lunedì 14 agosto 2017

"Un giorno tutto questo sarà tuo"

“Are you scared?” “ Yes.”

Così rispose, con un velo di timidezza sul volto, il ranger kalashnikov che ieri sera vegliava sul nostro fuoco, dopo che leoni, ippopotami e iene avevano unito le loro voci in un coro africano questa volta per noi nuovo. Gli chiedemmo allora se fosse un buon tiratore e lui, sorridendo, ci disse che lo sarebbe stato solo se la nostra vita fosse stata realmente in pericolo, o non avrebbe mai sparato.
Mi è sembrato un semplice dialogo sul momento, ma le sue parole continuano a ripetersi nella mia mente per qualche motivo…
Ore 5.45, questa mattina ci alziamo prima noi del sole, ma le mie gambe sono leggere e invece di sentire un languorino nella pancia, questa volta ad avere fame è ciò che ieri pomeriggio ha avuto il
primo assaggio di questa parte Africa; ho solo quattro ore ancora in questo parco di 22.000 kilometri quadrati, quindi non c’è tempo da perdere e salgo sul fuoristrada mentre inizia ad albeggiare.
Eccoci ora giungere al fiume, poco distante dalle nostre abitazioni; ci affianchiamo ad un giovane leone maschio, con ancora pochi peli al posto della criniera, il nostro arrivo non lo turba minimamente, il suo sguardo è fisso verso la distesa che ha davanti a sé e subito il mio pensiero corre alla celebre scena del re  leone “un giorno tutto questo sarà tuo”; quel leone non ha fretta e sembra che anche lui stia godendo della magnifica alba sul suo “regno”, mentre lo osservo sento il mio battito accelerare e arriva la prima scossa. Giunge poi la leonessa, insieme si alzano e camminano verso la grande palla rossa che emerge all’africana “pole pole”.    
Gli occhi attenti della guida ci conducono a tre leonesse che riposano all’ ombra di un albero, spegniamo il motore per osservarle e ancora una volta la riva del fiume ci porta sorprese: sulla sponda altre due leonesse vegliano sul cadavere di una giovane giraffa uccisa in mattinata, sotto il sole questa volta cocente sono impegnate a difendere il pasto dai temerari avvoltoi, che attendono impazientemente il loro turno. Se la visione di tanti animali poteva portare la mente a pensare a una finzione questa scena riporta il tutto alla realtà. Seconda scossa mentre mi trovo ad essere rapito da una scena tanto cruda.
Il cerchio della vita, tanto per citare ancora una volta il re leone, è fatto anche di questo, la morte che può sembrare tanto ingiusta agli occhi quanto necessario per mantenere l’equilibrio. In questi luoghi dove finalmente possiamo privarci delle maschere e vedere oltre le nubi create dai sistemi occidentali continuano a pararsi davanti a noi realtà di cui dobbiamo fare tesoro e come la vita nei paesini degli altopiani della Tanzania anche la durezza della natura apre il cuore.
Il nostro viaggio decide però di regalarci ancora sorprese ed è per questo che la terza scossa di oggi sono gli elefanti disposti a scudo davanti alle jeep con le orecchie spalancate, i cuccioli nei branchi di giraffe e zebre, che poco distanti dalla scena delle leonesse giocano e si rotolano su questa terra rossa.
Mi sforzo allora di mantenere il silenzio e di sfruttare tutti i sensi che possiedo perché  la vista mi permette di assaporarne solo il profilo; infatti, per la prima volta, ieri sera ho sentito il suono del sonar dei pipistrelli mentre sfrecciavano nel cielo stellato insieme alle stelle cadenti, un suono che le mie orecchie avevano sentito probabilmente tante altre volte, ma che mai si erano fermate ad ascoltare.
Ecco allora che finalmente inizio a comprendere meglio l’espressione e le parole del ranger, di quell’uomo che, lontano dalla civiltà, si trova a contatto con la natura e la teme, ma allo stesso tempo la rispetta; questo lo rende parte di essa e lo distingue dal fuoristrada carico di persone per il quale il leone non interrompe la propria attività. Ho molto da imparare da queste giornate, perché il tempo stringe e il pianeta dove viviamo, di cui ho visto solo una minima parte, viene marcato inesorabilmente da noi che abbiamo deciso di porci sopra un piedistallo e decidere di tenerci separati da quella che è la NOSTRA natura.

GIAMMARCO



8 commenti:

Cristina Cris ha detto...

Giamma, io e Angela abbiamo letto tutto d'un fiato questo tuo meraviglioso racconto!!! Ci hai lasciato senza parole, ma con tanti pensieri ed emozioni. Abbiamo mandato in africa dei "rover/scolta" ma tornate "esploratori/guide": esploratori di un mondo, pulito dalle cose inutili e guide di un cammino in mezzo a emozioni vere e toccanti. Grazie grazie grazie ragazzi del clan "Gabbiano Jonathan"

Mario Proli ha detto...

Bellissima descrizione, appassionante e riflessiva. Vivere e comprendere le situazioni con tutti i sensi è un insegnamento di valore. Grazie Giammarco. Saluta tutti e buon rientro.

Antonio ha detto...

La minima parte che hai visto probabilmente e' la culla dell'umanità dove tutto ha avuto inizio e dove per certi versi tutto e' immutato. La nostra presenza, la presenza dell'uomo rende il tutto difficile ed artificiale mantenere il contatto con la natura che era e che e' purtroppo non e' sempre realizzabile. Antonio

Anonimo ha detto...

Buon rientro!

Elisabetta ed Andrea ha detto...

"Queste scoperte, questa avventura le voglio viver con te. Guarda che incanto è questa natura e noi siamo parte di lei" diceva una canzone scout di un campo nazionale........hai colto bene lo spirito con cui bisogna stare in mezzo alla natura.
Un saluto a tutti
Andrea ed Elisabetta

Marina ha detto...

Ho atteso tanto le tue parole e ora piango lacrime di gioia per la loro bellezza.... Marina Riccardo Luca

Ileana Acqua ha detto...

Descrizione forte ed incantevole ...anche tu mi hai dato la possibilità di vedere con i tuoi occhi ...ragazzi che esperienza ..ma ci pensate ? Quello è un posto solo per saggi e la vostra guida lo è...portateci il tesoro che avete accumulato in questi giorni ...grazie !

Lisa ha detto...

Giammy,perché tu sei Giammy per me,leggo questo tuo racconto e provo le scosse che hai provato tu,in questa alba geograficamente cosi distante dalla tua,ma mai cosi vicina.ti voglio bene. Lisa