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martedì 28 luglio 2015

Wajir Project - Frontier Charity

I recently met in Nairobi the team of Wajir Day Care Centre that is voluntary running the
project since 2008. The meeting was held in the Kenyan capital city because in Wajir (located few kilometers from Somalia borders) is not guaranteed the minimum security standard. The purpose of the meeting was to plan the intervention of distribution of food during the drought and famine expected in the coming months. I could listen to the stories of John, Patrick and Father Alfred about the current situation and the perspective doesn’t seem encouraging. Kenya is continuously shaken by Al-Shabaab’s attacks and massacres. Over the last six months there have been the massacre of students at the University of Garissa (147 victims), the bloodshed of

lunedì 13 agosto 2012

Radio Shabelle

Abdu Jeylani Marshale era un comico radiofonico molto conosciuto in Somalia. E’ stato ucciso il 6 agosto mentre tornava a casa, giustiziato con un colpo alla nuca ed uno al torace.
Ahmed Ado Anshur era il conduttore di un talk show serale molto popolare. E’ caduto in un agguato di miliziani mentre si recava al lavoro, nella sede della radio a Mogadiscio.
Questi in ordine cronologico sono gli ultimi due operatori di Radio Shabelle a trovare la morte a causa del loro lavoro.
Da quando Radio Shabelle è stata fondata, nel 2002, dieci suoi collaboratori sono stati barbaramente uccisi. Tra questi anche due suoi direttori hanno perso la vita.
I motivi, se mai un omicidio può trovare una giustificazione, sono il dissenso verso le milizie fondamentaliste di Al Shaabab o le critiche che vengono rivolte al governo di transizione, colpevole di corruzione e appropriazione degli aiuti umanitari che abbondanti giungono in Somalia. 
http://www.repubblica.it/esteri/2012/02/05/foto/radio_shabelle_voci_dalla_paura-29385251/1/
Radio Shabelle è l’ultima voce dell’informazione libera rimasta in Somalia, e come tale viene continuamente sottoposta a minacce, attentati e ritorsioni.

sabato 14 maggio 2011

Uniti per l'Egitto

Lo scorso venerdì 13 Maggio musulmani e cristiani copti hanno manifestato in migliaia in Piazza Tahrir per proclamare l'unità nazionale e la loro vicinanza al popolo palestinese. La stampa italiana ha appena sfiorato questa notizia, riaffermando di fatto che le notizie provenienti dal nord Africa che non raccontino di bombe o morti non devono interessare i lettori italiani.
Personalmente ho trovato la notizia piuttosto interessante, e ho voluto approfondirla sui siti delle agenzie internazionali e su alcuni blog esteri. In uno di questi, ho trovato la foto di uno striscione esibito nel corso della manifestazione. Nello striscione compare un simbolo formato dall'unione della mezzaluna islamica e della croce cristiana. In uno degli stati islamici più grandi del mondo (il 90% degli 80 milioni di abitanti sono musulmani) e con il maggior numero di cristiani (i copti) è comparso un simbolo che a me sembra rivoluzionario molto al di là dei confini egiziani. Nel corso della mia ricerca ho scoperto che questo simbolo era stato utilizzato dalla popolazione, nella medesima piazza, in almeno altre due circostanze: il 6 Febbraio e l'11 Marzo.

Il perchè di questa audacia è riassunto nelle parole di Rana, una delle manifestanti di piazza Tahrir: "Tutti gli Egiziani, siano cristiani o musulmani, vogliono il cambiamento, la giustizia e la libertà per il popolo". Le manifestazioni organizzate nel corso degli ultimi sei mesi sono nate anche in risposta agli attentati orditi dai fondamentalisti che hanno preso di mira i cristiani copti. Il popolo egiziano è sceso in piazza per affermare la sua unità e la comune aspirazione verso la democrazia e la libertà. Questa protesta ha preso corpo ed ha incendiato gli animi dei cittadini egiziani grazie ai moderni network di comunicazione e informazione, e ha visto i giovani come interpreti principali. In nome del progresso civile e dei diritti umani il Corano e la Croce sono stati impugnati insieme a sancire la solennità del momento che sta vivendo l'Egitto e l'indissolubilità del patto che cristiani e musulmani stanno stabilendo per il bene del loro paese.

Il rapporto tra cristiani e musulmani rappresenta la grande sfida del nostro tempo, e dall'Egitto proviene un esempio della strada che tutto il mondo dovrebbe seguire, e cioè trovare unità nel rispetto delle differenze. Contro il terrorismo e per colmare la distanza che separa le parti occidentale ed orientale di questa nostra Terra non c'è altra soluzione che questa.
M.L.

Le immagini di questo post sono state tratte dai seguenti blog e siti:
http://wondersofpakistan.blogspot.com/
http://blogs.reuters.com/faithworld
http://www2.canada.com/topics/bodyandhealth/story.html?id=4424754
http://muslimvillage.com/
http://www.bosnewslife.com/16697-egypts-christians-muslims-facing-tensions-after-unity