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giovedì 1 gennaio 2015

Tsiroanomandidy: il Centro Arc en Ciel

Il centro Arc en Ciel (arcobaleno) è un istituto che accoglie bambini ed adolescenti che soffrono di malattie psichiche ed handicap fisici. Lo scopo di Arc en Ciel è quello di accompagnare questi bambini sfortunati, fornire loro un’educazione di base, insegnare loro
le basi della comunicazione (leggere e scrivere), un mestiere e soprattutto aumentare la fiducia in sé stessi affinché possano ricoprire un ruolo più dignitoso in seno alla società ed alle loro famiglie.
Il centro, accogliendo ragazzi con problemi fisici e mentali non può definirsi una scuola speciale perché non è possibile seguire dei programmi didattici ordinari.
La maggior parte degli utenti sono dei bambini respinti dalla società e purtroppo considerati una vergogna per le loro famiglie. In questa società infatti è molto

domenica 14 settembre 2014

Il Diario di Francesco

Arrivato a Dar es Salaam durante la notte la mia prima impressione è stata quella di una città non troppo diversa dalle nostre, ma molto più grande di Forlì. Con la luce del sole ho potuto constatare che in effetti il centro ospita alti palazzi e grattacieli, la periferia invece è più modesta e non di rado si posso scorgere abitazioni improvvisate con lamiere e muratura in bella vista. Sono rimasto a Dar il tempo necessario per visitare un’isoletta raggiunta in pochi minuti dalla spiaggia vicino al CEFA (ostello ove pernottavo). Dopo due notti a Dar di buona mattina ho preso il bus: dopo sette ore e

giovedì 20 marzo 2014

Tecnologia InformAfrica (2)

Dopo la prima distribuzione di computer del settembre 2012 (vedi post "Tecnologia InformAfrica"), VolontariA è stata in grado di donare altri computer portatili sanando alcune situazioni di bisogno. Ancora una volta tutto questo è stato possibile grazie all'aiuto  di Informatici senza Frontiere.
Alcuni degli studenti che VolontariA sostiene dal 2008 in questi anni stanno proseguendo gli studi all'Università, dove i costi dell'istruzione sono totalmente proibitivi per una famiglia tanzaniana media (laddove i genitori fossero ancora presenti) e addirittura impensabili per i nostri ragazzi orfani.  Per sottolineare maggiormente il carattere esclusivo

giovedì 20 febbraio 2014

Lettere dalla Tanzania

Questa settimana abbiamo ricevuto una meravigliosa sorpresa. Sono giunte (dopo tre mesi di peripezie postali...) le lettere dei ragazzi sostenuti presso la Scuola Secondaria Nyota ya Asubuhi di Ilamba. Sono già state inviate a coloro che hanno scelto di sostenere a distanza questi ragazzi, ma abbiamo voluto scansionarne alcune per condividere questa emozione con tutti gli amici. Queste parole ripagano i volontari di tutti gli sforzi e i generosi donatori dell' impegno economico.

lunedì 10 febbraio 2014

Viaggio 2014 in Madagascar

Dall’ 1 al 16 Luglio VolontariA organizza un viaggio in Madagascar. Gli obbiettivi del viaggio sono essenzialmente due:

1)      Nel 2014 ricorrono i dieci anni dall’inizio del progetto La Scuola di Paolo. Visiteremo i  luoghi dei progetti  nati da allora e programmeremo insieme ai partner locali le future attività e modalità di sostegno. Nel corso del viaggio raccoglieremo

martedì 10 settembre 2013

Grazie VolontariA, ma...

Il video che segue è dedicato a tutte le persone che sostengono VolontariA. Esso documenta la festa che la scuola primaria di Mwanzala ha organizzato per il gruppo in visita nel mese di Agosto. Questa scuola è nata per accogliere gli studenti in esubero dalla scuola primaria di Bomalang'ombe, che ormai ha raggiunto e superato le mille unità. VolontariA ha contribuito attivamente alla sua costruzione, e la scuola ha voluto dimostrare la propria gratitudine in questo modo. Alla festa hanno partecipato anche le autorità di villaggio e molti genitori dei ragazzi. Alla festa eravamo presenti solo in tre, ma era come se al nostro fianco ci foste tutti voi.

Eppure c'è anche un ma. Purtroppo la scuola di Mwanzala

lunedì 18 giugno 2012

Essere Bambini a Wajir

Propongo due brevi reportage trasmessi alcuni mesi fa da una televisione kenyana. Raccontano storie di bambini, e attraverso esse testimoniano cosa significhi vivere a Wajir.
Il primo video mostra la difficoltà dell’approvvigionamento idrico durante la siccità verificatasi alla fine del 2011 in tutto il Corno d’Africa. Spesso il rifornimento dell’acqua è affidato ai bambini, che sono costretti a percorrere fino a 25 km per raggiungere il punto di abbeverata più vicino. E’ questo il caso di Ayub Mohammed al quale a soli 7 anni spetta la responsabilità del trasporto dell’acqua e quindi della sopravvivenza della madre e dei fratellini.

