23-08-18
C'era uno spiazzo enorme con una recinzione in ferro e cemento. Ovunque stavano mandrie di zebù. Neri, marroni, bianchi, pezzati. Alcuni avevano delle corna veramente imponenti. Quando si allontanavano dal loro gruppo, venivano colpite con fruste e bastoni.
Le persone erano ancora di più degli zebù, Tutti a comprare o vendere. Giovedì a Tsiroanomandidy è la giornata del mercato degli zebù.
Ho fatto delle gran foto, ne sono contento. Un forte ringraziamento va al mitico Salgado.
Una donna insisteva per salutarmi: uno, due, tre, quattro baci... non la finiva più. Poi mi ha annusato la mano. Un vecchio poco lontano mi fece capire che quella donna era ubriaca.
Per strada ci siamo fermati a fare merenda con i Mufukasi. In realtà non ricordo come si chiamino esattamente. Comunque sono delle polpette di riso fritte, molto dolci, una specie di pancake. Li adoro.
Suore Marie ci ha fatto una sorpresa: ci ha portati sul tetto della cattedrale. Dopo una lunga e stretta
giovedì 23 agosto 2018
Sulla via del ritorno
Stiamo aspettando tutti insieme di andare verso l’aeroporto
e ripensando agli intensi giorni precedenti, fatti prevalentemente di viaggio
in autobus, vorremmo rendervi partecipi delle nostre ultime impressioni.
Il nostro ultimo giorno a Bomalang’ombe siamo stati invitati
nella scuola primaria di Mwanzala, inaugurata l’anno scorso dall’associazione
VolontariA insieme al clan del Forlì 6. I calorosi discorsi di ringraziamento e
benvenuto, da parte della preside e dei numerosi bambini presenti, ci hanno
fatto riflettere sulla ragione per cui abbiamo deciso di fare questa esperienza
e così ci siamo accorti che la nostra presenza, per quanto breve, ha lasciato
un segno, non solo in loro ma anche in noi.
Ognuno di noi torna a casa con riflessioni differenti, con il ricordo di una nuova terra e di un’esperienza
che ci ha arricchiti anche come comunità.
Ci teniamo che la nostra esperienza venga raccontata in modo
più diretto e personale una volta tornati, vi terremo aggiornati, perché il
nostro racconto non è finito qua.
Tra riso e risi vi salutiamoooooo
“Asante sana”
Tanzania - Clan AliAperte
martedì 21 agosto 2018
Madeleine
Si chiama Madame Madeleine ma qua è conosciuta come Madame Vazaha (straniera). È belga ma abita a Tsiro da 42 anni. Oggi io e Roberto le abbiamo fatto visita sotto l'attenta guida di Suor Marie-Jeanne. Quando entro in casa scostando la tenda velata bianca mi viene subito in mente la tavernetta di mia nonna, fatta di Barbie e giochi di plastica anni '50. Sul tavolo riconosco la custodia della cassetta del cartone "il principe d'Egitto". C'è odore di soffitta e la penetrante colonna sonora di un film francese in televisione copre la voce delicata di Madeleine. Indossa un vestito verde infermiera ed un cardigan di lana rossa; i suoi capelli corti, grigi e lisci incorniciano il suo viso morbido, bianco, stanco. Madeleine ha gli occhi azzurro ghiaccio, di quelli che se li fissi per un po' ti viene da lacrimare. Si rivolge a noi con un francese sofisticato. Ad un certo punto Madeleine si alza dalla poltrona, lentamente per via di un problema alle caviglie, e scompare nella stanza accanto. Suor Marie-Jeanne approfitta della sua assenza per paragonarla ad una grande mamma. Madeleine ha aperto la sua casa di Tsiro a sette bambini diversamente abili e da 24 anni contribuisce al mantenimento di una scuola che ospita 400 bambini e ragazzi che necessitano assistenza. Domani mattina, alle 9:30, io e Roberto visiteremo la scuola.
È ormai pomeriggio, ma il sole ancora alto mi costringe ad aggrottare le sopracciglia mentre esco dal cancello del Liceo Cattolico di Tsiro.
<>: è un bimbo piccolo, con gli occhi neri e una maglietta rossa con la stampa di un coccodrillo verde che mi ricorda le illustrazioni di Nicoletta Costa. Mi accovaccio e arriccio il naso: <>. Non appena mi presento, un esercito di bambini investe me e Roberto. Tra un Je m'appelle e l'altro colgo il nome di Jacqueline, una ragazzina di 12 anni che decide di divertirsi sciogliendomi i capelli. Una ventina di bambini mi circondano, mi fanno sedere per terra e in un attimo i miei cheveux sono suddivisi in tante piccole treccine.
