venerdì 24 agosto 2018

Ora sanno chi siamo

Arriviamo al centro di accoglienza di Santa Marta in cui un'atmosfera da savana incornicia il passo strascicato di un uomo sui quaranta con un cappello viola. Sta attraversando un vecchio campo da basket per raggiungere il cancello a cui sono aggrappata con la mano destra. È bastata qualche parola a noi incomprensibile uscita dalla bocca di Suor Marie-Jeanne per essere invitati ad entrare. Otto donne vivono in otto case: una casa è una stanza fatta di pietra e stoffa. Sono sole, con un figlio da crescere, gli studi da finire e un lavoro da imparare. Vivono gratuitamente nel centro di Santa Marta grazie ai soldi della diocesi. Ho conosciuto Larissa, la ragazza della penultima casa con la tenda di fiorellini
celesti shabby chic, ma ciò che è davvero chic è la compostezza di Larissa. Il suo viso disteso trasporta un sorriso di convenzione mentre si allontana dall'uscio per presentarci sua figlia Graziá, con il vestito bianco e giallo e un braccialetto di fettuccia e bottone. Graziá è seduta in braccio ad una bimba più grande appoggiata ad una colonna. Quando allungo verso di lei il mio indice bianco che termina con l'unghia rossa di sabbia, vengo sfiorata dal dorso della sua manina piccola. Tornando verso il campo da basket vedo la
schiena di una giovane mamma seduta su erba e fango, intenta a lavare una pentola che luccica di tramonto; vicino a lei c'è una bambina, avvolta in un vestito di nuvola. Tutto quello che posso fare è scattare una foto, guardarla negli occhi e dire "Tres Jolie!" È molto diverso o molto sbagliato? Sono le 17.30 quando il sole inizia ad adagiarsi sulla linea tortuosa di un orizzonte segnato da rocce e macchie verdi; le ombre sono più lunghe e i passi più pesanti. Sento il rumore del vento tagliato da voci di passanti lontani e ruote di vecchie biciclette che arrancano sulla sabbia troppo abbondante. Voglio riempirmi i polmoni di tramonto e tutto quello che ottengo è un odore di polvere buono, spezzato dal profumo da donna di Marie-Jeanne, probabilmente acquistato al mercato. Sento un urlo di bambini: mi volto verso la vallata alla mia destra, appena in tempo per intravedere un insolito movimento di spighe. Anche Suor Marie-Jeanne e Roberto hanno sentito e mi guardano sorridendo. Capelli ricci e ruffi di corda e arcobaleno, vestito di tela viola e viso pulito di saponetta: mi ha confidato di chiamarsi Marinà. Vive nella casetta vicino alla residenza delle Petites Soeurs Marie Magnificat in cui siamo ospiti, con i genitori e i suoi sette fratelli e sorelle. Ieri le ho rivelato il mio nome. Mariná emerge dalla distesa gialla e si tuffa tra le spighe; è seguita da tre piccole testoline di bimbo che si fanno largo nella rete intricata di vegetazione africana. Si aggiungono altri bambini che per attirare la mia attenzione iniziano a fischiare: io rispondo con un fischio più forte e più lungo e ciò che ottengo è una sincera risata. Milalao vuol dire giocare, ma quando una ventina bambini di età diverse mi seguono e mi cercano tra le valli di un luogo sconfinato, non mi sento come se stessi solo giocando... forse qualcosa in più.
ANNA

5 commenti:

Mario Nappo ha detto...

Ciao Anna,tra te e Roberto non riesco a notare differenze quando narrate le vostre giornate speciali, come se fosse stati catturati entrambi da questa avventura allo stesso modo, con lo stesso spirito,ricordate che non é da tutti scegliere questo tipo di esperienza,cosa che non può altro che farvi bene contribuendo a temprare il vostro carattere e arricchire il vostro bagaglio di esperienze, continuate cosi.

E' sempre bello leggere questo libro scritto in diretta da voi,ciao.

Tra le Nuvole e il Deserto ha detto...

Trascorrono i giorni e i vostri contorni europei divengono sempre più sfumati. State diventando lentamente parte di quella terra. Per ora avete conosciute le città, vedrete che le esperienze nei villaggi saranno ancora più forti. Un abbraccio. Michele

Unknown ha detto...

Ciao Anna ho letto e riletto diverse volte il tuo raccontarti;e sicuramente altre volte accadrà prima di coricarmi:ogni volta trovo una sfumatura che mi era sfuggita una frase carica di sentimento. Che bello poterleggere ed apprezzare quanto scrivi...mi sembra di vederti là dove ti trovi.Il nonno ed io ti abbracciamo.

Unknown ha detto...

Anna mentre eravamo assorti e immersi nel tuo racconto ci sembrava di essere li, lì con te tra quelle persone e quei canti. Grazie ancora. A domani. Elio e Mira

Unknown ha detto...

Questo è il ns. commento al racconto: BICCHIERE DI LATTE. Assaporiamo con dolcezza la descrizione e le senzazioni che ci regali dei tuoi momenti fra quella gente e in quei luoghi. Grazie Anna. Elio e Mira.