lunedì 7 agosto 2017

Più viva di prima

Ciao a tutti, ma soprattutto CIAO MAMMA: sto bene, sono viva, forse più viva di prima. Eh già, siamo solo al sesto giorno qua in Tanzania e dentro di me sento che qualcosa è cambiato. Non so bene cosa e non so nemmeno come spiegarlo. E questo è un GROSSO problema, perché spero poi di riuscire a condividere con voi ciò che sto provando in questi giorni.
Stamattina ci siamo svegliati presto come i giorni scorsi per partecipare alle loro lodi, per poi fare una lauta colazione nella solita “dining room” in prospettiva di una lunga mattinata di lavoro alla loro scuola. Sono proprio esausta, non mi sono fermata un secondo, non ho voluto dare mai il cambio a nessuno. In questo momento penso di essermi comportata da egoista. Beh, la maggior

domenica 6 agosto 2017

Le perdiamo tutte!

Bomalang’ombe, 6 Agosto 2017.
Giornata che si preannuncia più leggera delle altre, non abbiamo molto da fare. Il programma è semplice: sveglia, messa, pranzo e organizzazione della pizzata serale.
È domenica, quindi si va a messa: tre orette comode comode in mezzo a “bambini smoccolosi” [cit.] che tossiscono ogni tre secondi. Siamo stretti come sardine, seduti su panchine gremite di persone e capiamo un quarto di quello che dice il prete locale. Si inizia con una processione un po’ strana: due file capitanate dai ragazzi che devono fare le prima comunione, seguiti poi da due personaggi identificati come “carismatici” (Don Roberto docet) vestiti col tricolore italiano (casualità…?), il coro ufficiale e venti bianchi sgumbiati e un po’ imbarazzati in simil-divisa scout. Ci sediamo e inizia la

La chitarrina scordata

È pomeriggio. Sono seduto sul muretto del porticato della struttura del Cefa, dove mangiamo e dormiamo. C’è vento, ma finalmente oggi splende il sole. Da qui posso vedere gran parte delle case rosse del villaggio. Sento la musica che proviene dalla strada principale. È domenica: non si lavora, è festa! Anche i lavori alla scuola per oggi sono fermi. Stamattina abbiamo partecipato alla Messa, non la semplice celebrazione alla quale siamo abituati, ma una festa in cui i veri padroni sono i canti di lode a quattro voci, con tanto di balli e battiti di mani. Ascoltandoli noi non possiamo che aprire la bocca sbalorditi e provare a fare la nostra parte

sabato 5 agosto 2017

Una grande partita!

Ciao a tutti, sono Hakim (per chi non mi conosce sono quello di colore in mezzo ai Wazungu, i bianchi nella lingua locale). Io sono originario del Burkina Faso, sono arrivato in Italia all’età di sei anni e non sono più tornato al mio paese per quattordici anni. Già dal primo giorno, dopo l’atterraggio, sentivo qualcosa di strano crescere in me, qualcosa di famigliare: l’aria che respiravo, l’atmosfera, le persone, gli odori….
Il giorno dopo iniziai a capire che quella cosa “strana” che sentivo era il mio “sentirmi a casa”, come se facessi parte di questa realtà, anche se è molto diversa da quella in cui vivo attualmente; non è

venerdì 4 agosto 2017

L'Essenziale

Finalmente siamo arrivati a Bomalang’ombe! Il viaggio è stato lungo ma grazie alle ore di sonno e alle risate fatte durante il tragitto, il tempo è passato velocemente! L’accoglienza non poteva essere migliore! Ci hanno proprio fatto sentire a casa. Sulle 22.30,dopo la preghiera, ci siamo andati a riposare. Durante la notte, nonostante la stanchezza, non ho praticamente chiuso occhio a causa del forte rumore della pioggia che cadeva a dirotto e delle mille aspettative del domani. La mattina seguente ci siamo svegliati alle 7.30. Ero a dir poco distrutta ma curiosa e pronta per affrontare una nuova giornata ricca di altrettante emozioni. Dopo colazione ci siamo preparati e siamo andati al C

giovedì 3 agosto 2017

Finalmente a Boma

La nostra giornata è cominciata stamattina alle 7:30 con la colazione nell’ostello di Iringa . Dopo la colazione siamo partiti alla volta del mercato locale dove abbiamo potuto osservare le varie usanze del posto e i vari cibi .
Dopo il mercato , ci siamo diretti verso la parte bassa di Iringa dove abbiamo incontrato gli scout della città , e abbiamo anche avuto l’opportunità di giocare a pallone con loro ,facendo una vera e propria partita di calcio (ovviamente persa!). Conoscendo anche dei bambini più piccoli e i loro genitori . Da  subito ho notato che ci hanno accolti come se fossimo degli abitanti della stessa città,

