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martedì 19 aprile 2022

Turismo Responsabile in Madagascar

Il Madagascar è la quarta isola più grande del mondo. Si trova al largo della costa orientale dell’Africa, da cui si è staccato circa 140 milioni di anni fa. Questo isolamento ha creato le condizioni perché la natura seguisse un percorso evolutivo completamente unico e diverso da ogni luogo sul pianeta. Questo viaggio è innanzitutto l’occasione per scoprire le meraviglie nascoste nelle foreste e nelle acque del Madagascar, ma anche un’esperienza di incontro e scambio culturale con una delle popolazioni più variopinte di tutto il mondo.

 

In viaggio

Lungo il viaggio incontreremo le popolazioni degli altipiani occidentali del Madagascar e ci faremo conquistare dalle loro danze, dai loro canti. Il viaggio proseguirà poi alla scoperta delle foreste primarie centro-orientali, della riserva Peyreiras e soprattutto della foresta pluviale di Andasibe. L’esplorazione proseguirà poi verso la costa alla conquista dell’Ile St.Marie, dove potremo avvistare le maestose balene megattere e assistere alle loro spettacolari esibizioni fuori dall’acqua.

L’esperienza sociale

I villaggi intorno alla città di Tsiroanomandidy sono il teatro del progetto “La Scuola di Paolo”, un progetto educativo promosso da VolontariA onlus e dai suoi partner. L’incontro con i gruppi e le popolazioni locali sono la gemma più preziosa di questo viaggio: la gioia e l’accoglienza di questa gente saprà conquistare tutti e non si potrà fare altro che rimanere per sempre legati a questa terra. 

Promozione del lavoro locale

VolontariA è una organizzazione di volontariato e promuove la visita ai propri progetti in collaborazione con le agenzie viaggio gestite integralmente da personale locale. La direzione tecnica del viaggio è quindi a carico del pertner locale.

Programma di viaggio “classico”

Giorno 1

Partenza dall’Italia. Visto in aeroporto e trasferimento in hotel.

Giorno 2

Trasferimento a Tsiroanomandidy (Tsiro per gli amici) con un veicolo privato. Per il pranzo sosta presso il geyser di Analavory. Arrivo dopo circa 3 ore di viaggio. Sistemazione presso l’alloggio messo a disposizione dalla diocesi e pomeriggio libero.


Giorno
3

Visita al progetto “La Scuola di Paolo” presso il villaggio rurale di Miandrarivo. Spiegazione della nascita e sviluppo di questo progetto e momenti di gioco e di festa insieme ai bambini della scuola. Pranzo presso la casa delle suore che gestiscono la struttura. Nel pomeriggio visita dell’acquedotto costruito nel villaggio e spiegazione della gestione comunitaria di questa risorsa. In serata rientro a Tsiroanomandidy.

Giorno 4

Trasferimento verso il villaggio di Maritampona. Visita al villaggio di Maritampona e del progetto ancora una volta incentrato sulla costruzione di una scuola (“Scuola Maria Gemma”) e sulla realizzazione di 40 pozzi tradizionali scavati a mano. Rientro a Tsiro, pranzo e pomeriggio libero.

Giorno 5

Giornata che verrà trascorsa a Tsiroanomandidy. Visita di alcune realtà solidali come la Scuola
Arcanciel per bambini diversamente abili
e il progetto “Vahatra”, progetto diocesano di sviluppo rurale. Incontro con l’animatore e di alcune associazioni locali nate grazie al progetto. Visita del laboratorio artigianale per la lavorazione del Vetiver e possibilità di acquistare oggetti artigianali in vetiver. Visita al mercato e della cittadina in generale. Pranzo in ristorantino tipico. Pomeriggio libero.

Giorno 6

Trasferimento Tsiroanomandidy-Andasibe (circa 6 ore di viaggio). Al mattino partenza con veicolo privato da Tsiro. Sosta al “MadagascarExotique”- Riserva Peyreras con la possibilità di vedere camaleonti, anfibi e farfalle autoctoni. Arrivo ad Andasibe nel tardo pomeriggio. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.