Mi sento giullare come quando facevo l'animatrice al miniclub di Cesenatico, ma con una piccola differenza: questi bambini non stanno con me per noia o perché indosso una buffa maglia gialla con scritto "Staff Animazione". Forse hanno deciso di trascorrere una mezz'ora con me perché ho un viso nuovo e dei capelli perfetti da annodare perché troppo lisci e sottili (anche se ora che sto tentando di sciogliere le treccine non sembrano più tanto lisci... ).
Ora penso a Madeleine, che ha avuto il coraggio di spalancare le porte delle case di Tsiro e ha donato la sua vita per risolvere un problema. Io purtroppo non vedo un singolo problema, vedo soltanto delle conseguenze sfuocate di un problema di base che purtroppo non riesco ad identificare. L'amministratore diocesano Jean-Claude ci ha parlato di politica...
Ho deciso di rispettare la lentezza dei miei pensieri e ammucchiare domande senza risposte, ancora per un po'.
È ormai pomeriggio, ma il sole ancora alto mi costringe ad aggrottare le sopracciglia mentre esco dal cancello del Liceo Cattolico di Tsiro.
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Mi sento giullare come quando facevo l'animatrice al miniclub di Cesenatico, ma con una piccola differenza: questi bambini non stanno con me per noia o perché indosso una buffa maglia gialla con scritto "Staff Animazione". Forse hanno deciso di trascorrere una mezz'ora con me perché ho un viso nuovo e dei capelli perfetti da annodare perché troppo lisci e sottili (anche se ora che sto tentando di sciogliere le treccine non sembrano più tanto lisci... ).
Ora penso a Madeleine, che ha avuto il coraggio di spalancare le porte delle case di Tsiro e ha donato la sua vita per risolvere un problema. Io purtroppo non vedo un singolo problema, vedo soltanto delle conseguenze sfuocate di un problema di base che purtroppo non riesco ad identificare. L'amministratore diocesano Jean-Claude ci ha parlato di politica...
Ho deciso di rispettare la lentezza dei miei pensieri e ammucchiare domande senza risposte, ancora per un po'.
ANNA
lunedì 20 agosto 2018
Melodie, stelle, candele
19 agosto
Sono a casa quando vedo il grande portone di metallo socchiuso e all'interno lo svolazzare della veste azzurra della suora che tenta di sganciare il catenaccio. È quasi mezzogiorno; stamattina alle sette abbiamo lasciato Tanà, con la sua aria fredda e bagnata e il classico disagio del primo giorno: ora siamo a Tsiro. Qui dentro c'è aria di festa: nomi, baci (tre baci partendo dalla guancia destra) colori. Il pomeriggio è fatto di docce fredde, panni stesi al sole, profumo di sapone di Marsiglia, cesti ricolmi sulla testa, sorrisi imbarazzati, sole e mal di testa, zanzare e una lunga dormita: è un pomeriggio arancione con un tocco di blu. Mi sveglio con il buio pesto delle 18:02 e una melodia di vespri cantata da voci di giovani donne. La serata inizia ora: è fatta di stelle sconosciute, riso ed erbe, aria fredda e un momento tutto mio, a lume di candela.
Per la prima volta, dopo tanti mesi, socchiudo gli occhi e penso. Penso non in funzione di qualcosa che devo fare o per il rimorso di qualcosa che ho fatto, ma osservo come il mio respiro riesca a far danzare la debole fiamma che illumina la mia camera. Percepisco la lentezza del luogo in cui mi trovo: un ritmo dolce ed elegante, che cela però grande laboriosità. Le occupazioni che finora ho ritenuto "casalinghe" o superflue appaiono ora fondamentali. Voglio approfondire questo pensiero.
Sono a casa quando vedo il grande portone di metallo socchiuso e all'interno lo svolazzare della veste azzurra della suora che tenta di sganciare il catenaccio. È quasi mezzogiorno; stamattina alle sette abbiamo lasciato Tanà, con la sua aria fredda e bagnata e il classico disagio del primo giorno: ora siamo a Tsiro. Qui dentro c'è aria di festa: nomi, baci (tre baci partendo dalla guancia destra) colori. Il pomeriggio è fatto di docce fredde, panni stesi al sole, profumo di sapone di Marsiglia, cesti ricolmi sulla testa, sorrisi imbarazzati, sole e mal di testa, zanzare e una lunga dormita: è un pomeriggio arancione con un tocco di blu. Mi sveglio con il buio pesto delle 18:02 e una melodia di vespri cantata da voci di giovani donne. La serata inizia ora: è fatta di stelle sconosciute, riso ed erbe, aria fredda e un momento tutto mio, a lume di candela.