mercoledì 2 agosto 2017

Rotolando verso sud

Siamo atterrati alle 2:14 all’aeroporto di Dar Es Salaam ma per questioni logistiche e burocratiche siamo riusciti a mettere piede nell’ostello solamente alle 5:30. Alle 8 saremmo dovuti partire e quindi mettere la sveglia alle 7.30.
Alle 6 decido di farmi una doccia, è ancora buio. Giusto il tempo di uscire dalla doccia e mi accorgo che è già mattina. Mi sono perso l’alba…
Gli altri si sono accontentati della sola ora di sonno, dormono. Io invece ho deciso di fare il dritto e sono rimasto fuori nella terrazza a guardare l’Africa: molte persone già lavorano per strada e molti bambini stanno andando a scuola. Due ragazze stanno correndo, hanno i capelli cortissimi e sono in divisa. Camicia bianca, cravatta nera, gonna nera. Passano altre tre ragazze, di cui due con il velo.
Dar Es Salaam mi piace, sembra essere una città che vive: tanti corvi neri, vecchie macchine, lamiere, case colorate, piccoli animali per strada. Sembra di essere a Cuba.

I nostri contatti

Ecco i numeri di telefono locali ai quali potete contattarci:

+255782343412 (Michele)
+255 752 927714 (Carmelo)
+255 753 128682 (Federica)
+255 682 149260 (Don Roberto)

martedì 1 agosto 2017

Pronti... Partenza... Via!

Contrariamente ad ogni aspettativa abbiamo felicemente sbrigato le pratiche al check in e ora stiamo riacquistando il contatto con la realtà grazie a dosi massicce di caffè…
Con queste parole si apre la nostra avventura in Tanzania. Siamo un ”piccolo” gruppo di 25 persone. Siamo belli, simpatici e motivati e utilizzeremo questo blog per tenere informato chi è rimasto a casa delle nostre vicissitudini.
Ogni giorno uno di noi scriverà un breve post e pubblicheremo una o più foto simbolo della giornata.

Buona Strada a tutti!


I VIP li mettono in Business Class

venerdì 5 maggio 2017

Maschere Africane

La tradizione di produrre e indossare maschere era un tempo molto radicata presso numerosi gruppi etnici dell'Africa occidentale e centrale (i popoli più propriamente Bantu).
Nell'immaginario occidentale le maschere sono sculture di legno. In realtà più spesso erano completate da fibre vegetali, conchiglie, tessuti. Nella maggioranza dei casi facevano parte di costumi completi che venivano indossati dagli stregoni o dai capi spirituali delle varie tribù nel corso delle cerimonie.
Le maschere rappresentavano gli spiriti o forze della natura e chi le indossava diveniva mediatore tra il mondo degli uomini e quello degli dei e degli spiriti.
Le cerimonie e gli spettacoli in cui venivano utilizzate avevano uno scopo educativo, di intrattenimento, di controllo sociale ed economico, punitivo e di esercizio del potere.
Esse rappresentavano oggetti sacri che venivano custoditi all'interno di luoghi protetti e la loro visione al di fuori della cerimonia era proibita ai non iniziati.
Purtroppo questa tradizione nel corso dei decenni è stata inquinata dal loro utilizzo a fini commerciali e turistici. Gli artigiani hanno cominciato a intagliare modelli di maschere che non hanno alcuna attinenza con i modelli originali con l'obbiettivo di incontrare il gusto dei turisti.
Di seguito riporto una carrellata degli stili più riconoscibili e riconducibili ad un preciso gruppo etnico. Quasi sempre il gruppo etnico non è limitato all'interno dei confini geografici di una nazione, essendo presente in due o più nazioni limitrofe.

Bambara (Mali)


Chokwe (Angola, R.D. del Congo, Zambia)


Dan (Liberia, Costa d'Avorio)


Fang (Camerun)


Igbo (Nigeria)


Luba o Baluba (R.D. del Congo)


Makonde (Mozambico, Tanzania)


Mende (Sierra Leone)


Mossi (Burkina Faso)


Punu o Bapunu (Gabon)


Senufo (Mali, Costa d'Avorio, Burkina Faso)


Songye (R.D. del Congo)


Yaoure (Costa d'Avorio)


Dogon (Mali)

Distribuzione continentale della tradizione di produrre maschere