Giorno 7

Mattinata interamente dedicata alla visita e al trekking all’interno del parco nazionale di Andasibe-Mantadia. Nel pomeriggio visita della riserva privata di Vakona, dove sarà possibile stabilire un contatto ravvicinato con diverse specie di lemuri.

Giorno 8

In mattinata partenza per Tamatave ed arrivo nel pomeriggio. Sistemazione in confortevoli bungalows vicino al mare.

Giorno 9

Partenza di buon mattino in minibus per Soanierana Ivongo, quindi imbarco sul battello per Ambodifotatra, il capoluogo di Ile Saint Marie. Giunti sull’Ile St Marie, pranzo e trasferimento immediato in auto e poi in piroga verso il paradiso tropicale dell’Ile Aux Nattes. Sistemazione presso favolosi bungalows posti lungo la bianca spiaggia corallina. Pomeriggio libero a disposizione. Cena e pernottamento.

Giorno 10

Giornata a disposizione per godere delle bellezze di Ile Saint Marie e Ile Aux Nattes e rilassarsi sulle bianche spiagge coralline.

Giorno 11

Altra giornata dedicata al relax sulla spiaggia e all’esplorazione libera di questi fantastici luoghi.

Giorno 12

In mattinata trasferimento in piroga presso un altro hotel situato su Ile St. Marie, sistemazione dei bagagli e partenza per l’escursione in barca per avvistamento delle balene (megattere per la precisione) organizzata in collaborazione all’associazione ecologista Cetamada, che promuove lo studio e la salvaguardia di questi splendidi animali in tutto il Madagascar. Al rientro pranzo e pomeriggio di relax.

Giorno 13

Partenza di buon mattino in battello per Soanierana Ivongo e quindi in bus per Tamatave. Pomeriggio a disposizione. Cena e pernottamento.

Giorno 14

Rientro a Tanà utilizzando un mezzo privato. Arrivo dopo circa 7 ore di viaggio. Sistemazione in hotel, cena e pernottamento.

Giorno 15

Giornata dedicata alla visita della città e dei mercatini di artigianato tipico. Partenza nel pomeriggio in aereo per il rientro in Italia.

Giorno 16

Arrivo in Italia.

 

Il programma di viaggio è indicativo ed è personalizzabile

Per info: 

responsable.md@hotmail.com 

associazionevolontaria@gmail.com


mercoledì 5 settembre 2018

La lentezza è equilibrio, la noia è armonia

Il grande salone rifiuta la luce già aggressiva delle otto del mattino. Jean-Claude mescola i chicchi nel piatto trasparente in cui navigano polpette di riso. Mi porge una tazza di plastica arancione colma di caffè: se la guardo dall'alto mentre la reggo tra le mani penso a un girasole. L'amministratore Jean-Claude dice di essere felice di averci al suo fianco durante questa trasferta. "Sambatra izahay koa" anche noi siamo contenti. Sono ormai la le 9:30 quando la Nissan Patrol bianca abbandona il parcheggio del seminario, direzione Ankadinondry. Una bandiera bianca e gialla ondeggia sul tetto
dell'autovettura: ne osservo i lembi visibili dal mio sedile, rapita dalla lentezza dei suoi movimenti nonostante la grande velocità che ci trasporta. "Sembra ci abbiano riservato un'accoglienza non indifferente" biascica l'amministratore tra una telefonata e l'altra. È un corridoio largo: a terra c'è un tappeto di terra rossa. Jean-Claude è vestito di nero ed indossa grandi occhiali da sole, io e Roberto lo seguiamo. Saranno state duecento, trecento, forse quattrocento persone, in piedi come alberi lungo il viale e a mani giunte come statuette da credenza. Stringo almeno cento mani: ruvide, appiccicose, di bimbo, di età, alcune morbide, lisce ma vigorose, altre quasi inermi. Le due file di persone sono come ballerini prima di una quadriglia: dopo il nostro passaggio si avvicinano, le

