20 novembre 2024
Neema craft, Iringa
È stato
un piccolo capitolo della mia vita durato 25 giorni, ma così
importante, così intenso, così diverso, così naturale, così
indispensabile per conoscersi e per conoscere.
Per conoscere
l'indispensabile nella nostra vita. Per capire che ciò che noi
consideriamo indispensabile non lo è davvero.
L'acqua tutto il
giorno non è indispensabile. La luce non è indispensabile. Mangiare
sempre cose diverse, buone, cucinate con impegno, non è
indispensabile.
L'amore è indispensabile.
Prendersi cura
delle altre persone è indispensabile. Sorridere è
indispensabile.
Studiare lo è.
Eppure questo lo
capisci quando lo vedi e lo vivi.
Siamo al Neema Craft,
mille comodità in più e già si fa fatica a rinunciarne. Doccia,
divanetto comodo, cibo molto buono, regalini.
E la povertà
la vedi meno, te ne dimentichi se non la vivi.
Spero di non
dimenticarmela.
Le case in mattoni rossi, una sola stanza per
tutte, senza finestre, porta in legno. E si vive.
Vorrei
vivere con quello che ho vissuto per sempre nel cuore. Riviverlo.
Condividerlo. Testimoniarlo. Non dimenticare, non fregarsene.
Non
dimenticare i volti che ho incontrato, le loro vite, le loro fatiche,
la loro grande gioia e gratitudine.
Elena & Alice
mercoledì 12 marzo 2025
L'indispensabile
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Il Diario di Francesco
giovedì 20 febbraio 2014
Lettere dalla Tanzania
domenica 26 dicembre 2010
Storia di Ordinaria Povertà

Qualche passante riconobbe il padre e portò la notizia alla famiglia che lo venne a prendere e riportare a casa. Quando lo videro, la mamma e i fratelli disperati gli chiesero dove aveva lasciato il piccolo. Egli, ritornato in sé, indicò il luogo. Joseph e la mamma corsero a cercare il piccolo.
A questo punto del racconto Joseph fa grande fatica a continuare: e’ sopraffatto dal dolore. Descrive suo fratellino con tanto amore: era bello, sano, allegro e intelligente. Lo abbiamo trovato riverso al suolo, morto. Le formiche legionarie, le siafu, ne avevano divorato i visceri.
Joseph dice con forza: “sister, quel giorno ho cominciato a odiare mio padre: per me lui era solo un animale della terra, di quelli che mangiano animali sotto terra. La mamma ha dovuto vendere tutti i nostri beni per pagare i debiti di mio padre. Siamo rimasti perfino senza casa. Mi sono ammalato e mi hanno portato nell’ospedale della città’. Lì il Signore mi aspettava per salvarmi. Una missionaria della Consolata che visitava gli ammalati mi ha visto in pericolo di morte e mi ha battezzato….Io sono sicuro che la Grazia di Gesù mi ha conquistato; tornato a casa ho cominciato a pregare e pian piano ho trovato la forza di perdonare mio padre e di insegnargli
Nel Centro Joseph è davvero una presenza buona, positiva e anche coraggiosa. E’ forte con i compagni che non fanno bene, li accompagna e se vede che le fanno troppo grosse ce li indica perché noi possiamo prendere i provvedimenti necessari per aiutarli a cambiare. Ne ha già salvati alcuni da comportamenti che avrebbero potuto portare serie conseguenze alla loro giovane vita.
Mi dice anche che sovente pensa con preoccupazione alla mamma, molto ammalata, che si trascina nel campo per coltivare un po’ di granoturco e verdure per tirare avanti e nutrire il padre disabile e i due figli che frequentano ancora la scuola. Joseph, quando trova un po’ di tempo libero dagli impegni del Centro, coltiva un campicello e ne vende il raccolto per pagare le spese di studio del fratello che frequenta le secondarie.
Quest’anno Joseph finisce la quarta classe e lascerà il Centro.
