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domenica 14 agosto 2016

Memorie dal Genocidio

Le chiese di Nyamata e Ntarama e il Kigali Memorial Centre sono luoghi in cui viene custodita la memoria di un’apocalisse. Le dimensioni di ciò che le milizie Hutu perpetrarono ai danni di Tutsi e Hutu moderati non furono raggiunte nemmeno dalla terribile e organizzatissima macchina nazista.
La visita di questi luoghi sconvolge nonostante sia noto ciò che avvenne nei numeri e nei tempi. Ciò che invece non viene sufficientemente evidenziato sono i fatti che precedettero la carneficina e soprattutto quelli che seguirono e che provocarono un numero di morti immensamente superiore. Ampliando l’analisi alle cause e alle conseguenze emerge come gli europei abbiano sulla coscienza la vita di milioni di persone e le mani grondanti il loro sangue.
Durante il periodo coloniale belga, la popolazione del Rwanda fu divisa nei suoi principali gruppi etnici: Tutsi, Hutu e Twa (il popolo pigmeo). La carta d’identità di ogni cittadino ruandese, a partire dal 1930,  recava in bella vista la sua appartenenza etnica. I belgi inoltre puntarono solamente sulla minoranza Tutsi per ricoprire gli incarichi di potere e di responsabilità. La chiesa cattolica ebbe la sua dose di responsabilità sposando l'ideologia camitica secondo la quale i poli provenienti dal bacino del Nilo, come probabilmente i Tutsi sono, erano superiori per intelligenza e capacità ai popoli negroidi. Tutto questo contribuì ad

giovedì 27 febbraio 2014

Viva la Guerra, Abbasso i Rifugiati!

E’ sempre interessante osservare le statistiche che descrivono i movimenti del denaro mondiale. Ad esempio,  spigolando tra i numeri del commercio internazionale delle armi, è possibile rivelare alcune tra le più clamorose contraddizioni del nostro tempo.
Per la prima considerazione occorre citare uno dei film più ingiustamente sottovalutati della storia del cinema: Lord of War.
Nel film Nicholas Cage interpreta un mercante d’armi americano di origine ucraina che grazie al suo cinismo e alla sua scaltrezza ottiene un successo strepitoso nella sua attività. Al termine viene svelata una connessione inquietante: i paesi che maggiormente esportano armi (esclusa la Germania, aggiungo io) sono i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Già, proprio le Nazioni Unite, quelle che presiedono le missioni internazionali di Pace e che si prendono cura dei milioni di profughi sparsi per il mondo. Diciamo che gestiscono la filiera completa, dalla vendita di armi fino al processo di pacificazione.
I dati estrapolati da Nigrizia sul commercio di armi verso l’Africa suggeriscono un’altra riflessione

domenica 1 dicembre 2013

Niente è Stato Più Come Prima (forse)

Credo che l’ottanta per cento di coloro che visitano la Normandia vi giunga appositamente per i luoghi dello sbarco. Io appartengo al restante venti per cento. Sono però sicuro che a prescindere dal motivo per cui ci si arrivi in un modo o nell’altro si sia costretti a fare i conti con la storia. Strade, statue, chiese, segnali stradali, negozi… tutto in Normandia richiama al 6 giugno 1944. Sono state scritte tonnellate di carta e girati chilometri di pellicola sullo Sbarco (con la “S” maiuscola), eppure la storia non è riuscita a fornire un’interpretazione condivisa di quello che fu uno dei giorni più sanguinosi della storia dell’umanità.
I due cimiteri militari, quello americano e quello tedesco, forniscono

