enorme mosaico di 50 m2 appartenuto ad un'abitazione privata e datato III sec. d.C.
Il mosaico raffigura, nel suo elemento centrale, Dioniso su un carro trainato da tigri e governato da Pan e da un Satiro. Attorno all'elemento centrale vi sono vari animali europei tra cui un cervo ed un cinghiale ed altri esotici quali il leone, il leopardo, la faraona.
Tra le figure disposte in cerchio intorno al disegno principale c'è un uccello che ha attirato immediatamente la mia attenzione.
Questo uccello dalle ali azzurre, il petto viola e la striscia nera sull'occhio è sorprendentemente simile alla ghiandaia pettolilla (Coracias caudatus), uccello molto diffuso nell'Africa sub-sahariana.
La somiglianza a mio avviso non è casuale. Sarsina era un luogo di intensi traffici commerciali e i mercanti in transito da e per Roma provenivano da tutto il mondo conosciuto. Ciò che veramente lascia sbalorditi è che l'artista che ha eseguito il mosaico deve aver visto di persona questo uccello, perchè l'accuratezza dei dettagli è troppo elevata. Non è difficile quindi immaginare di un mercante nordafricano, solito trattenere contatti commerciali con le carovane che attraversavano il Sahara, che deve aver acquistato questo uccello in gabbia e tentato di vendere questa rarità sul mercato romano.
Nel mosaico è anche raffigurata un'antilope con le corna "a cavatappi". Qui il parallelismo è più facile, perchè senza troppa approssimazione deve trattarsi di un eland o taurotrago.
M.L.
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Il Museo Archeologico di Sarsina
Il Museo Archeologico (Nazionale) di Sarsina è uno dei segreti meglio nascosti della Romagna. Per un Museo questa non è certo una nota di merito, ma un fatto innegabile è che gli stessi romagnoli non conoscono le meraviglie che vi sono celate all’interno.
Diversi pezzi conservati nel Museo di Sarsina meriterebbero sale a loro dedicate al Metropolitan di New York o al British Museum di Londra.
Le fotografie non rendono loro giustizia e soltanto di persona è possibile cogliere la loro magnificenza ed importanza.
Di fatto si tratta di uno dei musei della civiltà romana più importanti dell’Italia Settentrionale e dovrebbe costituire una meta obbligata dei giri turistici e delle gite scolastiche in queste zone. Così, purtroppo, non è.
La maggior parte dei reperti provengono dalla Necropoli romana di Pian di Bezzo, i cui scavi principali sono stati condotti tra il 1927 ed il 1933. Alcune interessanti fotografie dell’epoca documentano le condizioni in cui venivano svolti gli scavi.
Di fatto si tratta di uno dei musei della civiltà romana più importanti dell’Italia Settentrionale e dovrebbe costituire una meta obbligata dei giri turistici e delle gite scolastiche in queste zone. Così, purtroppo, non è.
La maggior parte dei reperti provengono dalla Necropoli romana di Pian di Bezzo, i cui scavi principali sono stati condotti tra il 1927 ed il 1933. Alcune interessanti fotografie dell’epoca documentano le condizioni in cui venivano svolti gli scavi.
Trattandosi di una necropoli, ne consegue che molti oggetti e strutture rinvenute fossero di carattere funerario. L’imponenza di alcuni mausolei racconta con chiarezza l’importanza e la ricchezza delle persone cui furono dedicati, e testimonia come Sarsina, un piccolo centro sull’Appennino romagnolo, in passato non fosse né piccolo né isolato ma anzi si trovasse al centro di remunerativi traffici commerciali.
Che l’antica Sarsina fosse una località di intensi scambi commerciali e culturali è testimoniato anche dalle statue raffiguranti divinità appartenenti ai culti romano, greco, frigio, egizio ed orientale.
Il pezzo forte della collezione è senza dubbio l’imponente mausoleo di Rufus del I secolo a.C. che raggiunge i 13,5 metri di altezza. La sua disposizione al fianco di una luminosa vetrata da cui traspare una chiesa posta nelle vicinanze del museo è incredibilmente suggestiva ed esalta le caratteristiche di questo stupendo monumento.
Il museo ripercorre inoltre numerosi aspetti della vita quotidiana del tempo, dall’arredamento delle case, al cibo, alle tradizioni, ad opere di ingegneria idraulica, fino all’arte ed alla poesia in cui i romani eccellevano.
Et tibi grata comis nutet aestiva voluptas
Reddat et autumnus Bacchi tibi munera semper
Ac levi hiberni tempus tellure dicetur
La primavera ti offra il suo contributo di doni floreali a te graditi
E la voluttà dell'estate si inchini a te gradita sotto il peso delle sue spighe di grano
E l'autunno ti riporti sempre i doni di Bacco
E allora perfino la stagione invernale per la terra che ti ricopre si dirà piacevole
Nella prima sala è esposto un cippo funerario intitolato a Marcana Vera, che in forma di acrostico riporta una poesia meravigliosa:
Ver tibi contribuant sua munera florea grataEt tibi grata comis nutet aestiva voluptas
Reddat et autumnus Bacchi tibi munera semper
Ac levi hiberni tempus tellure dicetur
La primavera ti offra il suo contributo di doni floreali a te graditi
E la voluttà dell'estate si inchini a te gradita sotto il peso delle sue spighe di grano
E l'autunno ti riporti sempre i doni di Bacco
E allora perfino la stagione invernale per la terra che ti ricopre si dirà piacevole
In una sala del secondo piano sono raccolti alcuni reperti delle civiltà umbre pre-romane, tra cui spiccano alcuni bronzetti votivi rinvenuti nell’attuale campo sportivo di Sarsina.
