mercoledì 16 agosto 2017

Ognuno ha la sua Africa

Quando siamo partiti, ormai 15 giorni fa, non sapevamo che cosa aspettarci da questa avventura. Ora, ormai sulla strada del ritorno, sappiamo che, se non vedi, non tocchi da vicino e non senti i profumi e gli odori dell’Africa, l’Africa non la puoi nemmeno immaginare. Ripercorrendo la strada all’indietro provo a ricordare tutte le immagini che dal primo giorno hanno affollato la mia mente per poi rimanere nel mio cuore: la città di Dar già viva alle 5 del mattino, più tardi le persone che aspettano sul ciglio delle strade per vendere qualsiasi cosa, i Masai in quasi tutti gli agglomerati incontrati lungo il nostro viaggio che pascolano i loro animali. Qua si vive soprattutto fuori, per la strada: i bambini ad ore improbabili tornano a casa soli, come a Boma, con tronchi e rami sulla testa
e nelle mani il loro machete. La prima volta che ho incontrato Ana e Nema avevano con sé il machete ed erano venute a vedere la partita di calcio nel campo vicino a noi. Abbiamo seguito l’incontro l’una accanto all’altra, sorridendo continuamente e tifando insieme per i nostri. Ed il machete sempre lì appoggiato a terra! Dopo la Messa della domenica, festosa, gioiosa e soprattutto partecipata da tutti (come sarebbe stato possibile il contrario?), ogni sera alle 18 ci aspettavano per i Vespri, salutandoci ognuno con il nostro nome. Non ce lo saremmo mai aspettato!!
E poi la scuola, grigia, incupita ancora di più i primi giorni dalla nebbia e dalla pioggia che batteva incessante. La tempera bianca e la vernice azzurra dalle varie sfumature (ma come dicono qui “hakuna shida”!) avevano fatto sì che la scuola diventasse per i bambini un luogo accogliente, degno di quel nome.
E ancora l’incontro con le persone; lungo la strada per arrivare a Boma, l’accoglienza delle suore e dei ragazzi della scuola, le sorelle siamesi, Maria e Consolata che ci hanno dato una lezione di vita e ci hanno insegnato che non bisogna mai perdere la speranza nel futuro. Piccolo assaggio di quello che avremmo trovato dopo: le sarte del centro sociale, le nostre cuoche, il guardiano, le maestre della scuola materna, la direttrice della scuola primaria, Flora. Ognuna di loro diventava ben presto parte della nostra vita o noi della loro, seppur per poco tempo. O forse no?
Mentre ora guardo fuori dal finestrino della jeep, per cercare di vedere gli ultimi animali che potremmo incontrare qua in Africa nel parco prima di arrivare a Dar, ripenso al Safari dei giorni scorsi dove eravamo immersi nella savana sconfinata, pulsante di vita, in tutta la sua bellezza, il suo ordine, dove ogni animale, ogni pianta, ogni albero è al proprio posto.
Abbiamo fatto tanta strada, l’abbiamo fatta dentro di noi. Sarà difficile tornare indietro, tanto più fermarsi.
“Ognuno ha la sua Africa” diceva Maria Teresa Battistini, amica e collaboratrice di Annalena.
Ora tocca a noi trovarla.
Un grandissimo grazie a VolontariA, Michele, Anna, Fede, Don Roberto, Carmelo ed ai ragazzi per avermi accolta fra loro e avermi fatto sentire parte del gruppo.

Safari njema!!!
CHIARA




8 commenti:

Ileana Acqua ha detto...

Eccomi ..giusto per non perdere la gara ...no..scherzo !! Sapevo già che sareste tornati dilaniati ma felici ..grazie anche a te Chiara ...se mai andrò difficilmente tornerò !! Un bacio

Marina ha detto...

Chiara leggendo la tua esperienza ho sognato anch'io, un giorno, di farcela a compiere una strada simile....

Anonimo ha detto...

ho brontolato molto x la scelta di questa avventura in Tanzania...oggi dopo aver visto tutti ivostri visi sorridenti...la vostra gioia e soprattutto l'atmosfera di complicità che vi avvolgeva...ira posso dire veramente di cuore grazie x aver accompagnato i ns figli in questa storia meravigliosa....Grazie Letizia ed Elf

Anonimo ha detto...

scusa ORA e non ira

Fulvia Manzella ha detto...

Carissima Chiara, anche se noi altri quest'avventura l'abbiamo vissuta dall'altra parte dell'oceano, attraverso i vostri preziosi racconti e forti emozioni, direi proprio che tutto questo è stata "la nostra Africa". Grazie ancora una volta per aver accompagnato i nostri ragazzi!!!

Antonio ha detto...

Proprio così: se non lo vivi e vedi di persona non puoi capire. Queste sono le parole che i miei figli ci hanno detto: le gemelle siamesi, il leopardo sull'albero e tanto altro.... grazie anche a te per aver accompagnato e in qualche modo vegliato sui nostri ragazzi e aver reso la lontananza a noi più serena.

Cristina Garoia ha detto...

Cara Chiara, amica mia e mia "socia" nella meravigliosa avventura che è l'oratorio; nostra gioia e nostro incubo...a volte....Hai visto con i tuoi occhi da che situazioni sono "scappati" la maggior parte dei nostri bambini. Io posso immaginare solo, i pensieri che avrai avuto paragonando i bambini che hai incontrato ai nostri e sono sicura che d'ora in poi guarderai i "nostri" con occhi diversi. Per quello che puoi insegna anche a me a "guardarli". Grazie per il tempo che anche tu hai donato ai nostri ragazzi del clan a vivere questa avventura. <3 <3 <3 ....rimetto i 3 cuoricini perchè ho saputo che sono mancati.

Elisabetta ed Andrea ha detto...

Grazie a te ed al Signore per questa bellissima avventura!