giovedì 14 giugno 2012

Rumba, Partigiano e Rivoluzionario

Rumba, al secolo Umberto Fusaroli Casadei, è stato per qualcuno un eroe della resistenza antifascista, per altri un volgare assassino. Sicuramente è stato un personaggio di spicco di una fase storica molto turbolenta, in Italia ed in Africa.
Umberto nasce a Bertinoro il 25 marzo 1927.   Il 1° Maggio 1944, durante l’eccidio di Bertinoro, i fascisti uccidono il padre Antonio, lo zio Gaetano ed il cugino. Umberto ha solo 17 anni. Questi tragici fatti rafforzano in lui i sentimenti partigiani, che già lo avevano indotto ad aderire alla Brigata Garibaldi Romagnola e successivamente alla 29esima GAP. Umberto diventa presto un feroce antifascista. In un’intervista del 2001, afferma di aver ucciso centinaia di fascisti sia prima che dopo la guerra, sentendosi orgoglioso per aver svolto così bene il suo dovere di partigiano. Queste esternazioni provocano una reazione violenta alcuni mesi dopo quando, un pacco bomba a lui indirizzato, scoppia presso gli uffici postali di Forlì ferendo due addetti in modo fortunatamente non grave. Negli anni ’70 si trasferisce con la moglie Marisa in Africa, per prendere parte ai movimenti rivoluzionari che animano il continente nero in quegli anni.

sabato 21 gennaio 2012

Tempi di crisi

Nel 2008, quando scoppiò la crisi finanziaria mondiale,culminata con il fallimento di Lehman Brothers, mi trovavo in Tanzania. In un solo giorno vennero polverizzati oltre 900 miliardi di euro di capitalizzazioni e ricordo nitidamente che cercai di spiegare ai collaboratori locali la quantità di denaro che era andata in fumo in quelle ore. Per rendere ancor più convincente la spiegazione applicai il tasso di cambio e tradussi la cifra in scellini tanzaniani: scrissi su un foglio di carta la cifra 1,5 seguita da 14 zeri. Rimasero a bocca aperta. All’epoca guadagnavano il corrispettivo di circa 1,5 euro al giorno (senza alcun zero dopo…), e tali cifre erano decisamente al di fuori  dalla loro immaginazione.
Successivamente mi prodigai nel tentativo di spiegare loro i sacrifici che ci si prospettavano in Europa ed elencai una serie di beni a cui avremmo dovuto rinunciare: non saremmo più potuti andare al ristorante o al cinema, licenziamenti e disoccupazione giovanile, riduzione delle spese alimentari, basta vacanze, tagli alle scuole e ai servizi sanitari, carburanti alle stelle, rincari sulle bollette.
Mi dissero che non gli sembravano dei grandi sacrifici: loro tutte quelle cose non le avevano mai conosciute.
Nello stesso periodo a Bomalang’ombe e Lyamko, i due villaggi presso cui vivevamo, nacque dietro iniziativa di privati cittadini l’associazione “Mshikamano” (che significa “solidarietà”), che aveva lo scopo di aiutare i più poveri e i malati. Ricordo un’assemblea di Mshikamano, cui presero parte oltre cento persone, nel corso della quale vennero raccolti i fondi (pochi scellini in realtà) per aiutare alcune famiglie in difficoltà fornendo loro sapone e farina di mais.
Ci sono circa due miliardi di persone, su questo pianeta, che vivono in nazioni che non riescono a garantire loro un reddito pro capite di 2 euro al giorno (a parità di potere d’acquisto). E questa cifra non tiene conto dei poveri che vivono in India, Brasile e Cina, potenze economiche che hanno terribili problemi di disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza.
Ci sono poi circa 900 milioni di persone (quasi la popolazione di Europa e Stati Uniti messe insieme) che vivono in contesti di guerra.
Questo post non vuole sminuire il dramma delle famiglie occidentali che perdono le loro fonti di sostentamento e che conoscono situazioni di povertà. Voglio soltanto sottolineare quanto siano forti i nostri lamenti per l’attuale situazione economica e quanto silenziosa sia la maggioranza della popolazione mondiale che da sempre vive realtà di privazione e sopruso.
La crisi economica ci sta facendo solo intravedere lo stile di vita medio dei miliardi di poveri di questo mondo, e questo ci spaventa e ci scandalizza. Siamo impazienti di ripristinare la distanza tra ricchi e poveri che c’è sempre stata e che inconsciamente consideriamo come normale.
Un’ultima riflessione. Il degrado morale ed etico che permea la società dei paesi economicamente sviluppati è figlio del benessere. E’ solo un caso se le personalità che hanno comunicato i valori più alti dei tempi moderni siano fiorite in ambienti dove si sperimentavano povertà e ingiustizia?
La crisi ci restituirà i valori che avevamo dimenticato? Ci ricorderemo che l’uomo vale infinitamente più del denaro?