M.L. sabato 23 luglio 2011
British Museum
Il British Museum è il più importante museo archeologico del mondo e custodisce reperti appartenenti alla storia dell’umanità degli ultimi 5.000 anni. Sono conservati oltre 14 milioni di reperti, di cui “solamente” 70.000 circa sono esibiti nei suoi 20 km di gallerie. Molti di questi oggetti sono stati sottratti con l’inganno o con la forza ai paesi legittimi proprietari nel corso dell’espansione dell’impero coloniale britannico e del Commonwealth. Tuttavia in questo modo questi tesori sono stati consegnati all’eternità e resi accessibili al grande pubblico. In qualche misura ciò riscatta i misfatti del passato. Non è possibile stilare un classifica di oggetti per ordine di importanza, semplicemente perché tutti gli oggetti del British Museum sono stati di eccezionale importanza per i popoli e per le culture che li hanno prodotti. Per cui riporto alcuni dei reperti che più mi hanno colpito e incuriosito, senza pretese né presunzioni di alcun tipo. Nella mia galleria personale di immagini mancano totalmente oggetti dell’estremo oriente (es. India, Giappone, Cina, ecc), perché nei due giorni che abbiamo dedicato alla visita di questo luogo incredibile non siamo riusciti nemmeno a passare per le relative sale espositive.
Placca del Benin, XIV-XV sec. Sono state ritrovate circa 1.000 placche come questa, e si trovano attualmente sparse tra i più grandi musei del mondo. Originariamente esse decoravano le colonne del palazzo dell’Oba, il re di Benin e Nigeria. Queste placche sono state realizzate fondendo monili e braccialetti che venivano consegnati dai portoghesi in cambio di avorio, spezie e schiavi. Nella placca sono rappresentati l’Oba (figura centrale), due dignitari e due commercianti portoghesi (in piccolo ai lati della testa del re).
Testa di Luzira, Uganda, IX-X sec. Questa figura in terracotta è stata scoperta nel 1929 da alcuni detenuti del carcere di Luzira che erano impegnati in lavori di scavo. Questo oggetto è di enorme importanza perché insieme alle teste di Lydenburgh (Sud Africa) rappresenta l’unica testimonianza nota di arte pre-coloniale dell’Africa Meridionale e Orientale.
Statuette Inuit, realizzate in avorio di tricheco. Oggetti contemporanei.
Elemento di architrave in calcare, Messico, 600-900 d.C. Questo oggetto, considerato uno dei capolavori dell’arte Maya, si trovava insieme ad altri due pannelli analoghi sopra le porte di una delle strutture del sito di Yaxchilàn, in Chiapas. Il pannello mostra il re Uccello Giaguaro IV che tiene in mano una lancia e sovrasta un prigioniero in ginocchio
Serpente di fuoco, Messico, 1.300-1.521 d.C. Il serpente di fuoco, Xiuhcoatl, secondo la mitologia azteca era l’arma fiammeggiante di Huitzilopochtli, il dio della guerra e del sole.
Serpente a due teste, Messico, 1.400-1.521 d.C. Il serpente a due teste è un tema ricorrente nelle culture mesoamericane. Il termine Coatl, contenuto nel nome di molte divinità, significa infatti sia “serpente” che “doppio”. Quest’oggetto in legno rivestito di turchesi faceva originariamente parte probabilmente di ornamenti indossati durante cerimonie rituali ed è stato realizzato dagli artisti aztechi per la corte reale.
Stele di Rosetta, Egitto, 196 a.C. La Stele di Rosetta è forse il reperto più celebre custodito al British Museum. Si tratta di una lastra di basalto di 760 Kg che riporta lo stesso testo in geroglifico, demodico (il demodico era la grafia del popolo mentre il geroglifico veniva usato solo dagli scribi ed era considerato la grafia degli dèi) e greco. Il testo riporta tutti i benefici portati al paese dal re Tolomeo V Epifane. La stele, scoperta nel 1822, ha permesso la decifrazione dei geroglifici - fino ad allora scrittura incomprensibile – grazie alla presenza della traduzione in greco.
Scatola dipinta appartenente al sacerdote di Amun Amenhotep contenente Shabti in ceramica, Tebe, 21a Dinastia 1.070-945 a.C. Gli Shabti erano figure funerarie che costituivano un elemento indispensabile del corredo funebre. In certi casi erano doni delle persone vicine al defunto per guadagnarsi la sua benevolenza dall’aldilà e per garantire i propri servigi anche dopo la morte.