Per la prima volta, dopo tanti mesi, socchiudo gli occhi e penso. Penso non in funzione di qualcosa che devo fare o per il rimorso di qualcosa che ho fatto, ma osservo come il mio respiro riesca a far danzare la debole fiamma che illumina la mia camera. Percepisco la lentezza del luogo in cui mi trovo: un ritmo dolce ed elegante, che cela però grande laboriosità. Le occupazioni che finora ho ritenuto "casalinghe" o superflue appaiono ora fondamentali. Voglio approfondire questo pensiero.
ANNA
Terra rossa e Riso
19-08-18
Eccolo di nuovo. Eccolo l'odore dell'Africa. È come se fossi ritornato a casa.
Le suore infatti mi hanno così accolto: come sei fossi uno di loro, un amico di sempre. "Roberto! Scout! Bienvenue!" Avevano anche un cartello con il mio nome.
Siamo saliti in macchina e siamo partiti per Tsiro. Alle 8 avevamo fame e abbiamo fatto colazione con il riso e dei piccoli pesci. Mancavano ancora 3 ore e Naina, il nostro autista, ha messo una musica simile al Kelele della Tanzania. Poi ha messo Bennato.
Nel retro della casa delle suore c'è un campetto di basket. Io ci sto in mezzo e sto scrivendo. La terra rossa è ovunque: ha già invaso il mio zaino e le scarpe.
20-08-18

Questa mattina abbiamo fatto un giro a Tsiro con Suor Marie Jeanne. Siamo stati in banca e abbiamo acquistato le SIM. Poi siamo andati a comprare le salsicce al mercato. Per le strade ci sono tantissimi polli, maiali e zebù. Ovviamente tutti morti, prossimi al macello e alla vendita.
A pranzo c'erano fagioli, salsicce, fagiolini e ovviamente riso. C'è talmente tanto riso che usano come bibita l'acqua con cui viene bollito.
Dopo pranzo siamo tornati al paese, io ed Anna. Al mercato c'era ancora molta gente, nonostante fossero le due del pomeriggio. Ci siamo fermati in una locanda, abbiamo preso una birra. Un tipo ha cercato di conversare con noi ma c'è stata solo qualche risata imbarazzata, visto che parlava solamente malgascio e noi non capivamo nulla.
Nelle campagne africane, tra le prime cose che noti nelle persone sono i piedi scalzi e sporchi. Dopo aver innaffiato per ore le rose nel giardino delle suore, anche io ed Anna avevamo i piedi sporchi e fangosi. Proprio come loro.
Le suore infatti mi hanno così accolto: come sei fossi uno di loro, un amico di sempre. "Roberto! Scout! Bienvenue!" Avevano anche un cartello con il mio nome.
Siamo saliti in macchina e siamo partiti per Tsiro. Alle 8 avevamo fame e abbiamo fatto colazione con il riso e dei piccoli pesci. Mancavano ancora 3 ore e Naina, il nostro autista, ha messo una musica simile al Kelele della Tanzania. Poi ha messo Bennato.
Nel retro della casa delle suore c'è un campetto di basket. Io ci sto in mezzo e sto scrivendo. La terra rossa è ovunque: ha già invaso il mio zaino e le scarpe.
20-08-18

Questa mattina abbiamo fatto un giro a Tsiro con Suor Marie Jeanne. Siamo stati in banca e abbiamo acquistato le SIM. Poi siamo andati a comprare le salsicce al mercato. Per le strade ci sono tantissimi polli, maiali e zebù. Ovviamente tutti morti, prossimi al macello e alla vendita.
A pranzo c'erano fagioli, salsicce, fagiolini e ovviamente riso. C'è talmente tanto riso che usano come bibita l'acqua con cui viene bollito.
Dopo pranzo siamo tornati al paese, io ed Anna. Al mercato c'era ancora molta gente, nonostante fossero le due del pomeriggio. Ci siamo fermati in una locanda, abbiamo preso una birra. Un tipo ha cercato di conversare con noi ma c'è stata solo qualche risata imbarazzata, visto che parlava solamente malgascio e noi non capivamo nulla.
Nelle campagne africane, tra le prime cose che noti nelle persone sono i piedi scalzi e sporchi. Dopo aver innaffiato per ore le rose nel giardino delle suore, anche io ed Anna avevamo i piedi sporchi e fangosi. Proprio come loro.
ROBERTO
sabato 18 agosto 2018
mercoledì 15 agosto 2018
Iniziando a vivere Boma
E finalmente abbiamo iniziato le nostre attività a Boma! divisi in 2 gruppi abbiamo animato l'asilo ed esplorato la foresta arrivando stremati a fine giornata, sia per i sentieri equatoriali che per l'energia interminabile dei bambini.
Ci ha sorpreso il loro caloroso benvenuto nonostante le manine gelide e le scarpette un po' rotte: ci rimbombano ancora in testa le loro voci squillanti e la loro emozione davanti a un pallone (così è nato il gioco "palla scatenata") il pomeriggio è trascorso tra visite al villaggio, alla sartoria, a fare lo slalom tra moto impazzite, al saloon di bellezza ed a "aereosollarci" di terra rossa e smog.
