Bomalang’ombe, 6 Agosto 2017.
Giornata che si preannuncia più leggera delle altre, non
abbiamo molto da fare. Il programma è semplice: sveglia, messa, pranzo e
organizzazione della pizzata serale.
È domenica, quindi si va a messa: tre orette comode comode
in mezzo a “bambini smoccolosi” [cit.] che tossiscono ogni tre secondi. Siamo
stretti come sardine, seduti su panchine gremite di persone e capiamo un quarto
di quello che dice il prete locale. Si inizia con una processione un po’
strana: due file capitanate dai ragazzi che devono fare le prima comunione,
seguiti poi da due personaggi identificati come “carismatici” (Don Roberto
docet) vestiti col tricolore italiano (casualità…?), il coro ufficiale e venti
bianchi sgumbiati e un po’ imbarazzati in simil-divisa scout. Ci sediamo e
inizia la
domenica 6 agosto 2017
La chitarrina scordata
È
pomeriggio. Sono seduto sul muretto del porticato della struttura del Cefa,
dove mangiamo e dormiamo. C’è vento, ma finalmente oggi splende il sole. Da qui
posso vedere gran parte delle case rosse del villaggio. Sento la musica che
proviene dalla strada principale. È domenica: non si lavora, è festa! Anche i
lavori alla scuola per oggi sono fermi. Stamattina abbiamo partecipato alla
Messa, non la semplice celebrazione alla quale siamo abituati, ma una festa in
cui i veri padroni sono i canti di lode a quattro voci, con tanto di balli e
battiti di mani. Ascoltandoli noi non possiamo che aprire la bocca sbalorditi e
provare a fare la nostra parte
sabato 5 agosto 2017
Una grande partita!
Ciao a tutti, sono Hakim (per chi non mi conosce sono
quello di colore in mezzo ai Wazungu, i bianchi nella lingua locale). Io sono
originario del Burkina Faso, sono arrivato in Italia all’età di sei anni e non
sono più tornato al mio paese per quattordici anni. Già dal primo giorno, dopo
l’atterraggio, sentivo qualcosa di strano crescere in me, qualcosa di
famigliare: l’aria che respiravo, l’atmosfera, le persone, gli odori….
Il giorno dopo iniziai a capire che quella cosa “strana” che sentivo era il mio “sentirmi a casa”, come se facessi parte di questa realtà, anche se è molto diversa da quella in cui vivo attualmente; non è
Il giorno dopo iniziai a capire che quella cosa “strana” che sentivo era il mio “sentirmi a casa”, come se facessi parte di questa realtà, anche se è molto diversa da quella in cui vivo attualmente; non è
venerdì 4 agosto 2017
L'Essenziale
Finalmente siamo arrivati a Bomalang’ombe!
Il viaggio è stato lungo ma grazie alle ore di sonno e alle risate fatte
durante il tragitto, il tempo è passato velocemente! L’accoglienza non poteva
essere migliore! Ci hanno proprio fatto sentire a casa. Sulle 22.30,dopo la
preghiera, ci siamo andati a riposare. Durante la notte, nonostante la stanchezza,
non ho praticamente chiuso occhio a causa del forte rumore della pioggia che
cadeva a dirotto e delle mille aspettative del domani. La mattina seguente ci
siamo svegliati alle 7.30. Ero a dir poco distrutta ma curiosa e pronta per
affrontare una nuova giornata ricca di altrettante emozioni. Dopo colazione ci
siamo preparati e siamo andati al C
giovedì 3 agosto 2017
Finalmente a Boma
La nostra giornata è cominciata stamattina alle 7:30 con
la colazione nell’ostello di Iringa . Dopo la colazione siamo partiti alla
volta del mercato locale dove abbiamo potuto osservare le varie usanze del
posto e i vari cibi .