lunedì 3 settembre 2018

La scuola di fango

Dopo un picnic tra i pulcini a casa di Naina permetto all'aria calda di asciugarmi la fronte, ma solo per qualche secondo: è già ora di ripartire. È un villaggio in cui il rosso diventa marrone e il tetto di paglia delle case sembra ritagliato e incollato su un cielo azzurro e bianco. Le nuvole sono dipinte con un pennello grande sporcato di bianco; un pennello più sottile accarezza i contorni con linee veloci. Gli abitanti sono come statue nel meriggio montaliano, illuminate dalla mistica luce di un temporale in arrivo.

I bambini non sono come quelli di Tsiro: sono nascosti dietro gonne di mamma, gli occhi non
sono imbarazzati ma impauriti. Alla mia sinistra un neonato sta cigolando a ritmo di singhiozzi da quando siamo arrivati. Siamo qui per assistere alla realizzazione dell'olio di arachidi: menaka gasy. La legna alla mia sinistra diventa fumo, presumo per cuocere le briciole che profumano di autunno dentro al grande sacco alla mia destra; io sorrido ai bambini. Quando ricevo qualche timido accenno in risposta, proseguo con giochi di battiti di mano e di nomi da ricordare: è appagante vedere l'incurvatura delle labbra sbocciare in una risata e sentirsi in parte responsabile.
Una trentina di persone vestite di colori e terra ci circonda, ma i miei occhi sono per il fuoco che profuma di cinema e colazione: come è possibile che anche qui, ora, io mi senta quasi a casa?

sabato 1 settembre 2018

Un Distillato di Sorrisi

Mi piace seguire i ritmi della natura. Il risveglio che segue il sole, odore di tappeti e polvere e cosce stirate da gambe incrociate, mani sulle ginocchia. Gli occhi sono chiusi per permettere ai pensieri di uscire dalle sottili fessure delle ciglia: li lascio liberi di osservare dall'alto, per permettermi di iniziare la giornata con più consapevolezza di ciò che ho attorno. Dopo la partita di basket delle otto del mattino, si balla sulle note di "Avec Toi", a piedi nudi sulla terra rossa. La musica è disturbata dal clacson del fuoristrada di Naina. La sabbia rimane sola, in compagnia di impronte di piedi diversi, uniti nella stessa danza: sigillo di un momento che si sbriciola, diventando un pensiero.
Sobbalzo e rimbalzo, il che rende più difficile cantare Avec Toi per animare il viaggio di andata. Le ruote imponenti dominano la strada ondulata e appuntita sotto la vigile guida di Naina, che sorride al volante quando parlo malgascio.
Dal finestrino osservo susseguirsi senza sosta fotografie di paesaggi di luna che sorge. Arriviamo a Besaika: mentre Naina abbassa il finestrino per salutare qualche conoscente a pochi metri da lui, io

giovedì 30 agosto 2018

Una Coperta di Capelli Nuovi


Sono le 14. Sono comodamente seduta su un grande sasso liscio e piatto nel giardino delle Petit Soeurs Marie Magnificat. Il sole, inizialmente piacevole, è ridondante. Sono immersa nello stato d'animo dell'attesa, suggerito dai frequenti cambi di posizione a cui involontariamente sottopongo il mio corpo. Sembra la mattina di Natale quando, finalmente, intravedo otto piccoli occhietti dalla fessura del grande cancello socchiuso! Eccoli. Sono Mariná, Hasina, Claudie e un bambino che ho deciso di chiamare Martin come risultato dell'assemblaggio dei suoni che percepisco quando sussurra a testa bassa il suo nome. Mariná, Claudie e Martin sono qui solo come accompagnatori: Suor Marie-Jeanne ha convocato solo Hasina. Ha i piedi nudi ma puliti, una gonna di tessuto