Per i genitori: siamo serviti e riveriti ad ogni pasto, sempre accolti da piatti caldi dopo fredde giornate d'agosto (strano pensare che diremo di aver patito freddo in Africa).
E buon ferragosto anche se qui sembra più San Geminiano.
Ps. Avvistata pastiglia di Malarone nelle acque del fiume delle foreste tanzaniane, ma è tutto sotto controllo.
Ci ha sorpreso il loro caloroso benvenuto nonostante le manine gelide e le scarpette un po' rotte: ci rimbombano ancora in testa le loro voci squillanti e la loro emozione davanti a un pallone (così è nato il gioco "palla scatenata") il pomeriggio è trascorso tra visite al villaggio, alla sartoria, a fare lo slalom tra moto impazzite, al saloon di bellezza ed a "aereosollarci" di terra rossa e smog.
Per i genitori: siamo serviti e riveriti ad ogni pasto, sempre accolti da piatti caldi dopo fredde giornate d'agosto (strano pensare che diremo di aver patito freddo in Africa).
E buon ferragosto anche se qui sembra più San Geminiano.
Ps. Avvistata pastiglia di Malarone nelle acque del fiume delle foreste tanzaniane, ma è tutto sotto controllo.
lunedì 13 agosto 2018
Un giorno di incontri
Allora,
eccoci qua dopo un’altra intensa giornata a raccontarci quello che è successo .
Inizialmente abbiamo passato un paio di ore a fare i biglietti per la foresta
pluviale. Per passare il tempo abbiamo fatto un allenamento fra di noi a calcio
per l’incombente partita (non giocata) che ci avrebbe dovuto aspettare contro
gli scout di Iringa. Dopodiché abbiamo
avuto l’incontro con il vice vescovo del luogo, che ci ha spiegato il sistema
scolastico della Tanzania. Abbiamo poi incontrato il gruppo scout maschile, che
accogliendoci in una maniera molto calorosa ci ha colpito per il modo di fare
molto spontaneo. Dopo un pranzo on the road (la strada viene chiamata massaggio
dell’Africa, per via delle sue condizioni) siamo giunti alla scuola secondaria
professionale Nyota-Ya Asubumi di Ilamba. I bambini della scuola ci hanno
accolto con canti e risa e ci hanno detto i loro sogni futuri. Dopo un tortuoso
percorso siamo finalmente giunti a Bomalang’ombe, dove le signore che
gestiscono la casa hanno cucinato un tipico pasto per noi. Qui il cielo è un
tripudio di stelle.
Ps: continuiamo
a prendere il Malarone.
domenica 12 agosto 2018
Tanzania: scoprire una terra per ritrovare sé stessi
A tre giorni dall'inizio della nostra route, dopo 9 ore di aereo, un "afterino facile", 12 ore di pulmino con tanto di avvistamento di giraffe, elefanti, babbuini, antilopi, gazzelle, zebre e carcasse, siamo arrivati sani e salvi (a parte uno zaino) ad Iringa.
Durante il viaggio, abbiamo tutti notato quanto questo ambiente sia molto diverso da quello in cui viviamo ogni giorno.
Per esempio, parlando del tempo... pensate alle nostre tipiche giornate, frenetiche e piene di impegni... beh, dimenticatevele: qui è tutto "pola pola ", o come diciamo noi, "tola dolza".
Lungo tutto il percorso, infatti, abbiamo visto piccoli gruppi di persone che stavano semplicemente seduti di fronte alle loro baracchine o piccole botteghe a vendere i loro prodotti o a parlare e mangiare con i "vicini".
Parlando di oggi, la giornata in teoria sarebbe dovuta iniziare alle 7:30... in pratica, alcuni non hanno sentito la sveglia perché ci sono delle persone che cantano per strada già delle 6 del mattino.
Qui, infatti, ovunque vai la musica c'è sempre.
Abbiamo poi partecipato alla messa locale, che si è tenuta alla cattedrale: è stata un'esperienza unica e speciale.
All'inizio tutti ci guardavano, scrutavano e studiavano... soprattutto i bambini, che sembravano quasi affascinati da noi.
Per la prima volta ci siamo sentiti "stranieri", "diversi", perché eravamo una piccola macchietta bianca in un mare coloratissimo; ci hanno, comunque, resi partecipi e ci hanno accolto calorosamente.
Siamo poi andati a fare la spesa al mercato, dove ad ogni metro si sentiva un odore diverso.
Sono stati tre giorni molto intensi, forse talmente tanto che dobbiamo ancora metabolizzare il tutto.
Questa sera riposo e domani si riparte verso Bomalang'ombe... A prestooooo!!!
Il Clan Ali Aperte
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