sabato 23 luglio 2011
British Museum
mercoledì 6 luglio 2011
Tanzania: Foto Storiche
venerdì 3 giugno 2011
Grannies Project - May 2011 Report
Here follows a brief report concerning activities carried out in Wajir Grannies Project in May 2011:
Cash hand outs – During this period each granny has received Ksh 400 to buy some basic needs.
Food ration distribution – Every granny has each received four (4) kilogram of rice during the month may.
Shelter renovation – Four (4) huts were repaired during this reporting period and twenty (20) grannies were given each one grass mat to repair their huts.
Small table business – three table businesses were started during the month of May 2011.
Local goat farming- Ten (10) grannies have benefited from local goat farming. The project worker and a male granny goes to the market and buys local goats and they are given to the selected grannies it the projects compound. Afterwards the projects fieldwork representative goes out to monitor the farming.
Local chicken rearing – Five (5) grannies have during the month of May 2011; have been bought each two (2) local chickens. The project has a poultry house in its compound and is rearing chicken. Later the chickens are given to the grannies after they have built a small poultry house in their compounds. Due to high demand of poultry products most of the grannies are interested and willing to have each two or more chickens. Currently there are thirty six (36) chickens and five (5) chicks (6days old) in projects’ poultry house. The chickens are and will be fed by the grannies assisted by the project workers. Future plans are that when the poultry house will be complete (before mid June, 2011), and the estimated number of chickens bought; their products (eggs and chicks) will be used to benefit the grannies by either selling them or giving to the grannies.
Fire wood selling – For the month of May two grannies benefited by firewood business which was started in the compounds

giovedì 26 maggio 2011
Sono disposto a tutto
CERCO QUALSIASI TIPO DI LAVORO
QUALSIASI ORARIO SONO SENEGALESE BRAVO
SERIO ONESTO E IN MOBILITA' FINO 2013
DISPONGO DI UNA MACCHINA NON MI INTERESSA
FERIE O FESTE LA PAGA NON IMPORTA
SONO DISPOSTO A LAVORARE IN NERO ANCHE
MOMENTANEAMENTE. QUANDO HO UN LAVORO
LA MIA PRESENZA E' GARANTITA OGNI
GIORNO.
Sono due le considerazioni che sorgono spontanee:
Prima considerazione. Se questo senegalese afferma di non essere interessato a lavorare "solo" durante i canonici giorni lavorativi, di rinunciare alle ferie e di non badare neppure alla paga significa che ha già incontrato sulla sua strada datori di lavoro che gli hanno imposto queste condizioni;
Seconda considerazione. In un mercato del lavoro così degenerato e iniquo non lavora chi è il più competente ma chi è il più disperato e disposto a rinunciare a tutti i suoi diritti pur di portare a casa qualche soldo.
martedì 24 maggio 2011
Frammenti Albanesi



martedì 17 maggio 2011
Gerusalemme e la Terra (che fu) Santa
[...] un pellegrino domenicano del XV secolo, Felix Fabi, osserva che la concezione di un solo Dio (il monoteismo) unisce le differenti religioni di Gerusalemme, ma la pratica di tali religioni in fondo le divide ancora di più. Il bravo pellegrino fa una lista lunghissima delle fedi ivi praticate, e di tutte le sfumature dell'Ebraismo, dell'Islamismo e del Cristianesimo. Greci, Siriani, Armeni, Nestoriani, Gregoriani, Maroniti, Beduini, Turcomanni, Mamelucchi e, aggiugerei, Copti (Etiopi ed Egiziani), Giacobiti siriani, Greci ortodossi [...] si avvicendano con un'agenda oraria ferrea ogni giorno a Gerusalemme per onorare e custodire la memoria dello stesso Dio. Dio che in principio sarebbe lo stesso, ma di cui in realtà ciascuno si sente il "vero" interprete. [...]
La concentrazione in uno spazio così ristretto di tante convinzioni diverse fa pensare a tante vedove di uno stesso defunto che vivono nella stessa casa, ciascuna di esse convinta di essere la "vera e unica" vedova. E' presumibile che lo spirito del defunto, se eventualmente esisteva, si sia nel frattempo trasferito altrove lasciando un grande vuoto.
A riempirlo sono rimasti i suoi adepti, con tutto il loro zelo e la loro granitica fede, rappresentando solo se stessi e presidiando il Nulla.
sabato 14 maggio 2011
Uniti per l'Egitto
Personalmente ho trovato la notizia piuttosto interessante, e ho voluto approfondirla sui siti delle agenzie internazionali e su alcuni blog esteri. In uno di questi, ho trovato la foto di uno striscione esibito nel corso della manifestazione. Nello striscione compare un simbolo formato dall'unione della mezzaluna islamica e della croce cristiana. In uno degli stati islamici più grandi del mondo (il 90% degli 80 milioni di abitanti sono musulmani) e con il maggior numero di cristiani (i copti) è comparso un simbolo che a me sembra rivoluzionario molto al di là dei confini egiziani. Nel corso della mia ricerca ho scoperto che questo simbolo era stato utilizzato dalla popolazione, nella medesima piazza, in almeno altre due circostanze: il 6 Febbraio e l'11 Marzo.