martedì 28 agosto 2018

Un bicchiere di latte

Intingo ritmicamente le gallette all'interno dell'acqua calda nella mia tazza bianca, senza manico. Ascolto il suono di questa lingua, incarnato dalle voci corpose di Suor Marie-Jeanne e Suor Benedicte. Una successione di vocali strascicate e consonanti gutturali che si annodano l'una con l'altra e mi trasportano in una dimensione ancestrale. Anche il più banale dei discorsi appare solenne quando non posso comprenderlo. Colgo alcune parole come "rahampitso" che significa domani, qualche numero che probabilmente indica un orario, un paio di nomi di suora. Suor Ernestine termina il suo monologo in

sabato 17 dicembre 2016

Viaggio in Madagascar: la Prospettiva di un Amante delle Stelle

La prima sera trascorsa in Africa, quasi non ci potevo credere. “Cos’è quella nuvola lunga e stretta che attraversa tutto il cielo?” mi chiedevo sbalordito. Sì, perché anche uno come me, che le stelle le ha amate sin da bambino e che ama andare a cercare tra le montagne del Trentino cieli bui e lontani da ogni luce artificiale, uno spettacolo del genere non l’aveva mai visto. Quella scia bianca, la Via Lattea, così elegante nel suo pallore, era tanto nitida sullo sfondo nerissimo del cielo che per un attimo i miei occhi si erano rifiutati di riconoscerla. Eccole lì, le centinaia di miliardi di stelle della nostra galassia, tutte in fila: sin da piccolo sapevo quante fossero, ma in quel momento mi pareva di poterle toccare una a una.

giovedì 1 gennaio 2015

Tsiroanomandidy: il Centro Arc en Ciel

Il centro Arc en Ciel (arcobaleno) è un istituto che accoglie bambini ed adolescenti che soffrono di malattie psichiche ed handicap fisici. Lo scopo di Arc en Ciel è quello di accompagnare questi bambini sfortunati, fornire loro un’educazione di base, insegnare loro
le basi della comunicazione (leggere e scrivere), un mestiere e soprattutto aumentare la fiducia in sé stessi affinché possano ricoprire un ruolo più dignitoso in seno alla società ed alle loro famiglie.
Il centro, accogliendo ragazzi con problemi fisici e mentali non può definirsi una scuola speciale perché non è possibile seguire dei programmi didattici ordinari.
La maggior parte degli utenti sono dei bambini respinti dalla società e purtroppo considerati una vergogna per le loro famiglie. In questa società infatti è molto

Tsiroanomandidy: Arc en Ciel Center

The Arc En Ciel (Rainbow)  is an educational center receiving  children and young people suffering mental illness and physical disabilities. The principle of this center is to receive
these children and give them support and basic education, train them to a manual work, play with them, teach them and improve their communication (speaking, express). Furthermore, the efforts of the staff is directed to give them self- confidence and to help them finding their place within their families and within society. Arc En Ciel harbors people who have these disorders and disabilities issues, without being a special school because boarders cannot follow properly usual school programs.
Most boarders are children rejected by

Tsiroanomandidy: Le Centre Arc en Ciel

Le foyer Arc en ciel est un foyer éducatif accueilli les enfants et des jeunes qui souffrent des maladies psychiques et des handicapés physiques. La raison d’être du foyer est d’accueillir
ces enfants dans le but de les accompagner, donner à eux l’éducation de base, leur donner l’apprentissage aux travaux manuel, lecture, apprendre la communication (parler, exprimer) et surtout redonner la confiance à eux qu’ils ont belle et bien leur place au sein de leur famille et au sein de la société. Il accueillit les personnes qui ont ces troubles et problèmes d’handicapes non pas une école spéciale car les pensionnaires ne peuvent pas assurer et suivre correctement les programmes scolaires habituelles. 
La plupart des enfants accueillis ici sont des enfants repoussés par la société et la honte pour leur famille. C’est difficiles pour les parents