Dopo il mercato , ci siamo diretti verso la parte bassa di Iringa dove abbiamo incontrato gli scout della città , e abbiamo anche avuto l’opportunità di giocare a pallone con loro ,facendo una vera e propria partita di calcio (ovviamente persa!). Conoscendo anche dei bambini più piccoli e i loro genitori . Da subito ho notato che ci hanno accolti come se fossimo degli abitanti della stessa città,
Dopo il mercato , ci siamo diretti verso la parte bassa di Iringa dove abbiamo incontrato gli scout della città , e abbiamo anche avuto l’opportunità di giocare a pallone con loro ,facendo una vera e propria partita di calcio (ovviamente persa!). Conoscendo anche dei bambini più piccoli e i loro genitori . Da subito ho notato che ci hanno accolti come se fossimo degli abitanti della stessa città,
mercoledì 2 agosto 2017
Rotolando verso sud
Siamo atterrati alle 2:14 all’aeroporto di Dar Es Salaam ma
per questioni logistiche e burocratiche siamo riusciti a mettere piede
nell’ostello solamente alle 5:30. Alle 8 saremmo dovuti partire e quindi
mettere la sveglia alle 7.30.
Alle 6 decido di farmi una doccia, è ancora buio. Giusto il tempo di uscire dalla doccia e mi accorgo che è già mattina. Mi sono perso l’alba…
Gli altri si sono accontentati della sola ora di sonno, dormono. Io invece ho deciso di fare il dritto e sono rimasto fuori nella terrazza a guardare l’Africa: molte persone già lavorano per strada e molti bambini stanno andando a scuola. Due ragazze stanno correndo, hanno i capelli cortissimi e sono in divisa. Camicia bianca, cravatta nera, gonna nera. Passano altre tre ragazze, di cui due con il velo.
Dar Es Salaam mi piace, sembra essere una città che vive: tanti corvi neri, vecchie macchine, lamiere, case colorate, piccoli animali per strada. Sembra di essere a Cuba.
Alle 6 decido di farmi una doccia, è ancora buio. Giusto il tempo di uscire dalla doccia e mi accorgo che è già mattina. Mi sono perso l’alba…
Gli altri si sono accontentati della sola ora di sonno, dormono. Io invece ho deciso di fare il dritto e sono rimasto fuori nella terrazza a guardare l’Africa: molte persone già lavorano per strada e molti bambini stanno andando a scuola. Due ragazze stanno correndo, hanno i capelli cortissimi e sono in divisa. Camicia bianca, cravatta nera, gonna nera. Passano altre tre ragazze, di cui due con il velo.
Dar Es Salaam mi piace, sembra essere una città che vive: tanti corvi neri, vecchie macchine, lamiere, case colorate, piccoli animali per strada. Sembra di essere a Cuba.
I nostri contatti
Ecco i numeri di telefono locali ai quali potete contattarci:
+255782343412 (Michele)
+255 752 927714 (Carmelo)
+255 753 128682 (Federica)
+255 682 149260 (Don Roberto)
+255 682 149260 (Don Roberto)
martedì 1 agosto 2017
Pronti... Partenza... Via!
Contrariamente ad ogni aspettativa abbiamo felicemente
sbrigato le pratiche al check in e ora stiamo riacquistando il contatto con
la realtà grazie a dosi massicce di caffè…
Con queste parole si apre la nostra avventura in Tanzania. Siamo un ”piccolo” gruppo di 25 persone. Siamo belli, simpatici e motivati e utilizzeremo questo blog per tenere informato chi è rimasto a casa delle nostre vicissitudini.
Ogni giorno uno di noi scriverà un breve post e pubblicheremo una o più foto simbolo della giornata.
Con queste parole si apre la nostra avventura in Tanzania. Siamo un ”piccolo” gruppo di 25 persone. Siamo belli, simpatici e motivati e utilizzeremo questo blog per tenere informato chi è rimasto a casa delle nostre vicissitudini.
Ogni giorno uno di noi scriverà un breve post e pubblicheremo una o più foto simbolo della giornata.