Il perchè di questa audacia è riassunto nelle parole di Rana, una delle manifestanti di piazza Tahrir: "Tutti gli Egiziani, siano cristiani o musulmani, vogliono il cambiamento, la giustizia e la libertà per il popolo". Le manifestazioni organizzate nel corso degli ultimi sei mesi sono nate anche in risposta agli attentati orditi dai fondamentalisti che hanno preso di mira i cristiani copti. Il popolo egiziano è sceso in piazza per affermare la sua unità e la comune aspirazione verso la democrazia e la libertà. Questa protesta ha preso corpo ed ha incendiato gli animi dei cittadini egiziani grazie ai moderni network di comunicazione e informazione, e ha visto i giovani come interpreti principali. In nome del progresso civile e dei diritti umani il Corano e la Croce sono stati impugnati insieme a sancire la solennità del momento che sta vivendo l'Egitto e l'indissolubilità del patto che cristiani e musulmani stanno stabilendo per il bene del loro paese.
Il rapporto tra cristiani e musulmani rappresenta la grande sfida del nostro tempo, e dall'Egitto proviene un esempio della strada che tutto il mondo dovrebbe seguire, e cioè trovare unità nel rispetto delle differenze. Contro il terrorismo e per colmare la distanza che separa le parti occidentale ed orientale di questa nostra Terra non c'è altra soluzione che questa.M.L.
Le immagini di questo post sono state tratte dai seguenti blog e siti:
http://wondersofpakistan.blogspot.com/
http://blogs.reuters.com/faithworld
http://www2.canada.com/topics/bodyandhealth/story.html?id=4424754
http://muslimvillage.com/
http://www.bosnewslife.com/16697-egypts-christians-muslims-facing-tensions-after-unity
martedì 10 maggio 2011
Il Senso del Viaggio (3)
giovedì 31 marzo 2011
I Ponti della Discordia
Il ponte di Mostar è forse il simbolo delle guerre che negli anni ’90 hanno insanguinato i Balcani. La cittadina di Mostar tra il proprio nome proprio dal suo ponte (Stari Most o vecchio ponte) costruito dai turco-ottomani nel ‘500 e “difeso” dai Mostari, due torri che ne fortificano gli accessi. La cittadina di Mostar ha suo malgrado subito gli attacchi da parte di tutti i principali attori della lunga guerra balcanica. In seguito alla dichiarazione d’indipendenza da parte della Bosnia Erzegovina, nel 1992 le truppe serbe e montenegrine bombardarono la città dalle alture che la circondano per ben nove mesi, stringendo d’assedio la popolazione bosniaca croata e musulmana. L’assedio fu respinto, ma l’anno seguente le bombe serbe furono rimpiazzate da quelle croate. La popolazione musulmana subì diversi violenti attacchi che distrussero, oltre numerosi altri edifici, il ponte. Per ben tre anni le due popolazioni rimasero separate e divise anche geograficamente.
Lo Stari Most è stato ricostruito nel 2004 utilizzando materiali e metodi medievali. E’ stato immediatamente dichiarato patrimonio dell’umanità e rivestito di forte potere simbolico. Il fiume Neretva divide ancora oggi gli insediamenti croati (o semplicisticamente “cattolici”) da quelli bosniaci (o musulmani). Entrambe le fazioni vivono all’interno della Federazione croato-musulmana di Bosnia Erzegovina. L’influenza delle due culture sulle due sponde del fiume è fortissima. La riva cattolica si presenta moderna, pulita e stretta intorno all’enorme cattedrale, che sembra essere stata eretta più per affermare un’identità etnica piuttosto che rappresentare un luogo di culto. La sponda musulmana è invece disordinata, caotica, e reca ancora chiaramente i segni dei bombardamenti subiti. Abbondanti sono le macerie e numerosi sono gli edifici butterati dai proiettili. Nel complesso Mostar è una cittadina da visitare. I lavori di ricostruzione l’hanno resa decisamente gradevole ed aperta al turismo. Entrambe le comunità sono accoglienti, anche se al freddo rigore e ordine croato si lascia preferire l’allegra confusione piena di vita dei musulmani. Se lo Stari Most rappresenta il teatro di un conflitto se non proprio concluso almeno sospeso, il ponte di Mitrovica continua ancora oggi a dividere due comunità in conflitto. I più recenti scontri tra la comunità serba, che abita la metà nord della città, e quella albanese, che vive nelle parte sud, risalgono al 2009. L’unico legame che unisce le due sponde del fiume Ibar è il ponte di Mitrovica, sorvegliato 24 ore su 24 da un distaccamento delle Nazioni Unite. Per attraversarlo è necessario esibire un documento di identificazione e spiegare le ragioni dell’attraversamento. Soltanto la presenza delle truppe internazionali impedisce che le due comunità entrino in contatto. Ad acuire la tensione che aleggia sulla città è lo status del Kosovo, appena dichiarato indipendente ma mai riconosciuto da Belgrado, che continua a considerarlo una regione della Serbia. I serbi di Kosovo, che si trovano a Mitrovica nord, respingono l'etichetta di "kosovari" e colgono tutte le occasioni possibili per riaccendere le ostilità. Anche qui il passaggio da sud a nord è netto: a sud moschee, segnali in caratteri latini e si beve rakì, a nord chiese ortodosse, caratteri cirillici e ci si ubriaca di slivovica. Ed è la stessa città. Scattare fotografie al ponte, come a tutti i presidi militari, è severamente vietato. La fotografia di questo post è stata rubata nel 2003, e soltanto l’intervento di “mësuese” Annamaria, francofona volontaria RTM ai tempi di Klina, ha evitato che i militari francesi, accortisi del misfatto, distruggessero la pellicola della mia macchina fotografica. M.L.
domenica 13 marzo 2011
Immigrato a chi?