lunedì 24 giugno 2013

Misy Andro Miavaka

Conservo molti ricordi indelebili del meraviglioso viaggio a zonzo per il Madagascar di otto anni fa. Uno dei più nitidi mi riporta a Tsiroanomandidy quando ogni sera sedevo insieme ai ragazzi che a vario titolo abitavano la missione (per lo più studenti e seminaristi) ascoltando rapito le canzoni che accompagnavano la preparazione del loro pasto. Una di queste canzoni  mi piacque così tanto che chiesi di loro di cantarla davanti alla mia fotocamera digitale impostata nella funzione di videoregistrazione e di scrivermi il testo. Non volevo dimenticare quella melodia capace di infondere in me allegria e serenità. Purtroppo il testo andò perduto nel corso dei numerosi traslochi che si susseguirono negli anni. O almeno così credevo fino a pochi giorni fa, quando il foglietto recante il testo di quella canzone è riapparso dal nulla tra le pagine di un vecchio quaderno per appunti. Finalmente video, musica e testo si sono potuti incontrare di nuovo ed ho potuto constatare che il loro potere di emozionarmi si è conservato intatto.

 

Misy andro miavaka
Natolotry ny taona mifan

lunedì 4 febbraio 2008

Pensieri Malgasci

Durante le sei settimane in cui ho girato per il Madagascar e sono stato ospite della missione di Tsiroanomandidy, ho scritto un diario di viaggio. Seguono alcuni brevi episodi ed estratti recuperati tra le numerose pagine che sono scaturite.


Questo è il pianeta Africa, prendere o lasciare. Non esistono compromessi : fame, povertà, allegria, meraviglie della natura e milioni di volti segnati da vite durissime. Ho ritrovato questa gente come l’ho lasciata: un popolo in cammino… lento e stentato, ma in cammino. E questa volta sono in strada anch’io!

Balene! Anzi, megattere! Finalmente il sogno si realizza. I maschi oggi erano in gran forma, e non hanno lesinato salti e acrobazie incredibili per animali di oltre trenta tonnellate. Le femmine, compassate e civettuole, li seguivano senza mostrare troppi entusiasmi. Quello spettacolo di cetacei mi ha divertito al pensiero che, in fondo, non si tratta altro che dello stesso comportamento che nei millenni i maschi di tutte le specie animali hanno selezionato nella fase che precede l’accoppiamento… specie umana compresa! Chiamasi esibizionismo.


Questa mattina, essendo brutto tempo, mi sono recato sulla spiaggia a raccogliere conchiglie. Si sono unite a me, spontaneamente, tre bambine malgasce incuriosite da quello strano “vazaha” (straniero) intento a raccogliere qualcosa per loro senza valore e comune quanto la frutta sugli alberi. Subito è iniziato un nuovo gioco, ovvero porgere al tizio bianco conchiglie sperando che le accettasse e le riponesse nella noce di cocco porta-oggetti. Ad un certo punto ci siamo trovati lungo un tratto di battigia dove le onde erano forti, l’acqua alta e a fatica si riusciva a rimanere in piedi. La più piccola si è messa a piangere non riuscendo a proseguire oltre. Mosso a compassione l’ho presa in braccio e lei, sentendosi finalmente al sicuro, ha smesso di piangere. Un pensiero che subito mi è saltato alla mente è che sarebbe bello con la stessa facilità di quel gesto risolvere alcuni dei terribili problemi che affliggono il Madagascar […].
A questo episodio ho pensato anche in seguito. E la conclusione è che offrire il proprio contributo in realtà è veramente facile come prendere una bambina in braccio. Due soli esempi: per mandare a scuola 250 bambini per un mese sono “sufficienti” 30 euro; per completare la costruzione dell’unica scuola di un villaggio mancano “solo” i 70 euro necessari alla realizzazione del tetto. Eppure, quei 250 bambini e quel villaggio rimarranno senza scuola, perché quei soldi non ci sono.