Buona Strada a tutti!
| I VIP li mettono in Business Class |
venerdì 5 maggio 2017
Maschere Africane
La tradizione di produrre e indossare maschere era un tempo molto radicata presso numerosi gruppi etnici dell'Africa occidentale e centrale (i popoli più propriamente Bantu).
Nell'immaginario occidentale le maschere sono sculture di legno. In realtà più spesso erano completate da fibre vegetali, conchiglie, tessuti. Nella maggioranza dei casi facevano parte di costumi completi che venivano indossati dagli stregoni o dai capi spirituali delle varie tribù nel corso delle cerimonie.
Le maschere rappresentavano gli spiriti o forze della natura e chi le indossava diveniva mediatore tra il mondo degli uomini e quello degli dei e degli spiriti.
Le cerimonie e gli spettacoli in cui venivano utilizzate avevano uno scopo educativo, di intrattenimento, di controllo sociale ed economico, punitivo e di esercizio del potere.
Esse rappresentavano oggetti sacri che venivano custoditi all'interno di luoghi protetti e la loro visione al di fuori della cerimonia era proibita ai non iniziati.
Purtroppo questa tradizione nel corso dei decenni è stata inquinata dal loro utilizzo a fini commerciali e turistici. Gli artigiani hanno cominciato a intagliare modelli di maschere che non hanno alcuna attinenza con i modelli originali con l'obbiettivo di incontrare il gusto dei turisti.
Di seguito riporto una carrellata degli stili più riconoscibili e riconducibili ad un preciso gruppo etnico. Quasi sempre il gruppo etnico non è limitato all'interno dei confini geografici di una nazione, essendo presente in due o più nazioni limitrofe.
domenica 29 gennaio 2017
Cittadini del Mondo
Così come per gli antichi, che mossi
dalla curiosità hanno viaggiato spingendo la conoscenza oltre i confini della
propria terra, così noi, spinti a lasciare ogni comodità e in una buona sfida
con noi stessi, ci metti amo in movimento verso il nuovo, in un’avventura in cui
la Conoscenza
è la rotta da seguire. E la conoscenza inevitabilmente, svolgendo il
suo ruolo, ha permesso:
_ Incontri con persone che vivono sotto altre latitudini, genti
di un altro colore, di un altro odore, impolverati, sdentati, a piedi scalzi
con vestiti abbinati ai più diversi colori, in cui scoprire la dimensione vera dell’altro,
che non sarà più estraneo.
_ Condivisione con persone che vivono di quella povertà che è la sopravvivenza,
in cui capire forse un po’ di più l’opulenza della nostra vita e lo spreco
delle nostre tavole.
_ Relazioni umane fatta di gesti, essenziali, nella quale gli
occhi ed il sorriso dicono più di tante parole, in cui dimenticare le simpatie,
le antipatie, le gelosie e le invidie.
_ Di attraversare Luoghi mozzafiato,
dall’oceano alla foresta pluviale, sulle lunghe polverose strade spesso sconnesse,
di spazi infiniti, in cui il viaggio si colora di piogge e arcobaleni
improvvisi.
_ Incontrare Bambini,
tanti bambini, dove spesso i piccoli si occupano dei più piccoli, e
scoprire che la scuola è un lusso.
In questo lusso che loro non possono permettersi
c’è il senso del viaggio: conoscere per contribuire a migliorare le situazioni.
Nell’educazione si forma l’identità consapevole della persona. Chi conosce può
migliorare sé, gli altri ed il proprio paese.
Se il viaggio non lascia indifferenti, insensibili, diventa Dono in
uno scambio delle “ricchezze” di ciascuno.
Il viaggio metafora della vita costruisce il Senso del nostro andare.
Essere cittadini del mondo significa
diventare uomini e donne responsabili, significa cercare di abitare la terra
con giustizia ed equità in cui gli unici steccati usati sono quelli per non disperdere
gli zebù!!!
TUGNA (Capo Scout Gruppo Forlì8)
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