Figurine in osso e avorio, pre-dinastiche 4.000-3.600 a.C. Queste statuette si collocano nel periodo Naqada I e rappresentano classi o gruppi sociali. Per realizzare gli occhi della figura centrale sono stati utilizzati lapislazzuli.
Tipica sepoltura pre-dinastica, Egitto meridionale, circa 3.400 a.C. Negli stadi iniziali della civilizzazione della Valle del Nilo i siti di sepoltura contenevano il corpo in posizione rannicchiato ed una collezione di oggetti. La conservazione del corpo è avvenuta naturalmente, grazie ad un fenomeno di essiccazione indotto dal contatto con la sabbia del deserto.
Pannello assiro, Iraq, 883-859 a.C. Le sale 7-8 del British Museum espongono i bassorilievi ritrovati nel palazzo di Nimrud, in Iraq. Questo mostra la caccia al leone del re Ashurnasirpal II. Per celebrarne l’immenso potere è rappresentato mentre lotta con il leone a mani nude. La caccia al leone era una sport molto praticato dai sovrani assiri, e fu condotto con tale accanimento che portò all’estinzione dei leoni nella regione.
Figurina delle Cicladi, 2.300-2.200 a.C. Le celebri figurine cicladiche in marmo provengono da una società che non ha lasciato alcuna testimonianza scritta, per cui gli archeologi hanno potuto formulare solamente teorie sul loro significato. Probabilmente rappresentano oggetti di culto che accompagnavano i loro proprietari fino alla tomba.
Fregi, metope e altorilievi del Partenone, Grecia, 447-432 a.C. Questi numerosi reperti sono il simbolo delle appropriazioni che gli inglesi hanno indebitamente operato per riempire il British Museum. La loro presenza all’interno del museo londinese è clamorosa proprio in virtù del fatto che essi rivestivano il simbolo della Grecia antica, il Partenone di Atene. Quando nel 1687 i veneziani, guidati da Francesco Morosini, attaccarono Atene, gli Ottomani si asserragliarono nell’acropoli usando il Partenone come santabarbara. Una palla di cannone veneziana centrò proprio il Partenone e la deflagrazione lo distrusse parzialmente. Nel 1801, l’ambasciatore britannico a Costantinopoli, il Conte di Elgin, ottenne il permesse dal Sultano ottomano di svolgere rilievi sulle rovine del Partenone e interpretò questa licenza a modo suo, asportando tutte le sculture e i reperti che trovò. Ancora oggi è in corso una contesa tra Grecia e Inghilterra per la restituzione della ricca collezione di reperti.
Elmo in bronzo di Murmillo (gladiatore), Roma, I secolo d.C.
Tesoro di Beaurains, Francia settentrionale, 293-305 d.C. Il tesoro di Beaurains apparteneva ad un ufficiale dell’esercito romano e gli fu donato dall’imperatore stesso. La moneta d’oro riporta il ritratto dell’imperatore Costantino.
mercoledì 6 luglio 2011
Tanzania: Foto Storiche
Segue una carrellata di fotografie "rubate" ai musei della missione di Bagamoyo ed al museo nazionale di Dar es Salaam. Rappresentano eccezionali testimonianze del passato di questa parte d'Africa, e spesso dei soprusi e dello sfruttamento subito dalle varie forze di occupazione che si sono avvicendate nei secoli.
Il 22 Aprile 1964 il primo presidente dello stato libero del Tanganica e principale artefice della sua indipendenza, Julius Nyerere, celebra l'unione con Zanzibar dando vita alla Repubblica Unita di Tanzania. Nella foto egli mescola simbolicamente il terreno del Tanganica con quello di Zanzibar, a simboleggiarne la futura unione. Questa data è divenuta festa nazionale con il nome di "Muungano" (unificazione).
Capo Mkwawa, il leader della tribù Hehe, che popola gli altipiani meridionali della Tanzania, ha condotto l'opposizione armata più feroce che i tedeschi abbiano trovato sul loro cammino. Il 19 Luglio 1898 è stato catturato e giustiziato. Tale fu l'esultanza per la sua eliminazione che il suo cranio venne inviato ed esposto a Berlino e successivamente al museo di Brema. Il cranio di Mkwawa fu restituito alla Tanzania il 9 Luglio 1954. Da allora si trova al museo nazionale di Kalenga.
Nel '700 e nell' '800 fiorì lungo le coste dell'attuale Tanzania il commercio degli schaivi, perpetrato da mercanti arabi. Gli schiavi venivano catturati nell'Africa centrale, e spesso erano acquistati nel contesto di scontri tribali. Le carovane di schiavi venivano condotte fino alle coste di Bagamoyo e di qui a Zanzibar, dove poi le nave schiaviste salpavano alla volta dei regni e dei sultanati arabi.
Strettamente connesso al commercio degli schiavi era il commercio dell'avorio. Per risparmiare in costi di trasporto e manodopera gli arabi utilizzavano gli stessi schiavi per trasportare le zanne di elefante. La prima delle foto che seguono ritrae la coppia di zanne più grandi che siano mai state misurate: pesavano 102,2 kg ciascuna ed erano lunghe 3,5 metri.
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