Mi trovo in piena notte presso un distributore di benzina, piegato sotto il peso del mio zaino, fermo su un marciapiede intento a scrivere il diario quotidiano, in attesa di un fantomatico mezzo di trasporto di passaggio che, tra parentesi, ho già pagato. La mia situazione è di per sé assurda, soprattutto perché si basa su una sconsiderata fiducia verso africani che nemmeno conosco. Ma la situazione diventa improvvisamente interessante e divertente. Il luogo dove sono è un vero e proprio crocevia di auto, autobus, bambini che vendono ciambelle fritte e frutta colorata riposta su vassoi di legno adagiati sulla testa, una vera e propria folla di vagabondi che bighellona senza uno scopo preciso. Superato l’iniziale momento in cui tutti mi vedevano come un potenziale acquirente delle cose più impensabili, le relazioni si sono evolute in una direzione imprevista. Tutti a turno si sono avvicinati chiedendo chi fossi, che ci facessi lì, dove fossi diretto. L’attesa è durata oltre due ore, è quindi facile immaginare quante persone io abbia potuto conoscere! Le persone più anziane hanno cominciato a disquisire e scommettere tra loro se fossi riuscito o meno a prendere il mio trasporto, i bambini delle ciambelle di loro iniziativa si sono prodigati a chiedere a tutti i bus di passaggio dove fossero diretti e se ci fosse una prenotazione di un bianco, alcune ragazzette si sono proposte in sposa, i venditori più creativi hanno cercato nuovi articoli, ancor più surreali, che mi potessero interessare… Ero una vera e propria celebrità!
Per completezza di cronaca: dopo due ore e mezza di attesa è arrivato il mio passaggio, carico di enormi bagagli, un divano ed una motocicletta.


Sono arrivato alla missione e del mio contatto (Goffredo) nemmeno l’ombra. Tra l’altro mi sarebbe piaciuto trovarlo, perché ci sono arrivato accompagnato su una moto da trial da un tizio della città che andava nella stessa direzione, e il vedermi arrivare in quel modo sarebbe risultato certo spettacolare. In questo modo però ho avuto l’occasione di inserirmi magnificamente, facendo salti mortali con il mio francese e imparando le parole chiavi malgasce. Ad esempio oggi sono stato con una micro - suorina malgascia più larga che alta in un villaggio chiamato Miandrarivo, che nella lingua locale credo significhi “villaggio alla fine del mondo”, perché per arrivarci abbiamo dovuto seguire una lunga e impraticabile pista polverosa, e le case si trovano letteralmente disperse in mezzo al nulla, senza corrente elettrica né acqua potabile. Ero il secondo bianco che varcava le soglie di quel villaggio, e molti dei bambini (che avevano mancato per la giovane età il bianco precedente) non mi hanno staccato gli occhi di dosso per tutto il tempo.


Questa la devo scrivere: c’è una donna a Tsiroanomandidy che da 8 anni attende in prigione di essere processata per un furto di banane. Una vita distrutta a causa del fatto che qua il sistema giudiziario è sommario e inefficace.
Questo paese è strano. L’apparenza è quella di un luogo dove sembra impossibile poter vivere male: pieno di risorse, posti meravigliosi, dove la natura distribuisce generosa i suoi frutti. Invece la società è poverissima: non esiste sanità pubblica, scuole decenti, giustizia, le malattie sono molto diffuse, le vie di comunicazione sono in condizioni agghiaccianti. Mi ero convinto dai viaggi precedenti che in Africa si dovessero considerare due livelli: quello superficiale, dell’apparenza, in cui questi paesi mostrano il peggio di sé e suscitano il rigetto da parte di noi “ricchi”. Il livello più profondo invece è quello della gente, delle relazioni umane, della natura più incredibile del mondo, della musica, delle danze e dell’allegria perpetua. Qui forse le sono più complesse, ed è difficile demarcare un limite netto tra dolore e gioia, meraviglia e disgusto.
(Testo scritto nel Luglio 2005)
M.L.