Il secondo video racconta la storia di un ragazzo ipovedente, Mohammed Abdikerr, e delle difficoltà che incontra a scuola a causa della sua menomazione. Anche i cinque fratelli mostrano i sintomi della malattia agli occhi di Mohammed, ma a differenza sua non vanno a scuola. Ma le immagini documentano anche le condizioni della scuola di Mohammed, dove cinquecento ragazzi sono gestiti da solamente quattro eroiche insegnanti.

domenica 26 dicembre 2010

Storia di Ordinaria Povertà

Qualche giorno fa Joseph è entrato in ufficio con un po’ di titubanza per parlarmi del problema di un suo compagno ma, trovata l’atmosfera adatta ha cominciato a raccontarmi la sua storia. E’ nato in una famiglia abbastanza benestante e i primissimi anni della sua fanciullezza sono trascorsi nella pace. Il padre aveva un lavoro ben retribuito, la mamma coltivava i campi. Erano 4 fratelli di cui lui era il maggiore. Purtroppo questa situazione ha cominciato a cambiare quando il padre si è lasciato coinvolgere da un compagno di lavoro in un affare losco, si è dato all’alcool e alle donne. Tornava a casa solamente per lasciare qualche soldo per i figli Un giorno il datore di lavoro scoprì di essere stato derubato da lui e i suoi compagni; lo portò in un luogo di stregoneria ed egli ritornò a casa irriconoscibile. Joseph piange quando spiega lo shock che ha avuto nel vedere suo padre così cambiato: urlava, batteva sua mamma e suoi fratelli. Lui, il più grande, scappò dalla paura e andò a vivere dalla nonna. Un giorno il padre, in preda alla follia, afferrò il figlio più piccolo, di circa 5 anni, lo picchiò e lo trascinò nel bosco. Camminarono per lunghe ore. Il padre sempre più furioso entrò in una casa di un villaggio lontano: cominciò ad imprecare dicendo che voleva le sue mucche e capre. Gli abitanti della casa spaventati presero bastoni per difendersi e lo malmenarono fino a rompergli le gambe. Poi lo lasciarono nel bosco. Il bambino vagò per un po’, e poi cadde sfinito nel bosco lontano dal padre.


Qualche passante riconobbe il padre e portò la notizia alla famiglia che lo venne a prendere e riportare a casa. Quando lo videro, la mamma e i fratelli disperati gli chiesero dove aveva lasciato il piccolo. Egli, ritornato in sé, indicò il luogo. Joseph e la mamma corsero a cercare il piccolo.

A questo punto del racconto Joseph fa grande fatica a continuare: e’ sopraffatto dal dolore. Descrive suo fratellino con tanto amore: era bello, sano, allegro e intelligente. Lo abbiamo trovato riverso al suolo, morto. Le formiche legionarie, le siafu, ne avevano divorato i visceri.


Joseph dice con forza: “sister, quel giorno ho cominciato a odiare mio padre: per me lui era solo un animale della terra, di quelli che mangiano animali sotto terra. La mamma ha dovuto vendere tutti i nostri beni per pagare i debiti di mio padre. Siamo rimasti perfino senza casa. Mi sono ammalato e mi hanno portato nell’ospedale della città’. Lì il Signore mi aspettava per salvarmi. Una missionaria della Consolata che visitava gli ammalati mi ha visto in pericolo di morte e mi ha battezzato….Io sono sicuro che la Grazia di Gesù mi ha conquistato; tornato a casa ho cominciato a pregare e pian piano ho trovato la forza di perdonare mio padre e di insegnargli la Parola di Dio. Poi, dopo alcuni anni, finito le elementari desideravo tanto proseguire gli studi ma mia madre, molto ammalata, non poteva pagare le spese. Sono andato in città a cercare lavoro e qui un’altra missionaria della Consolata e’ stato lo strumento di Dio per darmi consolazione e speranza. Ella mi ha offerto di venire in questo Centro dove oggi sto bene perché qui c’é pace, bontà e lo studio mi apre un mondo che non conoscevo. Ho anche la possibilità di aiutare con la preghiera e il consiglio i miei compagni provati come me da esperienze tristi”.

Nel Centro Joseph è davvero una presenza buona, positiva e anche coraggiosa. E’ forte con i compagni che non fanno bene, li accompagna e se vede che le fanno troppo grosse ce li indica perché noi possiamo prendere i provvedimenti necessari per aiutarli a cambiare. Ne ha già salvati alcuni da comportamenti che avrebbero potuto portare serie conseguenze alla loro giovane vita.


Mi dice anche che sovente pensa con preoccupazione alla mamma, molto ammalata, che si trascina nel campo per coltivare un po’ di granoturco e verdure per tirare avanti e nutrire il padre disabile e i due figli che frequentano ancora la scuola. Joseph, quando trova un po’ di tempo libero dagli impegni del Centro, coltiva un campicello e ne vende il raccolto per pagare le spese di studio del fratello che frequenta le secondarie.


Quest’anno Joseph finisce la quarta classe e lascerà il Centro.

Questa testimonianza è stata raccolta da Suor Zita del centro di formazione secondaria "Nyota ya Asubuhi" di Ilamba.